La successione degli eredi nella titolarità di una quota sociale determina l’instaurazione di una comproprietà indivisa tra gli stessi, secondo le quote ereditarie di ciascuno. L’art. 2468, co. 5, c.c. prevede quindi che, nel caso di comproprietà di una partecipazione, i diritti dei comproprietari devono essere esercitati da un rappresentante comune nominato secondo le modalità previste dagli artt. 1105 e 1106 c.c.
L’eventuale mancata iscrizione della nomina del rappresentante comune nel registro delle imprese pone un problema di opponibilità ai terzi – e non ai soci – della relativa delibera, assumendo sul punto la pubblicità nel registro delle imprese un’efficacia dichiarativa e non costitutiva.
Dalla validità ed efficacia della nomina del rappresentante comune consegue la legittimazione esclusiva del suddetto rappresentante nel compimento dei diritti e delle facoltà riservate ai soci (diritto di voto, di recesso, di impugnazione della delibera, ecc.), ivi incluso il diritto di invocare l’accertamento di una causa di scioglimento, ai sensi dell’art. 2487 c.c., così essendo precluso l’esercizio del diritto al singolo socio rappresentato. Invero, nel caso di comproprietà di una partecipazione in società a responsabilità limitata, la nomina di un rappresentante comune si atteggia quale ipotesi di rappresentanza necessaria, i cui poteri sono attribuiti esclusivamente al soggetto designato secondo le modalità prescritte dagli artt. 1105 e 1106 c.c., con conseguente preclusione, per i partecipanti alla comunione, del concorrente esercizio di tutti i diritti sociali, siano essi patrimoniali, amministrativi o anche processuali, dal momento che l’art. 2468, co. 5, c.c. deve considerarsi come norma speciale e derogatoria rispetto alla disciplina generale della comunione, avendo la funzione di proteggere l’esigenza della società di semplificazione e di certezza nei rapporti con i comproprietari.