Integrano concorrenza sleale le condotte dei soci e dipendenti di una società familiare che, per reagire alle distrazioni imputate all’amministratrice, costituiscano una nuova società operante nello stesso settore e ne ostacolino l’attività impedendole di eseguire i contratti in corso con fornitori e clienti, sottraendole le credenziali informatiche e creando confusione tra le due imprese: la reazione a condotte illecite dell’amministratore va perseguita con gli strumenti previsti dall’ordinamento societario e non giustifica una condotta diretta a eliminare dal mercato la società, contraria agli obblighi di socio e di dipendente e posta in essere in mala fede [nella specie, commercio di profumi a marchio “Royal Crown”, di titolarità del padre, trasferito alla nuova società].
L’inibitoria può riguardare anche l’uso del nome a dominio ed essere assistita da una penale, restando salva la facoltà della nuova società di usare il marchio a essa legittimamente trasferito; la pubblicazione del provvedimento va negata in sede cautelare, perché ha funzione prevalentemente sanzionatoria.