Ricerca Sentenze
Storno di dipendenti: gli elementi indicativi vanno valutati caso per caso, nella loro globalità
Il discrimen tra storno illegittimo di dipendenti, da un lato, ed esercizio di libertà costituzionalmente garantite (sub specie, di libertà...

Il discrimen tra storno illegittimo di dipendenti, da un lato, ed esercizio di libertà costituzionalmente garantite (sub specie, di libertà di iniziativa economica ex art. 41 Cost. e diritto del lavoratore a perseguire un'occupazione lavorativa più soddisfacente ex art. 35 Cost.), dall'altro, consiste nel travalicamento dei confini della lealtà concorrenziale, laddove questa sia evincibile da indici oggettivi ed esteriorizzati; sicché ben si potrà fare concorrenza, eventualmente anche mediante l'assunzione di ex dipendenti del competitor, esclusa la presenza di patti di non concorrenza, purché essa non si risolva in una condotta emulativa, orientata a collocare fuori mercato l'imprenditore concorrente e ad accaparrarsene indebitamente risorse, spesso costose e conseguite col tempo, attraverso il c.d. “cherry picking” dei dipendenti nevralgici per l'altrui organizzazione imprenditoriale.

Ai fini del perfezionamento della fattispecie dello storno illecito di dipendenti ex art. 2598, comma 1, n. 3, c.c., devono ricorrere elementi oggettivi, costituiti da una rilevante intensità lesiva della condotta posta in essere dallo stornante, indicativi dell'animus nocendi, del quale è certamente necessaria una esteriorizzazione; tale requisito soggettivo viene oggettivizzato mediante l'individuazione di specifici indici, e segnatamente la quantità e la qualità del personale stornato e la posizione rivestita all'interno dell'impresa concorrente, la difficoltà di sostituzione e i metodi impiegati per convincere il dipendente a passare all'impresa concorrente. Nessuno di tali indici assume valenza dirimente, poiché essi debbono essere considerati nella loro globalità e valutati alla stregua delle peculiarità del caso di specie.

Leggi tutto
Inibitoria all’uso di rete commerciale e clientela nel caso di contestazione di sottrazione di segreti commerciali
La richiesta di inibitoria all’utilizzo della “rete commerciale” e, in particolare, di agenti plurimandatari e della clientela, non può essere...

La richiesta di inibitoria all’utilizzo della “rete commerciale” e, in particolare, di agenti plurimandatari e della clientela, non può essere accolta laddove porti a un rilevante danno in capo a soggetti, totalmente estranei rispetto alle condotte di sottrazione di segreti.

Leggi tutto
Utilizzo del marchio altrui come parola chiave in motori di ricerca a fini pubblicitari
Il titolare di un marchio ha il diritto di vietare ad un concorrente di fare pubblicità – a partire da...

Il titolare di un marchio ha il diritto di vietare ad un concorrente di fare pubblicità - a partire da una parola chiave identica a detto marchio che tale concorrente, senza il consenso del titolare del marchio, ha scelto nell'ambito di un servizio di posizionamento su Internet - a prodotti o servizi identici a quelli per i quali tale marchio è stato registrato, quando il predetto uso è idoneo a violare una delle funzioni del marchio.

La funzione distintiva del marchio non risulta violata in mancanza di visibili riferimenti al marchio altrui, in particolare se l'annuncio viene presentato con la segnalazione “ann.” o “annuncio” (pubblicitario) e ciò al fine di distinguerlo dai risultati “naturali” della ricerca sul web effettuata dall’utente.

E' inoltre da escludere che la presenza nell’URL (Uniform Resource Locator, e cioè la sequenza di caratteri che identifica l'indirizzo web di un determinato contenuto) del marchio sia idonea a indurre l’utente a ritenere erroneamente che il sito pubblicizzato sia riferibile al titolare del marchio. E', infatti, da osservare che la stringa URL (prevalentemente costituita da decine di caratteri privi di significato descrittivo) non è normalmente oggetto di alcuna attenzione da parte dell’utenza, che si concentra primariamente sui risultati della propria ricerca (cioè sull’elenco di “siti” selezionati dal motore di ricerca sulla base delle parole digitate dall'utente stesso nell’apposita barra).

In relazione alla funzione pubblicitaria del marchio, è da escludere che l’utilizzo – ai fini precisati – di una parola-chiave corrispondente al marchio altrui possa violare detta funzione, determinando al più un aumento dei costi pubblicitari in capo al titolare del marchio in conseguenza della condotta del concorrente.

Leggi tutto
Rapporto fiduciario minato: integrata la giusta causa di revoca dell’amministratore
La giusta causa per la revoca dell’amministratore, prevista dall’art. 2383, comma 3, cod. civ., può consistere non solo in fatti...

La giusta causa per la revoca dell'amministratore, prevista dall'art. 2383, comma 3, cod. civ., può consistere non solo in fatti integranti un significativo inadempimento degli obblighi derivanti dall'incarico, ma anche in fatti che minino il pactum fiduciae, elidendo l'affidamento riposto al momento della nomina sulle attitudini e capacità dell'amministratore, sempre che essi siano oggettivamente valutabili come capaci di mettere in dubbio la correttezza e le attitudini gestionali dell'amministratore revocato.

La giusta causa - che costituisce una categoria di circostanze più ampia rispetto a quella dei fatti integranti l'inadempimento ai doveri della carica o le irregolarità di gestione - si dilata fino a comprendere eventi sopravvenuti alla nomina, estranei alla sfera dell'amministratore ed avulsi dalla sua condotta, purché obiettivamente valutabili come idonei a mettere in dubbio la correttezza e le attitudini gestionali dell'amministratore e, quindi, a minare l'originario rapporto fiduciario.

Giudizi negativi sull'attendibilità dei bilanci, sull'andamento del gruppo di cui la società amministrata fa parte e sulle capacità del management - laddove, per la loro gravità, minino l'originario rapporto fiduciario - integrano la giusta causa di revoca delle deleghe conferite all'amministratore e di rimozione dalla carica di amministratore stesso.

Leggi tutto
Azione di responsabilità degli amministratori: regole di competenza funzionale e territoriale
In tema di responsabilità degli amministratori di società cooperativa, sussiste la responsabilità solidale di tutti i componenti del consiglio di...

In tema di responsabilità degli amministratori di società cooperativa, sussiste la responsabilità solidale di tutti i componenti del consiglio di amministrazione per i danni derivanti da operazioni pregiudizievoli per la società, anche in presenza di deleghe o compiti esecutivi attribuiti ad alcuni amministratori. Il nesso causale tra la condotta omissiva degli amministratori non esecutivi e il pregiudizio subito dalla società sussiste indipendentemente dalla prova di un loro diretto coinvolgimento nell'operazione dannosa, essendo sufficiente la violazione del dovere di vigilanza e la mancata attivazione dei poteri loro spettanti per impedire atti pregiudizievoli.

La redazione del bilancio di esercizio e, più in generale, la tenuta della contabilità costituisce compito fondamentale di tutti i componenti del c.d.a. Si tratta di compito non delegabile che rende quindi tutti i consiglieri, attributari o meno di deleghe di gestione, inscindibilmente responsabili verso la società, i creditori ed i soci quanto al rispetto delle regole di veritiera, corretta e chiara redazione di tale essenziale documento contabile annuale e del libro giornale.

Le azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori di una società di capitali, previste dal codice civile, in caso di fallimento della società stessa, confluiscono nell’unica azione di responsabilità, esercitabile da parte del curatore ai sensi della l. fall.

Il d.l. 24.01.2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla l. 24.0.2012, n. 27, ha attribuito l’azione sociale di responsabilità alla competenza funzionale delle sezioni specializzate prevista dall’art. 1, d.lgs. 27.6.2003. La proposizione da parte del curatore fallimentare dell’azione di responsabilità prevista dall’art. 146 l. fall. non comporta la competenza del tribunale fallimentare in quanto è pacifica la competenza della sezione specializzata del Tribunale delle imprese in tema di azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori, da chiunque proposte.

La competenza territoriale per l’azione di risarcimento del danno extracontrattuale promossa dalla curatela fallimentare spetta al giudice del luogo ove l’evento dannoso si è verificato, da indentificarsi nel luogo ove ha sede l’impresa.

Leggi tutto
Tutela del marchio: l’inibitoria quale strumento di “responsabilizzazione” in ipotesi di illecito colposo
A fronte del non contestato presumibile esaurimento di una autorizzazione allo smaltimento di prodotti recanti il marchio per la cui...

A fronte del non contestato presumibile esaurimento di una autorizzazione allo smaltimento di prodotti recanti il marchio per la cui tutela si ricorre, si ravvisa un permanente pericolo in qualche inerzia colposa o ritardo della resistente, invocando quindi l’ordine cautelare di inibitoria a protezione da un illecito colposo.

Leggi tutto
Natura funzionale e procedimentale del provvedimento di descrizione
Si ritiene ammissibile il reclamo anche nei confronti del provvedimento che conferma la descrizione. Se dal punto di vista funzionale...

Si ritiene ammissibile il reclamo anche nei confronti del provvedimento che conferma la descrizione. Se dal punto di vista funzionale il provvedimento di descrizione può essere assimilabile ai provvedimenti di istruzione preventiva, assolvendo al compito di acquisire in via d’urgenza elementi di prova che rischiano di disperdersi, sotto il profilo procedimentale è assoggettato al rito cautelare uniforme compreso il reclamo dell’art. 669 terdecies.

La descrizione è misura di carattere istruttorio, connotata da una forte vocazione cautelare, finalizzata ad acquisire la prova ove sussista il rischio della sua dispersione, allo scopo anche di conferire una tutela di tipo immediato e strumentale sia ai diritti di difesa della parte ricorrente, sia, per il tramite di questi, ai diritti di natura sostanziale per i quali si invoca protezione.
La conferma del decreto interviene a contraddittorio instaurato e quindi alla luce delle difese svolte dalla parte resistente.
Il giudice deve valutare la ragionevolezza del sospetto di violazione del diritto allegato con il ricorso per descrizione e la non pretestuosità o vessatorietà della richiesta della ricorrente, non dovendosi spingere sino alla verifica della reale esistenza del diritto azionato e della sua violazione.

Non si può ritenere propria della sede processuale descrittiva alcuna statuizione circa la probabile fondatezza della sussistenza delle violazioni dei diritti soggettivi, cosicché, ad esempio, l’esito del processamento di dati contenuti in supporti informatici appresi in occasione degli accessi ordinati dal giudice non è necessario ai fini della conferma del decreto di descrizione inaudita altera parte, mentre lo sarà per l’eventuale concessione dei provvedimenti di distruzione dei documenti e inibitoria al loro utilizzo.

L’esito della descrizione inteso come accertamento del contenuto dei documenti appresi in occasione degli accessi ordinati dal giudice rileva in quanto sia richiesta l’adozione di misure cautelari ovvero, ai fini della conferma della descrizione disposta con decreto, nell’ipotesi in cui vengano accertati elementi ulteriori, che non erano stati presi in considerazione nel decreto autorizzativo, mentre può ben essere sufficiente, ai fini della conferma, la mera rivalutazione, dopo l’instaurazione del contraddittorio, degli elementi forniti in ricorso.

Leggi tutto
Domanda di contraffazione di marchio: tutela inibitoria e apprezzamento del giudice
Per la concessione della tutela inibitoria i due requisiti del fumus boni juris e del periculum in mora possono concorrere...

Per la concessione della tutela inibitoria i due requisiti del fumus boni juris e del periculum in mora possono concorrere in diverso grado, nel senso che un alto grado di periculum in mora può giustificare l'erogazione di una cautela a presidio di un diritto assistito solo da un sufficiente grado di fumus, oppure un altro grado di fumus può accompagnarsi ad un modesto, ma certamente non insussistente, tasso di periculum.

L'apprezzamento del giudice del merito sulla confondibilità fra segni distintivi similari deve essere compiuto non in via analitica, attraverso il solo esame particolareggiato e la separata considerazione di ogni singolo elemento, ma in via globale e sintetica con riguardo all'insieme degli elementi salienti grafici e visivi, mediante una valutazione di impressione che prescinde dalla possibilità di un attento esame comparativo e che va condotta in riferimento alla normale diligenza e avvedutezza del pubblico dei consumatori di quel genere di prodotto.

Leggi tutto
logo