In assenza di una clausola statutaria che preveda ex art. 2473-bis c.c. specifiche cause di esclusione del socio, non è consentito il ricorso ad applicazioni analogiche o estensive degli artt. 2286 e 2287 dettati in materia di esclusione del socio nei modelli personalistici poiché varrebbe ad eludere la disciplina dettata ad hoc per le S.r.l.
Devolute in arbitrato le controversie aventi ad oggetto la validità di delibere assembleari ex art. 2378 c.c., agli arbitri compete anche il potere di disporre la sospensione dell’efficacia delle delibere medesime; tuttavia, al fine di evitare il vuoto di tutela che si verificherebbe nel lasso temporale fra il momento della proposizione della domanda d’arbitrato e la formazione dell’organo arbitrale, deve necessariamente riconoscersi la competenza del Giudice ordinario in relazione alla sola istanza di sospensione della delibera, e ciò fino al momento in cui l’organo arbitrale non solo sia stato nominato, ma anche sia - concretamente - in grado di provvedere. (altro…)
L’eventuale invalidità di una delibera assembleare di esclusione di un socio non vale ex se sola a rimuovere l’intervenuta esclusione del medesimo socio sulla scorta di successiva deliberazione di esclusione. Ne consegue che: i) il socio escluso (altro…)
E' contraria a norma imperativa l'esclusione del socio di s.r.l. deliberata nonostante lo statuto non preveda ipotesi specifiche di esclusione per giusta causa, in conformità all'art. 2473-bis c.c..
Il bilancio assolve ad una funzione rappresentativa della situazione patrimoniale e finanziaria della società cui si riferisce, nonché del suo risultato economico al termine dell’esercizio, tale da fornire ai soci (altro…)
La clausola statutaria concernente "le controversie che dovessero insorgere tra la società e i singoli soci" trova applicazione anche una volta cessato il rapporto sociale a seguito dell'intervenuta esclusione del socio. (altro…)
Deve intendersi priva del requisito normativo della specificità, richiesto a pena di nullità dall’art. 2473 bis c.c., la previsione statutaria che consenta alla società di adottare provvedimento di esclusione in presenza di "comportamenti da parte del socio che compromettano il corretto funzionamento della società”, risolvendosi (altro…)
Nel caso delle società a responsabilità limitata, a differenza di quanto previsto per le società di persone in cui il carattere personale della partecipazione è assoluto, il legislatore ha previsto una disciplina speciale per quanto riguarda l’esclusione dei soci di Srl. Ai sensi dell’art. 2473 bis c.c., l’esclusione, infatti, oltre che per l’ipotesi legislativamente prevista della mancata esecuzione dei conferimenti (art. 2466 c.c.), può eccezionalmente avvenire (altro…)
La clausola compromissoria contenuta nello statuto di una società a responsabilità limitata, che preveda la nomina degli arbitri ad opera dei soci, è affetta, sin dalla data di entrata in vigore del d.lgs. 17 gennaio 2003, da nullità sopravvenuta rilevabile d'ufficio (altro…)
L'accertamento della manifesta iniquità o erroneità della valutazione dell'esperto nominato ex artt. 2473 e 2473-bis c.c. ha natura contenziosa, richiedendo (altro…)
La domanda rivolta al Tribunale di escludere il socio sulla base di una previsione statutaria ha natura costitutiva e dunque non è ammissibile che tale pronuncia sia resa nell'ambito di un procedimento (altro…)
La violazione di clausola di prelazione inserita nello statuto sociale comporta l'inopponibilità della cessione nei confronti della società e dei soci titolari del diritto di prelazione, del tutto a prescindere dalla piena validità dell'atto di cessione nei rapporti tra cedente e cessionario.
Deve escludersi la legittimità della pretesa di 'sanzionare' con l'esclusione il mero esercizio di diritti fondamentali del socio, quale quello di agire in giudizio per l'accertamento della rituale individuazione dei soggetti effettivamente legittimati all'esercizio del diritto di voto, ad esempio per denunciata violazione della clausola di prelazione.
La totale inconsistenza delle difese di una parte all'interno di una controversia in cui in realtà la società non interviene affatto a tutela di un interesse proprio ovvero riferibile alla collettività dei soci, ma al contrario si presta a coprire condotte palesemente illegittime ed anzi propriamente ritorsive assunte da alcuni soci nei confronti di altri giustifica pienamente una condanna d'ufficio della parte soccombente per lite temeraria.