La fattispecie di conflitto di interessi, che è causa di annullamento del contratto concluso dal rappresentante legale della società, ricorre nell'ipotesi in cui tale soggetto persegua interessi alieni (personali o di terzi) inconciliabili con quelli dell'ente rappresentato, in guisa che all'utilità conseguita o conseguibile dal rappresentante (per sé medesimo o per il terzo), (altro…)
Non ha diritto a percepire un compenso per l’attività prestata come Amministratore Unico di società partecipata dall’Amministrazione di appartenenza il dirigente pubblico che ricopra tale ruolo unitamente alle proprie funzioni dirigenziali quando la tipologia di incarico ad esso affidato rientra fra le attività connesse al rapporto organico tra il dirigente e l’Amministrazione di appartenenza. In tal caso, infatti, trova applicazione l’art. 24 del t.u. sul pubblico impiego (d.lgs. 30.3.2001 n. 165) che regolamenta il trattamento economico dei dirigenti pubblici e che, al comma 3, prevede il regime di onnicomprensività della retribuzione. (altro…)
Ai fini della violazione del divieto di concorrenza, ex art. 2390 c.c., è necessario fare riferimento all'attività effettivamente e concretamente svolta dalla società, non rilevando esclusivamente le attività enunciate all'interno dell'atto costitutivo nel contesto dell'oggetto sociale. Inoltre, il rapporto concorrenziale deve essere concreto, includendo tutti gli aspetti qualificanti delle attività imprenditoriali coinvolte, nonché attuale, ovvero se potenziale deve fondarsi sulla ragionevole e prevedibile circostanza che in futuro l'attività potenzialmente concorrenziale abbia una proiezione evolutiva tale da porla, per l'appunto, in concorrenza con la società. (altro…)
In tema di compenso spettante all'amministratore di società a responsabilità limitata, il disposto normativo di cui all'art. 2389 c.c., dettato in materia di società per azioni può trovare applicazione anche riguardo alle società a responsabilità limitata. Dal contenuto dell’art. 2389 c.c., nella parte in cui (altro…)
Se da un lato l’onere di allegazione nell'azione di responsabilità contrattuale contro l'amministratore ex art. 2392 c.c. è comune a quello nell'azione di responsabilità extracontrattuale contro l'amministratore ex art. 2043 c.c. (e quindi l’attore deve indicare puntualmente, in modo determinato, la condotta che assume inadempiente e dannosa, la contrarietà all'obbligo di diligenza dell’amministratore o a specifici obblighi di legge o il profilo di colpa o dolo, il danno e il nesso di causalità con la condotta), dall'altro il riparto dell’onere della prova è differente.
Per la responsabilità contrattuale la distribuzione dell'onere della prova è regolata dal regime probatorio desumibile dall'art. 1218 c.c. che pone una presunzione di colpevolezza dell'inadempimento, sicché, mentre l'attore deve provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, sull'altra parte convenuta incombe l'onere di dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa non imputabile. In ipotesi di responsabilità extracontrattuale anche l’elemento soggettivo della fattispecie deve essere provato da chi agisce, e cioè dal danneggiato. Resta fermo che sia nell'ipotesi di responsabilità extracontrattuale, sia in quella di responsabilità contrattuale, spetta al danneggiato attore fornire la prova dei fatti allegati e, quindi, dell'esistenza del danno lamentato e della sua riconducibilità alla condotta del convenuto. L’allegazione dei fatti deve essere puntuale e specifica, come puntualizzato ormai da tempo dalla Corte di legittimità in tema di responsabilità dell’amministratore (Cass. 23180/2006: "Per l'esercizio dell'azione di responsabilità nei confronti dell'amministratore di una società di capitali non è sufficiente invocare genericamente il compimento di atti di "mala gestio" e riservare una più specifica descrizione di tali comportamenti nel corso del giudizio, atteso che per consentire alla controparte l'approntamento di adeguata difesa, nel rispetto del principio processuale del contraddittorio, la "causa petendi" deve sin dall'inizio sostanziarsi nell'indicazione dei comportamenti asseritamente contrari ai doveri imposti agli amministratori dalla legge o dallo statuto sociale. Ciò vale tanto che venga esercitata un'azione sociale di responsabilità quanto un'azione dei creditori sociali, perché anche la mancata conservazione del patrimonio sociale può generare responsabilità non già in conseguenza dell'alea insita nell'attività di impresa, ma in relazione alla violazione di doveri legali o statutari che devono essere identificati nella domanda nei loro estremi fattuali”).
L' amministratore di una società, con l'accettazione della carica, acquisisce il diritto ad essere compensato per l'attività svolta in esecuzione dell'incarico affidatogli. Tale diritto, peraltro, è disponibile e può anche essere oggetto di rinuncia attraverso una remissione del debito anche tacita, la quale tuttavia può desumersi soltanto da un comportamento concludente del titolare che riveli in modo univoco una sua volontà abdicativa, non essendo sufficiente la mera inerzia o il silenzio (da ultimo Cass. 24139/2018). Non può desumersi dalla mera inerzia dell'amministratore nel richiedere il compenso, perché condotta non univoca, una sua rinuncia al diritto.
Il pagamento del compenso spettante ai componenti degli organi sociali costituisce un debito di cui si deve fare carico la società, mentre nulla può essere preteso dal socio, se non per l’ipotesi di cessazione della società, e comunque nei limiti di quanto riscosso dai soci in base al bilancio finale di liquidazione
Va attribuita alla cognizione della sezione specializzata in materia di impresa la controversia introdotta da un amministratore nei confronti della società e riguardante le somme da quest'ultima dovute in relazione all'attività esercitata, poiché la formulazione (altro…)
Il diritto degli amministratori al compenso è disponibile e può anche essere derogato da una clausola dello statuto della società, che condizioni lo stesso ad apposita deliberazione assembleare, al conseguimento di utili, ovvero sancisca la gratuità dell'incarico. Pertanto, qualora lo statuto subordini il diritto al compenso ad apposita deliberazione assembleare ed una tale delibera non è stata assunta, l’amministratore non ha diritto al compenso.
La realizzazione di copia di videogrammi mediante servizio di registrazione da remoto ai fini della riproduzione privata di terzi è comunque assoggettata all'autorizzazione dell'avente diritto in via esclusiva. Infatti, (altro…)
Non esiste un compenso minimo, tanto è vero che gli amministratori possono accettare di essere retribuiti in modo oggettivamente inadeguato al lavoro svolto, anche se, in tali ipotesi, vi deve essere il loro consenso, ancorché tacito. (altro…)
Seppure la mera approvazione del bilancio non può costituire deliberazione della determinazione del compenso dell’amministratore, (altro…)