Il ritardo con cui il titolare di un diritto di proprietà industriale reagisce alla violazione vince la presunzione relativa di periculum in mora che di regola assiste la tutela cautelare contro la contraffazione e ne esclude la sussistenza quando la situazione lesiva fosse nota da tempo al titolare [che abbia agito in via d’urgenza a quasi quattro anni dalla registrazione del marchio confliggente, proseguendo nel frattempo i rapporti commerciali con il registrante], perché il considerevole intervallo tra la conoscenza dell’illecito e la reazione giudiziale è sintomatico di inerzia e quindi dell’assenza in concreto del pericolo nel ritardo.
Spetta al ricorrente in via cautelare che abbia agito a distanza di un apprezzabile lasso di tempo dall’illecito provare di averne avuto conoscenza solo in epoca recente, ovvero giustificare l’inerzia (in ragione di trattative per una soluzione stragiudiziale o della necessità di valutare i fatti e acquisire elementi di prova) o dimostrare un successivo aggravamento del pregiudizio, quale l’incremento progressivo del giro d’affari del contraffattore con corrispondente perdita di clientela.