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Amministratore di fatto di società di capitali
E’ amministratore di fatto in una società di capitali colui che esercita sotto il profilo sostanziale nell’ambito sociale un’influenza, completa...

E' amministratore di fatto in una società di capitali colui che esercita sotto il profilo sostanziale nell’ambito sociale un’influenza, completa e sistematica, che trascende la titolarità delle funzioni, con poteri analoghi se non addirittura superiori a quelli spettanti agli amministratori di diritto [nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto insufficienti, quali elementi identificativi di un amministratore di fatto, l'autorizzazione di ferie e permessi dei dipendenti e la circostanza che alcuni clienti ritenessero tale soggetto amministratore della società].

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Banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa e competenza dell’accertamento di crediti
L’improponibilità delle domande verso la liquidazione coatta amministrativa dell’impresa bancaria riguarda tutte le domande che sono funzionali all’accertamento di un...

L’improponibilità delle domande verso la liquidazione coatta amministrativa dell’impresa bancaria riguarda tutte le domande che sono funzionali all’accertamento di un credito verso l’impresa in liquidazione, anche ove dette domande siano di mero accertamento di detto credito e non di condanna, ovvero anche ove dette domande siano costitutive o di accertamento e vengano invocate quale presupposto dell’insorgenza di un credito risarcitorio o restitutorio da far valere verso la procedura, non potendosi derogare all’accertamento del credito e dei suoi presupposti secondo le regole del concorso. Rimangono, invece, escluse dalle regole dell’accertamento concorsuale e della formazione dello stato passivo tutte le domande di accertamento o costitutive, come possono essere le domande di accertamento delle nullità di un contratto, ovvero le domande di annullamento, ovvero di inefficacia, quando dirette non già a far valere crediti risarcitori o restitutori, ma semplicemente a conseguire la liberazione da un obbligo assunto verso l’impresa sottoposta a procedura concorsuale, tutela questa in sé che il giudice del concorso non è deputato a dare. Tra dette domande non funzionali all’accertamento dei crediti rientrano quelle volte ad accertare l’insussistenza di crediti vantati dall’impresa in bonis e propri della procedura, in relazione alle quali è ben possibile agire secondo le regole ordinarie, anche ove l’insussistenza del credito dipenda dalla nullità, dalla annullabilità ovvero dalla inefficacia del contratto, sempre che dette pretese siano funzionali all’accertamento negativo del credito vantato dalla procedura medesima sulla scorta del rapporto negoziale invalido.

Il divieto di assistenza finanziaria previsto dall'art. 2358 c.c., essendo posto a tutela dell'interesse della società e dei creditori all'integrità del capitale, deve ritenersi applicabile anche alle società cooperative.

La violazione del divieto di assistenza finanziaria comporta la nullità del negozio di finanziamento collegato al collocamento di azioni che avvenga nel mancato rispetto delle condizioni previste dall’art. 2358 c.c.

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Residualità della domanda di indebito arricchimento e inammissibilità della stessa se proposta in via subordinata
L’azione di ingiustificato arricchimento è contraddistinta da un carattere di residualità che ne postula l’inammissibilità ogni qualvolta, come nel caso...

L’azione di ingiustificato arricchimento è contraddistinta da un carattere di residualità che ne postula l'inammissibilità ogni qualvolta, come nel caso di specie, il danneggiato, per farsi indennizzare del pregiudizio subito, possa esercitare, tanto contro l'arricchito che nei confronti di una diversa persona, altra azione, secondo una valutazione da compiersi in astratto e prescindendo,
quindi, dal relativo esito.

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Esclusione del socio di società cooperativa edilizia a proprietà indivisa
E’ legittima la clausola statutaria di una società cooperativa edilizia a proprietà indivisa che preveda l’esclusione del socio che si...

E' legittima la clausola statutaria di una società cooperativa edilizia a proprietà indivisa che preveda l'esclusione del socio che si renda moroso nel pagamento delle somme a qualsiasi titolo dovute per poter continuare nel godimento dell’alloggio lui assegnato. L'esclusione deliberata ai sensi di una simile clausola comporta, per il socio escluso, la decadenza dal diritto di godimento dell’immobile e l'obbligo di rilascio dello stesso alla cooperativa.

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Azione di responsabilità sociale in S.r.l.: necessaria la previa delibera assembleare
L’azione di responsabilità sociale ex art. 2476 c.c., promossa da una società a responsabilità limitata nei confronti di un ex...

L’azione di responsabilità sociale ex art. 2476 c.c., promossa da una società a responsabilità limitata nei confronti di un ex amministratore, richiede,  ai fini della sua ammissibilità, una delibera assembleare preventiva per legittimare la società a procedere in giudizio, applicandosi per analogia l'art. 2393 c.c..

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Conferimento dell’azienda in una subholding e competenza consiliare
Il concetto di “esecuzione” richiamato dall’art. 2378 c.c. non si riferisce soltanto ad una fase strettamente materiale di attuazione della...

Il concetto di “esecuzione” richiamato dall’art. 2378 c.c. non si riferisce soltanto ad una fase strettamente materiale di attuazione della decisione, ma ad una più ampia condizione di efficacia della deliberazione, così che è possibile disporre la sospensione della deliberazione se la sua esecuzione materiale risulti compiuta, purché essa continui a produrre perdurante efficacia rispetto all’organizzazione sociale in via non già di riflesso, ma di diretta incidenza sul funzionamento degli organi dell’ente. Non è suscettibile di sospensione, perchè priva di effetti diretti nell'organizzazione, nei rapporti tra soci o verso i terzi (spiegando solo rilevanza puramente esterna), la delibera consiliare con cui sia stata deliberata all’unanimità dei consiglieri la costituzione di una nuova società subholding mediante conferimento delle azioni rappresentanti il 100% del capitale sociale.

La misura cautelare sospensiva dell’esecuzione di una delibera assembleare non può anticipare gli effetti della sentenza di annullamento, che si producono solo con il passaggio in giudicato della stessa, ma può impedire che, dal momento della sua pronuncia, l’atto impugnato possa produrre ulteriori effetti di fatto o di diritto non più eliminabili ex post.

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La responsabilità dell’organo amministrativo per i finanziamenti alla società controllata.
L’esecuzione di finanziamenti alle società controllate non è un’operazione sempre e comunque vietata all’amministratore della società controllante, mentre diventa un...

L'esecuzione di finanziamenti alle società controllate non è un'operazione sempre e comunque vietata all'amministratore della società controllante, mentre diventa un illecito gestorio laddove si tratti di erogazioni prive di giustificazione oppure contrarie a ragionevolezza e diligenza, come quando la destinataria del finanziamento presenti una situazione patrimoniale tale da indurre a dubitare della sua capacità di restituire le somme ricevute. Su tale giudizio è irrilevante che la provvista per detti finanziamenti sia stata fornita dallo stesso amministratore, in quanto una volta che le somme sono passate nella titolarità della società dovevano comunque essere gestite con criteri di ragionevolezza e diligenza.

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Imposta di registro nella cessione di quote sociali e ripartizione degli oneri contrattuali
In caso di riqualificazione fiscale di un’operazione negoziale, l’imposta di registro è a carico dell’acquirente, salvo diversa pattuizione contrattuale esplicita,...

In caso di riqualificazione fiscale di un'operazione negoziale, l’imposta di registro è a carico dell’acquirente, salvo diversa pattuizione contrattuale esplicita, in applicazione del principio generale di cui all’art. 1475 c.c. La parte obbligata a sostenere un onere derivante dal contratto non può sottrarsi all’adempimento opponendo il pagamento effettuato da un coobbligato, se tale pagamento è stato effettuato per evitare ulteriori aggravi e con espressa riserva di regresso.
La mancata impugnazione effettiva di un avviso di liquidazione dell’imposta da parte del soggetto obbligato può determinare la definitività dell’accertamento e l’impossibilità di contestare successivamente la natura fiscale dell’operazione.

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Impugnazione di bilancio e operazioni con parti correlate
L’art. 2427, n. 22-bis, c.c., in ossequio alla natura del bilancio come documento contabile di sintesi, limita chiaramente la necessità che...

L’art. 2427, n. 22-bis, c.c., in ossequio alla natura del bilancio come documento contabile di sintesi, limita chiaramente la necessità che siano fornite nella nota integrativa le specifiche indicazioni sull’importo, sulla natura del rapporto e su ogni altra circostanza indispensabile alla loro comprensione, all’ipotesi in cui le operazioni con le parti correlate “non siano state concluse a normali condizioni di mercato”. Nella redazione della nota integrativa gli amministratori non sono, dunque, tenuti a dare compiuta descrizione, secondo le previsioni della norma richiamata, di tutte le operazioni con parti correlate intrattenute dalla società ma solo di quelle che non siano state concluse a condizioni di mercato. Quanto alle “normali condizioni di mercato”all’interpretazione del criterio concorrono le indicazioni di cui al principio contabile OIC 12, che indica quali elementi di valutazione non solo il prezzo, ma anche le motivazioni in base a cui si è concluso l’affare con tale controparte contrattuale piuttosto che con soggetti terzi.

Il socio che propone impugnazione del bilancio sotto il profilo del difetto delle indicazioni dovute in relazione alle operazioni compiute con parti correlate ha innanzitutto l’onere di indicare e descrivere anche in via di massima le singole operazioni della società con parte correlate che non siano state compiute a condizioni di mercato e non può limitarsi genericamente a lamentare la mancanza di informazioni o a sostenere la non veridicità dell’affermazione di inesistenza di operazioni con parti correlate a condizioni fuori mercato. L’impugnazione della delibera di approvazione del bilancio è, infatti, pur sempre una domanda giudiziale diretta a far valere l’invalidità dell’atto che pone a carico dell’attore l’onere di specifica allegazione dei fatti costitutivi dell’azione e non può essere intesa quale strumento per “indagare” sull’esistenza o meno di operazioni con parti correlate a condizioni fuori mercato. Una volta che il socio impugnate abbia indicato le operazioni con parti correlate censurate diviene, poi, onere della società provare in giudizio, sulla base della documentazione in suo possesso e delle informazioni preventivamente assunte sulle condizioni del mercato a supporto delle sue valutazioni come previsto dall’OIC 12 , la correttezza e completezza delle informazioni diffuse con la nota integrativa. Nell'art. 2427, n. 22-bis, c.c.non c’è traccia del dovere della società di descrivere analiticamente in nota integrativa la totalità delle operazioni compiute con parti correlate per “dimostrare” che siano state concluse a normali condizioni di mercato, mentre l’onere della prova della completezza delle informazioni fornite gravante sulla società nell’ambito del giudizio di impugnazione è circoscritto alle operazioni specificamente censurate dal socio attore attraverso la deduzione specifica delle condizioni di fatto a cui la legge subordina l’insorgere degli obblighi di precisione informativa invocati.

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Nomina del liquidatore giudiziale: necessaria la previa dichiarazione di scioglimento della società
Nel procedimento volto alla nomina del liquidatore giudiziale ai sensi dell’art. 2487, co. 2, c.c., è inammissibile il ricorso del...

Nel procedimento volto alla nomina del liquidatore giudiziale ai sensi dell’art. 2487, co. 2, c.c., è inammissibile il ricorso del socio volto a sollecitare l’intervento del Tribunale in assenza di una previa dichiarazione di scioglimento della società. Il potere suppletivo dell’autorità giudiziaria in materia di nomina di liquidatori presuppone necessariamente l’accertamento di una delle cause di scioglimento previste dall’art. 2484, nn. 1-5, c.c., da compiersi nel rispetto delle forme previste dall’art. 2480 c.c.

L’intervento giudiziale non può supplire alla mera inerzia degli organi sociali quando la società abbia deliberato volontariamente la propria liquidazione, salvo che il ricorrente deduca l’esistenza di una causa di scioglimento legale e l’omissione degli adempimenti conseguenti da parte degli amministratori.

[nella specie, la delibera assembleare di messa in liquidazione, adottata in forma non notarile, è stata ritenuta improduttiva di effetti giuridici, escludendo la possibilità di un intervento sostitutivo del Tribunale]

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Violazione della prelazione statutaria e presupposti per la concessione del sequestro giudiziario
Data la natura contrattuale e non legale della prelazione statutaria è del tutto pacifico in giurisprudenza che il socio prelazionario...

Data la natura contrattuale e non legale della prelazione statutaria è del tutto pacifico in giurisprudenza che il socio prelazionario illegittimamente pretermesso non è titolare di un diritto di riscatto verso il terzo acquirente della partecipazione (tra le tante: Cass., n. 12370 del 2014; Cass., n. 24559 del 2015), sicché in ogni caso, e financo in astratto, non può essere concesso sequestro giudiziario della partecipazione ceduta non essendo configurabile una controversia sulla proprietà o possesso della stessa.

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