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Sentenze con tag: corte di giustizia europea

Tribunale di Milano, 20 Ottobre 2022
Ratio della risoluzione degli enti creditizi ed efficacia delle decisioni della Corte di Giustizia
In tema di risanamento e risoluzione degli enti creditizi, la ratio della disciplina del d.lgs. 180/2015, di derivazione europea, è...

In tema di risanamento e risoluzione degli enti creditizi, la ratio della disciplina del d.lgs. 180/2015, di derivazione europea, è quella di creare una netta distinzione tra l’ente in risoluzione e l’ente ponte al fine di garantire, nell’interesse pubblico generale, la stabilità del sistema finanziario con la prosecuzione dell’attività bancaria, a tutela anche dei rapporti di clientela in essere con la banca in crisi e al fine di scongiurare riflessi negativi sul tessuto economico delle aree interessate che deriverebbero dalla liquidazione della banca in crisi.

Le decisioni della Corte di Giustizia sull’interpretazione dei trattati sono vincolanti non solo per il giudice del rinvio, ma spiegano efficacia anche al di fuori del giudizio principale, data la loro portata generale ed astratta con efficacia vincolante erga omnes a garanzia dell’uniforme interpretazione del diritto dell’Unione Europea in tutto l’ambito europeo. Inoltre, alle sentenze interpretative va attribuita efficacia retroattiva come conseguenza dell’effetto di incorporazione dell’interpretazione della Corte UE nel testo della disposizione interpretata.

Le norme della Direttiva 2014/59 devono essere interpretate nel senso che esse ostano a che, successivamente alla svalutazione totale delle azioni del capitale sociale di un ente creditizio o di un’impresa di investimento sottoposti a una procedura di risoluzione, le persone che hanno acquistato delle azioni, nell’ambito di un’offerta pubblica di sottoscrizione emessa da tale ente prima dell’avvio di detta procedura di risoluzione, propongano, nei confronti dell’ente creditizio o dell’impresa in parola, ovvero contro l’entità succeduta a tali soggetti, un’azione di responsabilità a causa delle informazioni fornite nel prospetto oppure un’azione di nullità del contratto di sottoscrizione di tali azioni, la quale, in considerazione del suo effetto retroattivo, porti alla restituzione del controvalore dei titoli azionari suddetti, maggiorato di interessi a decorrere dalla data di conclusione di tale contratto.

Il d.lgs. 180/2015 non preclude in assoluto ogni facoltà di agire per il risarcimento del danno ex art 94 TUF, ma solo la facoltà di agire verso il nuovo soggetto, l’ente ponte, nelle sole ipotesi in cui l’iniziativa non è stata assunta prima della cessione ex d.lgs. 180/2015, restando immutata la facoltà di agire verso gli altri possibili co-responsabili (quali l’offerente, l’eventuale garante, le persone responsabili delle informazioni contenute nel prospetto, l’intermediario finanziario).

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30/06/2023
Data sentenza: 20/10/2022
Registro : RG – 30427 –  2016
Tribunale di Torino, 28 Luglio 2026, n. 212/2019
Design comunitario e carenza di giurisdizione del giudice italiano alla luce della pronuncia della Corte di Giustizia
Il principio di libertà di concorrenza e iniziativa economica tollera restrizioni solo per l’esistenza di privative brevettuali (limitate nel tempo)...

Il principio di libertà di concorrenza e iniziativa economica tollera restrizioni solo per l’esistenza di privative brevettuali (limitate nel tempo) o per ragioni concorrenziali (tendenzialmente perpetue) ma in tal caso attinenti solo a modalità sleali di svolgimento. Scaduta la privativa brevettuale su un determinato oggetto, tutte le caratteristiche di utilità di esso divengono liberamente utilizzabili e non solo alcune mentre restano suscettibili di tutela per il divieto di imitazione servile soltanto gli aspetti formali che siano dotati di capacità distintiva ed al tempo stesso superflui, tecnicamente insignificanti, arbitrari e capricciosi. La protezione garantita dall’ordinamento tramite la brevettazione (anche in relazione ai brevetti scaduti) non si rivolge all’idea astratta, ma alle forme di realizzazione dell’idea stessa, forme che possono essere tutte liberamente utilizzate una volta scaduta la privativa, essendo a quel punto lecita (e non in via di principio scorretta) la conquista di clientela rimessa alla fisiologica competizione sul mercato.

La nuova disciplina sulla tutela dei disegni e modelli conferma – anche in sede giurisprudenziale – il ben noto e giustificato disfavore legislativo per monopoli perpetui anche sui valori sostanziali.

Il design comunitario è disciplinato dal RDC Ce 2002 n. 6 che - per quanto riguarda la competenza giurisdizionale - all’art. 82 prevede che: (i) i procedimenti derivanti dalle azioni e dalle domande giudiziali relative ai disegni e modelli comunitari devono essere proposte dinnanzi ai Tribunali dello Stato membro in cui il convenuto ha domicilio o, se non ha domicilio in uno degli Stati membri, nello Stato in cui ha una stabile organizzazione; (ii) se il convenuto non ha né il domicilio né una stabile organizzazione in uno degli Stati membri, tali procedimenti possono essere proposti dinanzi ai Tribunali dello Stato membro in cui l’attore ha il domicilio o, se quest’ultimo non ha il domicilio in uno degli Stati membri, dello Stato membro in cui ha una stabile organizzazione; (iii) i procedimenti in materia di azione di contraffazione e le domande riconvenzionali di nullità sollevate in relazione ad una azione di contraffazione possono anche essere avviati dinnanzi al Tribunale dello Stato membro in cui l’atto è stato commesso o minaccia di essere commesso.

L’art. 79 dello stesso RDC esclude poi l’applicazione dei criteri di cui all’art. 5 della Convenzione di Bruxelles (ora art. 7 del Regolamento Ue 1215/2012) in materia di design comunitario. La Corte di Giustizia ha affermato che risulta dallo stesso tenore letterale dell’art. 82 del regolamento n.6/2002 che le azioni di accertamento di insussistenza di una contraffazione di cui all’art. 81, lettera b) di tale regolamento, quando il convenuto ha il proprio domicilio in uno Stato membro dell’Unione europea devono essere proposte dinanzi ai tribunali dei disegni e modelli comunitari di tale Stato membro, a meno che non vi sia proroga di competenza ai sensi dell’art. 23 o dell’art. 24 del regolamento n. 44/2001, disposizioni, quest’ultime, che hanno sostituito gli  articoli 17 e 18 della convenzione di Bruxelles (Proroga di competenza pacificamente non sussistente nel caso di specie). Inoltre l’art. 82 del regolamento n. 6/2000 deve essere interpretato nel senso che le azioni di accertamento dell’insussistenza di contraffazione di cui all’art. 81, lettera b), di tale regolamento, quando il convenuto ha il proprio domicilio in uno Stato membro dell’Unione Europea, devono essere proposte dinanzi ai Tribunali dei disegni e modelli comunitari di tale Stato membro, a meno che non vi sia proroga di competenza ai sensi dell’art. 23 o dell’art. 24 del regolamento n. 44/2001, e salvo i casi di litispendenza e connessione previsti dai suddetti regolamenti.

Infine l’art. 5, punto 3 del regolamento n. 44/2001 ha sostituito l’art. 5, punto 3, della convenzione di Bruxelles e l’applicazione di tale disposizione ai procedimenti derivanti dalle azioni e domande di cui all’art. 81 del regolamento n. 6/2002 è esclusa dall’art. 79, paragrafo 3, lettera a), di tale  Regolamento.

Dunque, secondo la Corte di Giustizia qualora le domande di accertamento di abuso di posizione dominante e di concorrenza sleale siano proposte sulla scia di un’azione di accertamento dell’insussistenza di una contraffazione di un disegno o modello comunitario e contestino sostanzialmente al titolare di tale disegno o modello di opporsi alla produzione, da parte di colui che agisce per l’accertamento di una contraffazione, di repliche del suddetto disegno o modello, la determinazione del giudice competente deve fondarsi, per l’intera controversia, sul regime di competenza istituito dal regolamento n. 6/2002.

La regola di competenza prevista dall’art. 5 punto 3, del regolamento 44/2001 non è applicabile alle domande di constatazione di abuso di posizione dominante e di concorrenza sleale connesse a un’azione di accertamento di insussistenza di una contraffazione di un disegno o di un modello comunitario, nei limiti in cui accogliere tali domande presuppone l’accoglimento di tale azione di accertamento dell’insussistenza della contraffazione.
Dunque, secondo l'insegnamento della Corte è possibile concludere che quando vi è connessione tra le domande di accertamento negativo della contraffazione e della concorrenza sleale, la determinazione del giudice competente deve essere fondata, per l’intera controversia, sul regime di competenza di cui al RDC 2002 n. 6.

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28/03/2019
Data sentenza: 28/07/2026
Numero: 212/2019
Carica: Presidente | Relatore
Giudice: Gabriella Ratti
Registro : RG – 19878 –  2015
Tribunale di Milano, 1 Aprile 2014
Equo compenso: legittima la previsione che lo pone a carico degli organismi di emissione
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In tema di equo compenso previsto dall'art. 46 bis l.d.a., il d.lgs n. 154/1997 ha previsto che il contributo in favore degli autori delle opere protette dal diritto d'autore per ogni singola utilizzazione delle stesse (altro…)

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12/02/2017
Data sentenza: 01/04/2014
Registro : RG – 45279 –  2012
Tribunale di Milano, 1 Luglio 2015
Evidenza
Adwords e assenza di contraffazione di marchio
Unico legittimato passivo sulle pretese di violazione del marchio per utilizzo dello stesso come AdWords è l’inserzionista concorrente che,

Unico legittimato passivo sulle pretese di violazione del marchio per utilizzo dello stesso come AdWords è l’inserzionista concorrente che, (altro…)

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10/02/2017
Data sentenza: 01/07/2015
Registro : RG – 74281 –  2012
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