La delibera adottata dall’assemblea di una società a partecipazione pubblica che determina il compenso dell’amministratore unico in misura eccedente il limite fissato dell’art. 1, comma 725 della L. 296/2006 è radicalmente nulla e assolutamente inefficace nei confronti della società poiché il criterio di utilità e ragionevolezza che deve guidare ogni spesa pubblica, dal quale non può esimersi la determinazione del compenso degli amministratori di una società in mano pubblica, conduce all’indisponibilità degli interessi costituzionalmente protetti. Conseguentemente, la delibera adottata in violazione dei criteri di spesa pubblica, inderogabili da parte delle amministrazioni locali e come tale sempre opponibile da parte della società, non necessita di apposita impugnazione tesa a farne accertare la nullità e legittima pertanto l’esperimento da parte della società dell’azione di ripetizione dell’indebito ex art. 2033 c.c. nei confronti dell’amministratore.
I rimedi restitutori quali l’azione di ripetizione dell’indebito ex art. 2033 c.c. si prescrivono nel termine ordinario decennale di cui all’art. 2946 c.c. e non nel termine più breve delle azioni di risarcimento; tale termine prescrizionale inizia a decorrere dalla data dei singoli pagamenti mensili degli emolumenti effettuati in favore dell’amministratore unico.