Ricerca Sentenze
Corte d'appello di Milano, 28 Ottobre 2024
Segnalazione ex art. 2477 c.c. e nomina dell’organo di controllo
La generica affermazione circa la sussistenza dei presupposti di cui all’art. 2477 c.c., senza l’individuazione del presupposto o dei presupposti fra i tre previsti dalla norma citata, non può ritenersi...

La generica affermazione circa la sussistenza dei presupposti di cui all’art. 2477 c.c., senza l’individuazione del presupposto o dei presupposti fra i tre previsti dalla norma citata, non può ritenersi sufficiente a fondare l’obbligo di nomina dell’organo di controllo e a giustificare l’adozione del provvedimento del tribunale in caso di inerzia dell’assemblea; di conseguenza, il decreto emesso in totale assenza di motivazione, nemmeno desumibile per relationem, è nullo.

Tribunale di Trieste, 8 Gennaio 2026, n. 36/2026
Cessione di partecipazioni: competenza delle sezioni specializzate in materia impresa e clausole di garanzia
L’art. 3, comma 2, lett. b), d.lgs. n. 168 del 2003 – nel testo introdotto dall’art. 2, comma 1, lett. d), d.l. n. 1 del 2012, conv. con modif. in...

L’art. 3, comma 2, lett. b), d.lgs. n. 168 del 2003 – nel testo introdotto dall’art. 2, comma 1, lett. d), d.l. n. 1 del 2012, conv. con modif. in l. n. 27 del 2012 – deve essere interpretato nel senso che l’espressione “controversie relative ai diritti inerenti” ricomprende tanto i diritti che il socio trae direttamente dalla partecipazione, quanto i diritti derivanti dall’atto di trasferimento della quota o da altri negozi che abbiano ad oggetto le partecipazioni sociali, inclusi quelli concernenti il pagamento del prezzo della cessione. In tale prospettiva, la controversia relativa all’adempimento dell’obbligazione di pagamento del corrispettivo pattuito per la cessione di quote sociali appartiene alla competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa, in quanto strettamente connessa ai rapporti societari e alla stessa struttura organizzativa della società.

Le clausole di garanzia, tipicamente impiegate nelle operazioni di trasferimento di quote di società o anche d’azienda, mirano a preservare l’equilibrio sinallagmatico del contratto, ponendo a carico del cedente il rischio di passività o debiti pregressi non emergenti al momento della stipula e riferibili alla gestione pregressa. La loro funzione è, dunque, quella di assicurare al cessionario che il valore economico e patrimoniale dell’entità acquisita non risulti successivamente diminuito da fatti anteriori e a lui non conoscibili, garantendogli, in tal caso, il ristoro o l’indennizzo delle perdite sopravvenute. In considerazione della loro funzione, le clausole di garanzia non possono essere invocate per conseguenze economiche imputabili a comportamenti del cessionario medesimo o comunque a fatti sopravvenuti che traggano origine da una sua scelta gestionale, ovvero da circostanze delle quali egli fosse già pienamente consapevole al momento dell’acquisto.

Tribunale di Trieste, 15 Dicembre 2025, n. 1048/2025
Inadempimento del contratto d’affitto d’azienda e responsabilità dell’amministratore di s.r.l.
Nell’ambito di un contratto di affitto di azienda, i canoni d’affitto e le spese insoluti maturati fino alla risoluzione del contratto costituiscono debiti pregressi della società affittuaria, del cui inadempimento...

Nell’ambito di un contratto di affitto di azienda, i canoni d’affitto e le spese insoluti maturati fino alla risoluzione del contratto costituiscono debiti pregressi della società affittuaria, del cui inadempimento l’amministratrice della società debitrice non é tenuta a rispondere, nemmeno in via sussidiaria, poiché in tal caso verrebbe meno la logica che sorregge l’istituto della limitazione di responsabilità delle società di capitali.

La condotta omissiva contestata all’amministratore della società affittuaria, consistente nella mancata riconsegna, entro un tempo congruo delle chiavi dei locali aziendali oggetto di affitto di azienda, quand’anche sorretta da dolo o colpa, non integra di per sé la rappresentazione di un atto idoneo a incidere direttamente nella sfera patrimoniale della società creditrice, tale da fondare l’azione risarcitoria ex art. 2476, 7° comma, c.c.

Corte d'appello di Brescia, 17 Settembre 2025, n. 889/2025
Cessione di quote sociali e clausole di aggiustamento del prezzo: limiti di incidenza sulle componenti dilazionate
In tema di cessione di partecipazioni sociali, la clausola contrattuale che prevede la variabilità del prezzo in dipendenza delle sopravvenienze negative, derivanti da minori crediti o attività ovvero da maggiori...

In tema di cessione di partecipazioni sociali, la clausola contrattuale che prevede la variabilità del prezzo in dipendenza delle sopravvenienze negative, derivanti da minori crediti o attività ovvero da maggiori debiti o passività intervenuti entro un determinato arco temporale, deve essere interpretata, secondo la comune intenzione delle parti ed il tenore letterale del contratto.

Qualora dal regolamento negoziale emerga che le parti abbiano inteso assoggettare alle sopravvenienze negative esclusivamente la componente dilazionata del corrispettivo, il relativo meccanismo di aggiustamento non può estendersi alla parte fissa del prezzo già versata al momento della stipulazione.

Tribunale di Venezia, 13 Aprile 2026
Esclusione del socio accomandatario e inammissibilità di una sospensione cautelare di altro provvedimento cautelare
Nelle società di persone la sospensione cautelare prevista dall’art. 2287 c.c. riguarda soltanto la delibera di esclusione adottata a maggioranza dagli altri soci e opposta dal socio escluso. Quando invece...

Nelle società di persone la sospensione cautelare prevista dall'art. 2287 c.c. riguarda soltanto la delibera di esclusione adottata a maggioranza dagli altri soci e opposta dal socio escluso. Quando invece la società si compone di due soci e l'esclusione di uno di essi è pronunciata dal tribunale su domanda dell'altro, la norma non prevede la sospensione cautelare del provvedimento giudiziale già emesso.

L'art. 669-novies c.p.c. prevede l'inefficacia del provvedimento cautelare, anche anticipatorio, quando una sentenza, anche non passata in giudicato, dichiari inesistente il diritto cautelato. La norma non consente invece di sospendere un provvedimento cautelare per mezzo di un altro provvedimento cautelare. Inoltre, per la strumentalità attenuata delle misure anticipatorie, il primo comma dell'art. 669-novies c.p.c. non si applica, sicché il provvedimento d'urgenza non perde efficacia se il giudizio di merito non viene iniziato o si estingue. I mezzi di impugnazione e la sospensione dei provvedimenti giudiziari, anche cautelari, sono regolati dalla legge. La sospensione non può quindi essere disposta in via analogica, ma solo nei casi e con gli strumenti espressamente previsti. È pertanto inammissibile la richiesta, proposta in corso di causa, di sospendere l'efficacia di un'ordinanza cautelare pronunciata dal tribunale in composizione collegiale in sede di reclamo ai sensi dell'art. 669-terdecies c.p.c.

Tribunale di Venezia, 27 Aprile 2026
Diritto di accesso del socio coerede e ricorso ex art. 700 c.p.c.
In caso di contitolarità della quota di s.r.l., dal carattere derivativo della legittimazione del rappresentante comune ex art. 2468, ultimo comma, c.c. può desumersi una legittimazione concorrente dei singoli contitolari...

In caso di contitolarità della quota di s.r.l., dal carattere derivativo della legittimazione del rappresentante comune ex art. 2468, ultimo comma, c.c. può desumersi una legittimazione concorrente dei singoli contitolari all'esercizio di quei diritti la cui realizzazione non presupponga una determinazione di volontà unitaria; il diritto di accesso ex art. 2476, secondo comma, c.c., quale manifestazione di un potere di controllo individuale e inerente alla qualifica di socio, può pertanto essere esercitato anche dal singolo comproprietario della quota indivisa e non solo dal rappresentante comune.

Il diritto di ispezione e controllo del socio di s.r.l. ex art. 2476, secondo comma, c.c. è un diritto potestativo, a tutela sia di interessi individuali sia societari, attribuito indipendentemente dall'entità della partecipazione; esso è autonomo ed esercitabile in funzione di qualsivoglia prerogativa spettante al socio, senza che questi sia tenuto a esplicitare il fine per il quale intende esercitarlo o a dimostrarne l'utilità rispetto a un suo specifico interesse, e comprende la facoltà di estrarre copia a spese del richiedente.

L'accesso non può essere negato in via preventiva e generica, ma soltanto ove sia dimostrato un intento strumentale o pregiudizievole del socio, ovvero qualora la documentazione contenga dati la cui diffusione possa ledere interessi giuridicamente rilevanti; mentre al socio, per ottenere tutela cautelare, è sufficiente fornire sommario fondamento all'ostacolo frapposto dalla società. Quest'ultima, per insistere nel diniego, deve fornire elementi, quanto meno a livello di fumus boni iuris, a sostegno del dedotto comportamento abusivo del socio.

Il diritto di controllo ha ad oggetto non soltanto i libri sociali, ma tutti i documenti e le scritture contabili, i documenti fiscali e quelli riguardanti singoli affari, poiché il riferimento ai "documenti relativi all'amministrazione" ricomprende ogni documento concernente la gestione della società e non consente letture riduttive; restano esclusi i documenti acquisibili aliunde, quali atto costitutivo e statuto.

Trattandosi di provvedimento di condanna avente ad oggetto un obbligo di fare infungibile, all'ordine cautelare di consentire l'accesso può accompagnarsi, quale mezzo di coercizione indiretta, la misura di cui all'art. 614-bis c.p.c., applicabile anche ai provvedimenti cautelari.

Tribunale di Trieste, 23 Ottobre 2025
Revoca cautelare di amministratore di S.r.l.
La revoca degli amministratori di s.r.l., tutt’ora espressamente prevista dall’art. 2476, terzo comma, c.c., quale misura cautelare strumentale rispetto all’azione di responsabilità dell’amministratore, e il provvedimento di revoca che può...

La revoca degli amministratori di s.r.l., tutt’ora espressamente prevista dall’art. 2476, terzo comma, c.c., quale misura cautelare strumentale rispetto all’azione di responsabilità dell’amministratore, e il provvedimento di revoca che può essere assunto nell’ambito di un procedimento di controllo giurisdizionale della società ex art. 2409 c.c. sono due rimedi giurisdizionali distinti, che possono coesistere e si configurano quali concorrenti strumenti di tutela.

Tribunale di Venezia, 29 Aprile 2026, n. 7918/2026
Pubblicazione non autorizzata di fotografia creativa sui social e irrilevanza della buona fede dell’utilizzatore
La pubblicazione non autorizzata di un’opera fotografica sulla pagina social di un’impresa, per finalità commerciali, costituisce violazione del diritto d’autore anche se avvenuta in buona fede, perché il reperimento dell’immagine...

La pubblicazione non autorizzata di un’opera fotografica sulla pagina social di un’impresa, per finalità commerciali, costituisce violazione del diritto d’autore anche se avvenuta in buona fede, perché il reperimento dell’immagine sul web, anziché in una banca di immagini, impone a chi intenda utilizzarla di accertarne la fonte e di verificare se sia protetta dal diritto d’autore [fotografia panoramica di una città ripresa dall’alto all’alba, pubblicata senza consenso sulla pagina Facebook di una società di organizzazione di eventi; domanda risarcitoria del sublicenziatario dei diritti di sfruttamento economico proposta con il procedimento europeo per le controversie di modesta entità].

Una fotografia di paesaggio urbano costituisce opera fotografica protetta ai sensi dell’art. 2, n. 7, l. 633/1941 quando, oltre a esprimere la competenza tecnica e la professionalità dell’autore nella scelta dell’inquadratura e del momento dello scatto, è frutto di una rielaborazione creativa dell’immagine mediante il dosaggio di filtri, tecniche di chiaroscuro e una particolare cromia, idonea a conferirle un effetto che trascende la realtà nella vividezza dei colori e nel risalto dato agli elementi del paesaggio, fino a suscitare una sensazione di tridimensionalità.

Il danno da utilizzazione non autorizzata di un’opera fotografica può essere liquidato secondo il criterio del prezzo del consenso di cui all’art. 158 l. 633/1941, assumendo a parametro il compenso che l’utilizzatore avrebbe dovuto corrispondere per la licenza d’uso dell’immagine senza attribuzione all’autore, desumibile dal tariffario pubblicato dal titolare dei diritti sul proprio sito web, con interessi legali dalla data della prima pubblicazione.

I contratti di licenza e di sublicenza dei diritti di sfruttamento economico su opere fotografiche, non soggetti a obbligo di registrazione e rispetto ai quali l’autore della violazione è terzo, costituiscono elementi di prova dei fatti storici ad essi sottesi liberamente valutabili dal giudice, e l’onere di provarne la genuinità sorge, per chi intenda avvalersene, soltanto a fronte di una contestazione specifica che indichi le ragioni per cui i documenti non possano ritenersi autentici.

All’opera di un autore straniero non domiciliato in Italia e non pubblicata per la prima volta in Italia si applica la legge italiana sul diritto d’autore, in forza del combinato disposto degli artt. 185, comma 3, e 186, comma 1, l. 633/1941 e del principio del trattamento nazionale di cui all’art. 5 della Convenzione di Berna, quando la protezione è chiesta in Italia, ove ha sede l’impresa utilizzatrice e ove si assume avvenuta la pubblicazione illecita.

Nel procedimento europeo per le controversie di modesta entità di cui al Reg. CE n. 861/2007, quando la domanda risarcitoria è stata limitata a 5.000 euro per accedere a tale procedimento, non può essere riconosciuta l’ulteriore somma richiesta per i costi sostenuti per la raccolta delle prove della violazione, perché essa costituisce una voce di danno eccedente quel limite.

Le allegazioni relative a pratiche commerciali scorrette sanzionate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato a carico di un soggetto terzo, asseritamente collegato al titolare dei diritti d’autore, non incidono sulla legittimazione di quest’ultimo quando manchino elementi da cui desumere tale collegamento e il procedimento sanzionatorio non lo abbia riguardato.

La fotografia gode della tutela del diritto d’autore quale opera fotografica ai sensi dell’art. 2, n. 7, l. 633/1941 quando presenta carattere creativo, ossia un’impronta personale anche di grado minimo da cui traspaiano la sensibilità e l’interpretazione personale della realtà da parte dell’autore, e non si limita a una rappresentazione oggettiva di luoghi, persone o oggetti, mentre le fotografie prive di carattere creativo sono protette come oggetto di diritti connessi ai sensi degli artt. 87 e seguenti l. 633/1941, a condizione che rechino le indicazioni prescritte dall’art. 90 l. 633/1941.

Tribunale di Venezia, 26 Giugno 2026, n. 15362/2026
Validità e contraffazione di modello di lamina bugnata incorporata in modo permanente nell’opera edilizia
La lamina bugnata per sotto-pavimentazioni, in quanto prodotto da costruzione destinato a essere incorporato in modo permanente nell’opera edilizia e non sostituibile mediante smontaggio e nuovo montaggio una volta fissato...

La lamina bugnata per sotto-pavimentazioni, in quanto prodotto da costruzione destinato a essere incorporato in modo permanente nell’opera edilizia e non sostituibile mediante smontaggio e nuovo montaggio una volta fissato con adesivo cementizio, non costituisce componente di un prodotto complesso ai sensi dell’art. 3, lett. c), reg. (CE) n. 6/2002, né il sistema di riscaldamento in cui è inserita costituisce un prodotto inteso come oggetto industriale o artigianale, sicché alla sua protezione come disegno o modello non si applica il requisito della visibilità durante la normale utilizzazione previsto dall’art. 4, par. 2, del medesimo regolamento [modello internazionale designante l’Unione europea relativo a una lamina bugnata per impianti di riscaldamento radiante a pavimento o a parete, domanda di nullità per invisibilità del componente, funzione tecnica e difetto di novità e carattere individuale].

Ai fini dell’art. 4, par. 2, lett. a), reg. (CE) n. 6/2002, la normale utilizzazione di una lamina destinata ad alloggiare cavi o tubi di riscaldamento negli spazi creati dalle bugne si identifica con la sua installazione, sicché è sufficiente la visibilità del prodotto all’installatore nella fase di posa.

La nullità del disegno o modello per caratteristiche dell’aspetto determinate unicamente dalla funzione tecnica, ai sensi dell’art. 8, par. 1, reg. (CE) n. 6/2002, è configurabile solo se tutte le caratteristiche del modello sono determinate unicamente da tale funzione, occorrendo dimostrare che essa è il solo fattore che le ha determinate, mentre non è a tal fine determinante l’esistenza di disegni o modelli alternativi.

Nella valutazione della novità e del carattere individuale di un modello di lamina bugnata, le differenze nella conformazione della faccia superiore delle bugne e delle pareti della cavità centrale sono idonee a produrre nell’utilizzatore informato un’impressione generale diversa rispetto alle anteriorità, perché la libertà dell’autore è vincolata dalla geometria delle superfici disponibili e tali porzioni, ripetute su un numero rilevante di bugne, sono ripetutamente visibili all’atto dell’utilizzazione del prodotto.

Quando la libertà dell’autore è limitata da vincoli tecnici, l’utilizzatore informato può essere sensibile anche a piccole differenze tra i modelli, sicché le differenze che riguardano le zone del prodotto di utilizzo più intenso o più esposte alla vista sono idonee a produrre un’impressione generale differente ed escludono la contraffazione anche in presenza di somiglianze generali, secondo un esame sia analitico sia d’insieme condotto con criteri coerenti con quelli impiegati per la verifica della validità del modello.

L’esclusione dell’interferenza del prodotto con il modello registrato impedisce di ravvisare un atto di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598, n. 3, c.c. in assenza di allegazione di comportamenti contrari alla correttezza professionale diversi e indipendenti dalla lamentata interferenza, e a tal fine non basta che il produttore del bene sia concorrente del titolare del modello e che il distributore sia cliente di quest’ultimo.

Ciascuna delle ipotesi previste dall’art. 2598 c.c. individua un’autonoma causa petendi fondata su accertamenti di fatto specifici e alternativi, e quella del n. 3 comprende casi diversi e dotati di autonoma connotazione, non complementari a quelli dei nn. 1 e 2, sicché il giudice non può esaminare sotto il profilo dell’imitazione servile di cui all’art. 2598, n. 1, c.c. i fatti dedotti a fondamento della sola ipotesi del n. 3, né viceversa, senza andare oltre i limiti della domanda.

Nel giudizio di concorrenza sleale promosso dal titolare di un modello sono irrilevanti gli obblighi derivanti dalla contitolarità di un brevetto e dal rapporto contrattuale intercorrenti tra l’impresa cui è addebitato l’illecito e una società consociata del titolare, perché la consociata, estranea al giudizio, è soggetto giuridicamente distinto e il titolare del modello non è legittimato a far valere le violazioni di quel rapporto.

La condotta di concorrenza sleale dedotta per la prima volta nella prima memoria ex art. 183, comma 6, n. 1, c.p.c. introduce tardivamente un nuovo tema di indagine e rende inammissibile la relativa domanda.

La soccombenza reciproca delle parti esclude l’accoglimento delle contrapposte domande di pubblicazione della sentenza.

Le istanze istruttorie inidonee a contrastare le risultanze della consulenza tecnica d’ufficio condivisa dal giudice sono irrilevanti, perché ai testimoni non possono essere demandate valutazioni tecniche, e sono inammissibili le dichiarazioni scritte rese da terzi fuori dal giudizio e prodotte in copia.

Corte d'appello di Firenze, 3 Aprile 2025, n. 614/2025
Lavoro gratuito del socio di società in nome collettivo e prova dell’arricchimento senza causa
Nella società in nome collettivo, dotata di propria soggettività e di un fondo comune, il socio che abbia prestato senza corrispettivo attività lavorativa a favore della società e agisca ai...

Nella società in nome collettivo, dotata di propria soggettività e di un fondo comune, il socio che abbia prestato senza corrispettivo attività lavorativa a favore della società e agisca ai sensi dell’art. 2041 c.c. nei confronti dell’altro socio deve allegare e provare il risparmio di costi conseguito dalla società e la misura in cui esso si sia tradotto in maggiori utili, percepiti anche dallo stesso socio prestatore e, per la restante parte, dall’altro socio, perché l’arricchimento senza causa va accertato attraverso la sua incidenza prima sul patrimonio sociale e poi, indirettamente, su quello dei singoli soci [società in nome collettivo con due socie al 50%, entrambe amministratrici; contrapposte domande di indennizzo per arricchimento senza causa relative all’attività lavorativa prestata a favore della società, respinte per difetto di prova].

Ai fini dell’indennizzo ai sensi dell’art. 2041 c.c. richiesto dal socio di società in nome collettivo per l’attività lavorativa non retribuita prestata a favore della società, non è sufficiente la stima del monte ore lavorato e del relativo valore retributivo, perché essa potrebbe servire soltanto a quantificare l’emolumento di un socio lavoratore dipendente, mentre occorre provare i maggiori utili conseguiti dall’altro socio beneficiando del lavoro prestato.

L’azione generale di arricchimento di cui all’art. 2041 c.c. è proponibile in via sussidiaria quando la diversa azione, fondata sul contratto, su una specifica disposizione di legge o su una clausola generale, si riveli carente ab origine del titolo giustificativo, come accade per il socio amministratore di società in nome collettivo che non possa far valere un rapporto di lavoro subordinato con la società per l’attività lavorativa prestata a suo favore.

Nella società in nome collettivo il socio che sia al contempo amministratore, con poteri identici a quelli dell’altro socio, non può essere legato alla società da un rapporto di lavoro subordinato, in difetto di prova di un patto contrario, perché non possono coincidere nello stesso soggetto la qualità di esecutore subordinato della volontà sociale e quella di organo competente a esprimerla.

Quando l’opposizione a decreto ingiuntivo è accolta in parte, con revoca del decreto e condanna del debitore al pagamento di una somma inferiore, la legittima revoca del decreto esclude che il debitore possa essere condannato a rifondere al creditore le spese della fase monitoria, mentre le spese del giudizio di opposizione possono essere compensate in parte e poste per la residua parte a carico del debitore in ragione della reciproca soccombenza.

Tribunale di Genova, 30 Giugno 2025
Azioni di gioco ricostruite tramite videogioco e insussistenza della violazione dei diritti audiovisivi sportivi
I diritti audiovisivi sportivi disciplinati dal d.lgs. 9/2008 hanno ad oggetto le immagini dell’evento e non l’azione di gioco in esse rappresentata, sicché non costituisce riproduzione né elaborazione in grafica...

I diritti audiovisivi sportivi disciplinati dal d.lgs. 9/2008 hanno ad oggetto le immagini dell’evento e non l’azione di gioco in esse rappresentata, sicché non costituisce riproduzione né elaborazione in grafica animata delle immagini salienti, e non viola i diritti dell’organizzatore della competizione, la ricostruzione delle principali azioni di una partita di calcio eseguita mediante un videogioco da un giocatore esperto che, dopo averle visionate, ne offre una raffigurazione non del tutto sovrapponibile, ancorché idonea a riprenderne gli elementi caratterizzanti, utilizzando le regole e le potenzialità tecniche del software, perché tra l’immagine protetta e la rappresentazione si interpone un’attività che non trasferisce l’azione nel videogioco ma la ricostruisce [filmati realizzati con un videogioco calcistico e pubblicati su più social network, subito dopo la conclusione delle partite o in contemporanea, che ricostruiscono le azioni salienti del campionato professionistico nazionale di calcio; domanda cautelare inibitoria dell’associazione organizzatrice del campionato, contitolare dei diritti audiovisivi].

Le immagini salienti di cui all’art. 2, comma 1, lett. l), d.lgs. 9/2008, che comprendono qualsiasi fotogramma o elaborazione delle azioni di gioco in grafica animata, presuppongono un’attività compiuta su immagini dell’evento fissate dal titolare o comunque nella sua disponibilità, perché il termine elaborazione chiude un elenco di ipotesi (fermi immagine, immagini al rallentatore, instant replay, fotogrammi) che operano tutte sulle immagini e i diritti audiovisivi definiti dalla lett. o) del medesimo articolo hanno ad oggetto la fissazione e la riproduzione delle immagini dell’evento, sicché in mancanza dell’immagine di base non può configurarsi violazione.

La nozione di immagini salienti di cui all’art. 2, comma 1, lett. l), d.lgs. 9/2008 non può essere estesa, ai limiti dell’analogia, fino a ricomprendere ogni modalità di rappresentazione dell’evento sportivo anche non del tutto sovrapponibile alle immagini protette, perché un’interpretazione costituzionalmente orientata impone di considerare che quanto più si espande il contenuto del diritto esclusivo tanto più arretra la libertà di manifestazione del pensiero tutelata dall’art. 21 Cost. e dall’art. 10 CEDU.

Il carattere non sostitutivo, rispetto alle immagini salienti ufficiali, dei video che ricostruiscono le azioni di gioco mediante un videogioco, desumibile dal limite tecnico del software, che consente di controllare soltanto due giocatori alla volta e impedisce una riproduzione perfetta dell’azione, e dalle differenze negli elementi che la circondano, quali il minutaggio, le tifoserie, i cartelloni pubblicitari e l’ambiente dello stadio, conferma che tali video non costituiscono rappresentazione in grafica animata delle immagini oggetto dei diritti audiovisivi sportivi.

La pubblicazione dei video ricostruttivi delle azioni di gioco immediatamente dopo la conclusione delle partite, in anticipo rispetto alla diffusione delle immagini salienti ufficiali da parte dei licenziatari, è irrilevante quando sia esclusa la natura di elaborazione grafica di immagini protette, perché tale circostanza potrebbe soltanto aggravare una violazione dei diritti audiovisivi che sia stata accertata.

L’organizzatore del campionato professionistico, contitolare dei diritti audiovisivi con le società sportive organizzatrici dei singoli eventi ai sensi dell’art. 3 d.lgs. 9/2008, è pienamente legittimato ad agire senza il concorso di queste quando chieda la tutela di tali diritti in termini generali, perché l’esigenza di una tutela condivisa potrebbe rilevare, al più, rispetto alle singole società sportive che abbiano manifestato la volontà di profittare dell’attività contestata.

Non sussistono i presupposti della tutela cautelare per concorrenza sleale quando, a fronte della diversa natura delle attività dei soggetti coinvolti, manchi qualsiasi analisi dell’identità del mercato di riferimento e qualsiasi indicazione dei danni economici derivanti dalla condotta, non essendo a tal fine sufficiente il numero di contenuti pubblicati e di follower dell’autore della condotta.

Oggetto della tutela apprestata dalla disciplina dei diritti audiovisivi sportivi, collegata alla legge sul diritto d’autore dall’art. 78-quater l. 633/1941, sono le riprese audiovisive dell’evento e non la partita di calcio in sé, che non è opera protetta dal diritto d’autore.

Corte d'appello di Perugia, 17 Novembre 2025, n. 614/2025
Cessione di marchio, efficacia traslativa del contratto e trascrizione ai soli fini dell’opponibilità
Il trasferimento del marchio registrato si perfeziona con il solo contratto di cessione, mentre la trascrizione della cessione e la conseguente voltura della titolarità costituiscono forme di pubblicità necessarie ai...

Il trasferimento del marchio registrato si perfeziona con il solo contratto di cessione, mentre la trascrizione della cessione e la conseguente voltura della titolarità costituiscono forme di pubblicità necessarie ai soli fini dell’opponibilità ai terzi, che possono essere curate tanto dal cedente quanto dal cessionario, sicché la mancata trascrizione non esclude l’avvenuto trasferimento né l’esigibilità del prezzo pattuito [cessione di marchio sottoposta alla condizione sospensiva della definizione di una controversia con un terzo che utilizzava il corrispondente nome a dominio; decreto ingiuntivo per il prezzo di € 50.000].

La clausola con cui il cedente di un marchio si impegna a collaborare con il cessionario per la trascrizione della cessione non pone a suo carico l’obbligo di curare la trascrizione, ma soltanto quello di prestare la collaborazione eventualmente necessaria o richiesta, e la mancata trascrizione non è imputabile al cedente quando il cessionario non deduce di aver avuto bisogno di tale collaborazione né di aver incontrato difficoltà nell’eseguirla.

Nella cessione di marchio sottoposta alla condizione sospensiva della definizione con esito positivo di una controversia con un terzo che utilizzava il corrispondente nome a dominio, quando il contratto esprime l’interesse del cessionario all’utilizzo su internet di quel nome a dominio, la condizione si avvera con l’ottenimento da parte del cessionario dell’utilizzo indisturbato del nome a dominio, anche per effetto della sua cessione da parte del terzo, e da quel momento il prezzo pattuito è esigibile.

Le domande di rinnovo del marchio depositate dal cedente a proprio nome dopo la cessione non dimostrano il mancato trasferimento del marchio, perché il cedente che non ha ricevuto il prezzo ha comunque interesse a rinnovarlo per evitarne la decadenza.

Il richiamo della denominazione che costituisce il marchio nel nome a dominio di un sito web utilizzato dal cessionario integra un uso del marchio idoneo a escluderne la decadenza per non uso ai sensi dell’art. 24 c.p.i.

A seguito della modifica dell’art. 345, comma 3, c.p.c. non è consentita la produzione in appello di nuovi documenti neppure quando siano indispensabili ai fini della decisione, e non rileva in senso contrario l’art. 437, comma 2, c.p.c., che riguarda le sole controversie di lavoro.

logo