Nel caso in cui un socio di società in accomandita semplice eserciti il diritto di recesso ai sensi dell’art. 2500 ter c.c. a seguito della trasformazione della società in società in nome collettivo, nel rispetto delle modalità di esercizio dei diritti spettanti ai soci come risultanti dal contratto sociale, per la determinazione del valore della quota si applica la disciplina prevista per il tipo sociale ante trasformazione, atteso che sarebbe irragionevole costringere il socio ad uscire da una società, alla quale aveva aderito sulla base di un preciso modello organizzativo, secondo le modalità e la disciplina previste per la nuova struttura dell’ente. Ne deriva che al recesso si applicano le norme disciplinanti il recesso dalle società di persone, le quali non contemplano la possibilità di ricorrere ex art. 2473, comma 3 c.c. al Tribunale per la nomina di un esperto che determini il valore della quota in proporzione del valore di mercato del patrimonio sociale.