Non è possibile, ex art. 345, 1° c., c.p.c. (questione rilevabile d’ufficio), introdurre nel giudizio di appello fatti costitutivi diversi da quelli allegati in primo grado: il giudicato sostanziale formatosi a seguito della sentenza di prime cure, ex art.2909 c.c., dev’essere definito ed interpretato anche alla luce dei principi di eventualità e di preclusione di cui all’art.183, 5° c e 6° c., c.p.c., giacché l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato copre tanto il dedotto quanto il deducibile. Ne discende che la fattispecie che si sarebbe potuta allegare quale emendatio libelli nel giudizio precedente entro i termini perentori normativamente stabiliti, ex art.183, 6°c., c.p.c., laddove non esplicata non può essere poi proposta quale domanda in un successivo giudizio (aggirando le preclusioni maturate nel precedente) poiché soggetta al principio di preclusione e coperta dal giudicato del precedente procedimento.
In relazione al criterio di individuazione dell’(ammissibile) emendatio libelli, la modificazione della domanda ammessa ex art.183, 6°c., c.p.c., può riguardare anche uno o entrambi degli elementi oggettivi della stessa (petitum e causa petendi), sempre che la domanda così modificata risulti comunque connessa alla vicenda sostanziale dedotta in giudizio.
Una volta proposta la domanda effettivamente formulata avente ad oggetto la contraffazione del brevetto, la parte può allegare (o immediatamente in atto di citazione o) in sede di emendatio libelli, la contraffazione dell’identico brevetto da parte dell’identico soggetto tramite utilizzo di ulteriori “interventi interferenti”, connessi alla vicenda sostanziale dedotta in causa. La mancanza di tale emendatio libelli, comporta come risultato la formazione del giudicato non solo sul dedotto, ma anche sul deducibile, con preclusione della possibilità di proporre in sede d’appello la relativa domanda.