L’eccezione di incompetenza per territorio può essere derogata nelle cause relative a obbligazioni ma deve essere eccepita dal convenuto contestando, entro il termine di decadenza stabilito dall'art. 38 c.p.c., la competenza del giudice adito in relazione a tutti i fori concorrenti sia generali, posti dall'art. 18 e 19 c.p.c., sia speciali previsti nell'art. 20 c.p.c. In alternativa, la competenza del giudice deve ritenersi radicata presso uno dei fori non contestati (il caso riguardava il mancato pagamento di una obbligazione pecuniaria che trovava fondamento nelle clausole del regolamento consortile).
In presenza di una clausola compromissoria nello statuto sociale, la controversia avente ad oggetto la richiesta di annullamento della delibera di nomina del Consiglio di Amministrazione, non riguardando diritti indisponibili, comporta l’applicazione della clausola compromissoria e la competenza arbitrale a decidere sulla controversia.
Il Tribunale Ordinario adito, una volta ritenuta sussistente la giurisdizione arbitrale, ai sensi del combinato disposto degli articoli 819-ter e 91 c.p.c., si pronuncia con sentenza, provvedendo altresì alla liquidazione delle spese, condannando parte attrice a rimborsare le spese del giudizio a parte convenuta, in ragione del principio di causalità.
L'art. 669 quater, primo comma, c.p.c., individua come giudice funzionalmente ed inderogabilmente competente a decidere nel procedimento cautelare, quello avanti al quale pende il giudizio di merito, indipendentemente dal corretto radicamento della competenza. La soluzione prescelta dal legislatore presenta certo degli inconvenienti, e in particolare quello di prestarsi alla scelta del giudice, ove il ricorrente introduca la causa di merito davanti ad un giudice incompetente, senza che l'eccezione di incompetenza possa paralizzare la pronuncia cautelare, che potrà essere emanata anche ove il giudice adito ritenga l'eccezione fondata. L'inconveniente (altro…)
Si ritiene valida la procura alle liti che, sebbene manchi di una data, sia contenuta nell'atto di citazione depositato in giudizio al momento della costituzione dell'attore in quanto si può presumere che la procura sia stata rilasciata anteriormente alla costituzione in giudizio dell'attore. Infatti, ex art. 125 c.p.c., secondo comma, la procura alle liti per essere valida deve semplicemente essere rilasciata in data anteriore alla costituzione in giudizio dell’attore.
Non può considerarsi generica la procura alle liti che, sebbene non contenga un esplicito riferimento al giudizio per cui è stata rilasciata tramite l’indicazione delle controparti e delle domande concretamente formulate ma solo un generico riferimento al “presente giudizio”, sia fisicamente contenuta nell’atto di citazione. Infatti il riferimento contenuto nella procura alle liti al “presente giudizio” non può che essere logicamente relazionato (anche secondo un’interpretazione di buona fede) al contenuto dell’atto di citazione in cui la procura è incorporata.
Il foro esclusivo pattizio non costituisce un’ipotesi di competenza per territorio inderogabile, costituendo invece pacificamente un’ipotesi di competenza per territorio derogabile, il che esclude sia la rilevabilità d’ufficio sia la possibilità della parte di farla valere se non con la comparsa di costituzione depositata almeno 20 giorni prima dell’udienza di prima comparizione.
Quando la riconvenzionale non implica lo spostamento della competenza essa può essere ugualmente proposta se ed in quanto sussista un "collegamento obiettivo" che renda "consigliabile ed opportuna la celebrazione del simultaneus processus ai fini di economia processuale ed in applicazione (altro…)
La cessazione della materia del contendere costituisce una fattispecie di estinzione del processo, creata dalla prassi giurisprudenziale e contenuta in una pronuncia dichiarativa, cui il giudice può e deve addivenire, anche d’ufficio, in ogni stato e grado del giudizio, allorquando (altro…)
La clausola statutaria concernente "le controversie che dovessero insorgere tra la società e i singoli soci" trova applicazione anche una volta cessato il rapporto sociale a seguito dell'intervenuta esclusione del socio. (altro…)
L’art. 33 c.p.c. non legittima uno spostamento della competenza quando sia proposta una domanda verso un convenuto fittizio, ma tale ipotesi si verifica solo quando la domanda appaia prima facie artificiosa e preordinata al fine (altro…)
Il mancato pagamento delle royalties dovute in forza di un contratto di licenza di marchio costituisce inadempimento da parte della licenziataria di rilevanza tale da rappresentare una causa di risoluzione del contratto ex art. 1455. (altro…)
Il negozio di trasferimento d’azienda può essere autonomo rispetto agli accordi – contenuti nel medesimo contratto – relativi alla licenza del marchio di titolarità dell’alienante e può, quindi, rimanere in essere nonostante questi ultimi perdano efficacia. (altro…)
A seguito delle sanzioni emanate da Banca d'Italia nei confronti del precedente amministratore della società per gravi irregolarità nella gestione, poi confermate nel corso del giudizio amministrativo, il nuovo socio di controllo, che si sia impegnato a sottoscrivere un contratto di consulenza con quest'ultimo, non è tenuto ad adempiere a tale obbligo.
La disposizione dell’art. 38 comma 2 c.p.c., a mente del quale “quando le parti costituite aderiscono all’indicazione del giudice competente per territorio, la competenza del giudice indicato rimane ferma se la causa è riassunta entro tre mesi dalla cancellazione della stessa dal ruolo”, è applicabile anche al caso in cui l’attore aderisca all’eccezione di incompetenza sollevata dal convenuto per essere competente l’arbitro in ragione di clausola statutaria.