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Brevetto per invenzione: contraffazione per equivalente, variazione di un singolo ovvero una pluralità di elementi e raggiungimento del medesimo risultato finale
In materia di brevetti, al fine di escludere la contraffazione per equivalente, non è sufficiente la variazione, ancorché originale, apportata...

In materia di brevetti, al fine di escludere la contraffazione per equivalente, non è sufficiente la variazione, ancorché originale, apportata a un singolo elemento del trovato brevettato, qualora tale variazione non consenta di escludere l’utilizzazione, anche solo parziale, del brevetto anteriore.

La contraffazione per equivalente deve invece escludersi quando la realizzazione contestata si differenzi dal trovato brevettato per una pluralità di elementi caratterizzanti, relativi a una caratteristica fondamentale dell’invenzione, poiché in tal caso viene meno l’utilizzazione, anche solo parziale, della soluzione protetta.

La contraffazione per equivalente ricorre quando la realizzazione contestata consente di raggiungere il medesimo risultato finale adottando varianti prive di carattere di originalità, in quanto ovvie alla luce delle conoscenze del tecnico medio del settore; deve invece escludersi ove le varianti adottate presentino carattere di originalità, offrendo una soluzione non banale e non ripetitiva rispetto a quella brevettata, collocandosi al di fuori dell’idea di soluzione protetta.

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Marchio d’impresa: capacità distintiva del segno complesso e impossibilità giuridica della declaratoria di nullità parziale
Nel segno complesso la capacità distintiva non deve essere valutata in senso atomistico, mediante l’esame dei singoli elementi che lo...

Nel segno complesso la capacità distintiva non deve essere valutata in senso atomistico, mediante l’esame dei singoli elementi che lo compongono ritenuti di per sé privi di capacità distintiva, bensì attraverso una valutazione complessiva dell’attitudine individualizzante dell’intero segno.

Il marchio deve essere considerato come una fattispecie unitaria anche quando sia composto da più elementi; pertanto, la presenza all’interno di un marchio complesso di un elemento privo di capacità distintiva non ne determina la nullità ove altri elementi del segno risultino idonei a conferirgli carattere distintivo complessivo.

L’ordinamento non ammette la possibilità di dichiarare la nullità parziale di un marchio per difetto di capacità distintiva riferito a uno soltanto degli elementi che lo costituiscono, essendo la nullità parziale configurabile esclusivamente con riguardo all’estensione merceologica del segno, come espressamente previsto dall’art. 27 c.p.i., che consente la declaratoria di nullità soltanto in relazione a una parte dei prodotti o dei servizi rivendicati.

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La delibera di esclusione dell’associato di associazione non riconosciuta: profili procedurali e sostanziali
Il giudice adito per l’invalidazione di una delibera di esclusione di un associato per gravi motivi – ai sensi dell’art....

Il giudice adito per l'invalidazione di una delibera di esclusione di un associato per gravi motivi - ai sensi dell'art. 24, comma 3, c.c. - è tenuto ad accertare il rispetto delle regole procedurali, nonché se si sia avverata in concreto una delle ipotesi previste dalla legge o dall'atto costitutivo per la risoluzione del rapporto associativo, senza poter prendere in considerazione circostanze estranee al contenuto della delibera, perché è in base alle ragioni ivi esplicitate che l'associato, tramite la notifica della delibera, è messo in grado di predisporre la propria difesa. In assenza di indicazioni statutarie specifiche o in presenza di formule generali ed elastiche o, comunque, in ogni altra situazione in cui la prefigurata causa di esclusione implichi un giudizio di gravità di singoli atti o comportamenti, da operarsi necessariamente "post factum", il vaglio giurisdizionale deve estendersi necessariamente anche a quest'ultimo aspetto, esprimendosi attraverso un giudizio di proporzionalità complessiva tra le conseguenze del comportamento addebitato all'associato in termini di lesione arrecata alle finalità statutarie e la radicalità della sanzione.

Ai fini della validità della delibera di esclusione dell'associato da un'associazione non riconosciuta, come per quella di esclusione da un'associazione riconosciuta, non è necessaria la preventiva contestazione dell'addebito, atteso che tale contestazione non è richiesta da alcuna disposizione di legge, salvo che non vi sia una previsione di statuto in tal senso.

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Approccio a problemi parziali per la valutazione dell’attività inventiva
Ai sensi delle linee guida EPO si è in presenza di un effetto sinergico originato dalle singole caratteristiche dell’invenzione quando...

Ai sensi delle linee guida EPO si è in presenza di un effetto sinergico originato dalle singole caratteristiche dell'invenzione quando la combinazione di queste dà vita a un effetto tecnico ulteriore e diverso rispetto alla mera somma degli effetti tecnici di ogni caratteristica dell'invenzione. Allorché dall'analisi compiuta dal consulente tecnico si evinca la mancanza di un effetto sinergico ulteriore rispetto alla mera somma degli effetti tecnici individuali delle caratteristiche dell'invenzione, si è in presenza di un'ipotesi di mera aggregazione di caratteristiche, con la conseguenza che al fine di indagare la sussistenza di attività inventiva dell'invenzione è corretta l'applicazione dell'approccio a problemi parziali.

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L’attribuzione reiterata di parte processuale a un soggetto estraneo al giudizio integra la lite temeraria
In sede di appello, la legittimazione a proporre l’impugnazione, o a resistere ad essa, spetta solo a chi abbia assunto...

In sede di appello, la legittimazione a proporre l'impugnazione, o a resistere ad essa, spetta solo a chi abbia assunto la veste di parte nel giudizio di merito, secondo quanto risulta dalla decisione impugnata, tenendo conto sia della motivazione che del dispositivo, a prescindere dalla sua correttezza e corrispondenza alle risultanze processuali nonché alla titolarità del rapporto sostanziale, purché sia quella ritenuta dal giudice nella sentenza della cui impugnazione si tratta.

Il tentativo di attribuire a un soggetto la veste di parte processuale, agendo senza compiere alcun serio sforzo interpretativo, deduttivo, argomentativo, per mettere in discussione la decisione di primo grado con criteri di logicità, sinteticità e chiarezza nonché metodo giuridico, al contrario e addirittura, fondando il proprio motivo di appello su censure avanzate da un soggetto rimasto sempre estraneo alla controversia, integra la fattispecie di lite temeraria ex art. 96, co. 3 c.p.c. Questa particolare fattispecie di responsabilità aggravata, pur non richiedendo né la domanda di parte né la prova del danno, richiede pur sempre, nella più recente elaborazione giurisprudenziale la mala fede o colpa grave della parte soccombente sussistente nell'ipotesi di violazione del grado minimo di diligenza che consente di avvertire facilmente l'infondatezza o l'inammissibilità della propria domanda, non essendo sufficiente la mera infondatezza, anche manifesta, delle tesi prospettate.

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Azione individuale del socio o del terzo ex art. 2395 c.c.: limiti e presupposti
L’azione individuale del socio o del terzo nei confronti dell’amministratore di una società di capitali non è esperibile quando il...

L'azione individuale del socio o del terzo nei confronti dell'amministratore di una società di capitali non è esperibile quando il danno lamentato costituisca solo il riflesso del pregiudizio al patrimonio sociale, giacché il diritto alla conservazione del patrimonio sociale appartiene unicamente alla società. L’amministratore risponde del danno diretto al socio o al terzo quando questo sia conseguente ad atti illeciti compiuti nell’esercizio delle funzioni sue proprie e tipiche ovvero gestorie, mentre non è responsabile, se non verso la società medesima, per gli atti gestori che, per il necessario tramite dell’amministratore, sono compiuti a nome della società.

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Ripetizione di indebito e compensi agli amministratori: onere della prova e valore delle scritture contabili
In tema di ripetizione di indebito oggettivo ex art. 2033 c.c., l’onere di provare l’inesistenza della causa giustificativa del pagamento...

In tema di ripetizione di indebito oggettivo ex art. 2033 c.c., l’onere di provare l’inesistenza della causa giustificativa del pagamento incombe sull’attore che agisce per la restituzione; tale prova può essere fornita mediante scritture contabili della società, liberamente valutabili dal giudice, ove da esse emerga la corresponsione di somme espressamente imputate a titolo di compensi per la carica di amministratore, in assenza di delibera assembleare prevista dallo statuto sociale. Non rileva, ai fini dell’esclusione dell’indebito, la mera allegazione di un rapporto di lavoro contestuale, se non accompagnata da prova che le somme percepite siano riconducibili a tale rapporto.

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Sull’invalidità della delibera di approvazione del bilancio
In tema di impugnazione di delibere assembleari di approvazione del bilancio, la difformità tra il numero di dipendenti emergente dalla...

In tema di impugnazione di delibere assembleari di approvazione del bilancio, la difformità tra il numero di dipendenti emergente dalla nota integrativa e quello risultante dalla visura camerale è, notoriamente, una circostanza fisiologica in ragione del fatto che il primo dato include, in genere, alcune tipologie di lavoro dipendente che, invece, non vengono considerate nella visura camerale riportante il mero dato acquisito dall’INPS.

 

La mancata conclusione dell’operazione a normali condizioni di mercato costituisce un requisito essenziale previsto dall’art. 2427, co. 1, n. 22 bis c.c. ai fini dell’inserimento in nota integrativa dell’operazione come realizzata tra parti correlate.

 

L’apposizione a carico della società di spese personali degli amministratori non rileva ai fini della correttezza dell’impugnato bilancio, atteso che essa potrebbe costituire, al più, una questione valutabile ai fini di un’eventuale declaratoria di responsabilità, per mala gestio, degli amministratori infedeli.

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Concorrenza sleale e storno di dipendenti: risarcimento integrale quando la perdita di clientela è causalmente imputabile alla condotta illecita
In materia di concorrenza sleale per storno di dipendenti e conseguente sviamento di clientela, qualora sia accertato con statuizione passata...

In materia di concorrenza sleale per storno di dipendenti e conseguente sviamento di clientela, qualora sia accertato con statuizione passata in giudicato che la perdita dei clienti sia stata causata dalla condotta illecita della concorrente – la quale si è avvalsa di personale stornato che ha sfruttato il preesistente rapporto fiduciario e le informazioni riservate sui contratti – è erronea la liquidazione del danno che operi una riduzione del fatturato perso sull'ipotetico presupposto che una quota di clienti avrebbe comunque abbandonato l'impresa per il solo fatto dell'ingresso di un nuovo concorrente sul mercato. In tale scenario, il pregiudizio economico derivante dalla perdita di fatturato deve essere causalmente ricondotto all'illecito concorrenziale e, pertanto, integralmente risarcito.

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Tutela delle denominazioni di origine protetta
L’illecita evocazione di una denominazione di origine protetta si configura quando l’uso di una denominazione o di un marchio produce,...

L'illecita evocazione di una denominazione di origine protetta si configura quando l'uso di una denominazione o di un marchio produce, nella mente del consumatore medio, un nesso sufficientemente diretto e univoco con la denominazione protetta. La valutazione deve essere condotta in modo globale, tenendo conto di una pluralità di elementi, quali l'incorporazione parziale della denominazione protetta, l'affinità fonetica e visiva tra i segni, la vicinanza concettuale e il contesto complessivo di commercializzazione, ivi compresi i contenuti del sito web aziendale e del materiale pubblicitario che creano un legame tra il prodotto e il territorio protetto.

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Efficacia del giudicato nei confronti di un consorzio
La sentenza pronunciata nei confronti del consorzio appellato, relativa al carattere discriminatorio di una clausola del regolamento consortile, esplica efficacia...

La sentenza pronunciata nei confronti del consorzio appellato, relativa al carattere discriminatorio di una clausola del regolamento consortile, esplica efficacia nei suoi confronti anche in un diverso giudizio, pur se fatta valere da un soggetto che non abbia partecipato a quel processo, purché questi sia titolare di diritti dipendenti dalla, o comunque subordinati alla, situazione giuridica accertata in quella controversia.

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Frazionamento del credito: quando integra abuso del processo e quando è ammesso
Costituisce abuso del processo il frazionamento giudiziale di un credito unitario, allorché la pluralità di azioni promananti dal medesimo rapporto...

Costituisce abuso del processo il frazionamento giudiziale di un credito unitario, allorché la pluralità di azioni promananti dal medesimo rapporto e fondate su identici fatti costitutivi determini un ingiustificato dispendio dell’attività processuale; tale condotta è consentita solo se sussiste, in capo al creditore, un apprezzabile interesse oggettivo alla tutela processuale frazionata, la cui mancanza comporta l’improponibilità della domanda, impregiudicato il diritto alla sua riproposizione unitaria. Qualora, tuttavia, il giudicato si sia già formato su una delle frazioni, il giudice deve comunque decidere nel merito sulla pretesa residua, potendosi valutare la condotta processuale delle parti in sede di regolazione delle spese di lite.

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