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Il confronto con le opere parte dell’archivio costituisce prova diretta nella valutazione del plagio
Nonostante l’opera nasca come disegno bidimensionale e la destinazione ad un impiego su prodotti industriali avvenga solo in un momento...

Nonostante l'opera nasca come disegno bidimensionale e la destinazione ad un impiego su prodotti industriali avvenga solo in un momento successivo, è riconosciuta la tutela quale opera del disegno industriale ex art. 2, n. 10, l.d.a. ove siano provati i requisiti di novità, creatività e valore artistico [nel caso di specie il valore artistico è stato riconosciuto per il costante interesse e l'apprezzamento degli ambienti culturali per l'opera dell'artista e l’allestimento di numerose mostre dedicate].

Nella valutazione del plagio di opere del design tutelate dall'art. 2, n. 10, l.d.a. , il confronto con le opere che fanno parte dell'archivio dell'artista, operato dal consulente tecnico anche attraverso l'analisi dei materiali e delle tecniche utilizzate, costituisce prova diretta e non solo indiziaria. [Nel caso di specie, dall'analisi condotta è emersa, infatti, la volontaria ripresa di forme plastiche, decori, colorazioni, temi e tecniche di rielaborazione dell'artista, del tutto simili a quelle originarie e tali da trarre in inganno il pubblico, date le minime differenze che solo un osservatore esperto può cogliere.]

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Anche modelli esteticamente molto vicini posseggono individualità se idonei a attirare l’attenzione del pubblico o costituire motivo di preferenza per l’acquisto
Possono accedere alla tutela come modello quelle forme estetiche, nuove ed idonee a conferire un’impressione generale diversa rispetto al patrimonio...

Possono accedere alla tutela come modello quelle forme estetiche, nuove ed idonee a conferire un’impressione generale diversa rispetto al patrimonio del noto, ed attributive di quel livello di individualità tale non solo da attirare l’attenzione del pubblico, ma altresì da costituire motivo di preferenza per l’acquisto.

In particolare, quanto ai presupposti per la sua validità, va rammentato che:

- la novità sussiste quando nessuna delle anteriorità riproduca tutte, e contemporaneamente, le stesse linee e soluzioni estetiche del design oggetto di indagine. Dunque, l’assenza di divulgazione di un modello identico anteriormente alla data della sua domanda di registrazione consente di predicarne la novità;

- il carattere individuale di cui all’art. 33 c.p.i. consiste nella capacità del disegno di suscitare un’impressione generale diversa da quella degli altri disegni o di altri modelli anteriori nell’utilizzatore informato. Tale figura va identificata nel consumatore che possiede una particolare conoscenza del settore merceologico di riferimento e, pertanto, è capace di cogliere differenze e dettagli che sfuggono al consumatore medio e che non sono visibili ad una rapida occhiata. Con la conseguente possibilità di ravvisare un’ impressione generale anche per modelli esteticamente molto vicini.

Il carattere individuale costituisce poi un presupposto assai meno pregnante rispetto a quella vera e propria potenzialità di far evolvere il gusto e di configurare una nuova estetica prescritto dalla normativa previgente (speciale ornamento).

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Trasferimento d’azienda: nozione ed obblighi di esecuzione del contratto
In tema di trasferimento d’azienda, onde accertare se vi sia stato il trasferimento “di un’entità economica organizzata finalizzata al perseguimento...

In tema di trasferimento d’azienda, onde accertare se vi sia stato il trasferimento “di un’entità economica organizzata finalizzata al perseguimento di uno specifico obbiettivo” occorre sussistano una pluralità di elementi tra loro in rapporto di interdipendenza ed è indispensabile che nel complesso dei beni di fatto ceduti permanga un residuo di organizzazione che ne dimostri l’attitudine all’esercizio dell’impresa, sia pure mediante la successiva integrazione da parte del cessionario.

A fronte di un asserito obbligo di acquistare un bene ad un certo prezzo, la parte interessata all’adempimento può chiedere l’esecuzione in forma specifica dello stesso (ex art. 2932 c.c.), oppure la pronuncia di risoluzione dell’obbligo preliminare per inadempimento del promittente/acquirente e il risarcimento del danno, essendo del tutto inammissibile una domanda di condanna al pagamento del corrispettivo in assenza di trasferimento della proprietà del bene.

L’obbligazione di “procurare nei termini un acquirente” va senz’altro qualificata quale obbligazione di mezzi e non di risultato, onde la parte interessata all’adempimento, convenendo l’obbligata in giudizio, deve dedurre e provare che quest’ultima non ha posto in essere attività di intermediazione onde reperire sul mercato un acquirente, non essendo sufficiente ad integrare l’inadempimento dell’obbligo dedotto l’allegazione del fatto che la vendita promessa, oggetto del mandato, non si sia realizzata.

La promessa del fatto del terzo implica che il terzo sia individuato e determinato, altrimenti la promessa è nulla per impossibilità dell’oggetto.

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Collegamento contrattuale tra contratto di cessione di quota e contratto di cessione del ramo d’azienda. Trasferibilità di attestazione SOA. Cessione di quote e interessi moratori
Affinché possa configurarsi un collegamento contrattuale tra il contratto di cessione di quota di società e il contratto di cessione...

Affinché possa configurarsi un collegamento contrattuale tra il contratto di cessione di quota di società e il contratto di cessione del ramo d'azienda (di cui la quota non è parte) è necessario che sussistano: (i) una "unitarietà dell'interesse globalmente perseguito"; (ii) l’obiettiva funzionalizzazione a ciò dei regolamenti contrattuali adottati; e (iii) l’eccedenza causale rispetto alla mera considerazione di quelle tipiche di ciascuno dei componenti. Non è invece elemento essenziale della fattispecie la coincidenza soggettiva tra le parti di tutti gli accordi.

Per quanto concerne la possibilità delle attestazioni SOA di essere ricomprese nell'azienda, ciò è da escludersi in quanto le prime sono certificazioni di carattere personale che attestano il possesso da parte di un soggetto di determinati "requisiti morali, di struttura ed esperienziali". Tale attestazione, avente carattere personale, non può essere automaticamente trasferito con il trasferimento dell'azienda, secondo quanto disposto dall'art. 2558 c.c..

La disciplina degli interessi moratori di cui al d.lgs. n. 231/2002 non è applicabile alla cessione di quote sociali, atteso che queste ultime non sono oggetto di attività economica aziendale e, pertanto, non possono dar luogo a una "transazione commerciale" ai sensi dell'art. 1 del citato decreto.

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Patto di non concorrenza nella cessione d’azienda e attività espressamente esclusa dal divieto
Non costituisce inadempimento del patto di non concorrenza contenuto nel contratto di cessione di [ramo d’]azienda, idoneo a fondarne la...

Non costituisce inadempimento del patto di non concorrenza contenuto nel contratto di cessione di [ramo d’]azienda, idoneo a fondarne la risoluzione, la prosecuzione da parte del cedente di un’attività che le parti, con una valutazione ex ante rimessa alla loro autonomia contrattuale, hanno espressamente escluso dalle attività vietate [il commercio ambulante su aree pubbliche]. L’accertamento dell’insussistenza di inadempimenti del cedente e il conseguente rigetto della domanda di risoluzione comportano il rigetto anche della domanda di risarcimento del danno proposta dal cessionario, che trova fondamento nell’imputabilità dell’inadempimento.

Il cessionario d’azienda che lamenti un inadempimento del cedente in relazione al valore dell’avviamento ha l’onere di provare che il cedente abbia garantito una specifica attitudine dell’azienda a produrre utilità economiche, posta dalle parti a base della determinazione del valore dell’avviamento nella quantificazione del prezzo; in mancanza di tale garanzia non è configurabile alcun inadempimento del cedente.

Ai fini della competenza territoriale per il decreto ingiuntivo fondato su cambiali, il luogo di emissione dei titoli rileva per la determinazione del foro facoltativo di cui all’art. 20 c.p.c., senza escludere la competenza degli altri fori determinabili secondo le regole generali di cui agli artt. 18 ss. c.p.c.

Il difetto di procura del ricorrente per il procedimento monitorio nei confronti di uno dei debitori ingiunti determina l’invalidità del decreto ingiuntivo nei confronti di quest’ultimo, con conseguente revoca delle relative statuizioni. Poiché il giudizio di opposizione è a cognizione piena, e il giudice è chiamato a un’autonoma valutazione di tutti gli elementi offerti dal creditore per dimostrare la fondatezza della pretesa e dall’opponente per contestarla, la procura validamente conferita dall’opposto in calce alla comparsa di costituzione consente comunque di decidere nel merito la domanda di pagamento anche nei confronti di quel debitore.

Il creditore che, nel ricorso per decreto ingiuntivo, utilizza le cambiali come riconoscimento di debito ai sensi dell’art. 1988 c.c. esercita l’azione causale fondata sul rapporto sottostante; ne deriva l’irrilevanza delle irregolarità formali dei titoli che non incidono sulla determinatezza della volontà manifestata, quanto a soggetti e oggetto del riconoscimento.

La cambiale incorpora un diritto di credito e ha natura di strumento per la circolazione del credito, diversamente dall’assegno, che è strumento di pagamento. Ne consegue che, in mancanza di una pattuizione che attribuisca natura solutoria alla consegna degli effetti o renda esclusivo il pagamento mediante cambiali, la previsione della loro consegna nel contratto non modifica la disciplina legale del pagamento del prezzo in moneta avente corso legale alle scadenze pattuite (art. 1277 c.c.), e la mancata messa all’incasso dei titoli da parte del creditore non rende inesigibile il credito.

Ai fini della decadenza del debitore dal beneficio del termine ai sensi dell’art. 1186 c.c., lo stato di insolvenza sussiste già quando si verifichi uno squilibrio nella capacità di fare fronte alle obbligazioni, anche in assenza di una situazione di definitivo dissesto [ed è desumibile dal reiterato mancato pagamento delle rate del prezzo]. Il creditore può esigere immediatamente la prestazione senza una preventiva pronuncia giudiziale né un’espressa domanda, perché il diritto al pagamento immediato può essere virtualmente dedotto con la domanda o con il ricorso per ingiunzione di pagamento del debito non ancora scaduto.

La condanna ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c. presuppone la totale soccombenza della parte, ed è quindi esclusa quando un motivo di opposizione a decreto ingiuntivo [il difetto di procura del ricorrente nei confronti di uno degli ingiunti] sia stato accolto, ancorché il vizio sia stato poi sanato con il conferimento di idonea procura nel giudizio di opposizione.

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Consumazione degli effetti della sospensione cautelare di delibera consiliare preassembleare dopo l’assemblea
Quando la sospensione cautelare in corso di causa ha per oggetto una deliberazione consiliare assunta in vista di una specifica...

Quando la sospensione cautelare in corso di causa ha per oggetto una deliberazione consiliare assunta in vista di una specifica assemblea [con la designazione del presidente dell’adunanza e il mandato a regolarne lo svolgimento e il computo dei quorum], e sono stati adottati nell’imminenza dell’assemblea i provvedimenti idonei a impedire che quella deliberazione fosse portata ad effetto, la conclusione dell’assemblea esaurisce gli effetti della deliberazione impugnata. Viene meno pertanto l’interesse dei ricorrenti alla conferma dei provvedimenti cautelari, con conseguente revoca del decreto emesso e declaratoria di cessazione della materia cautelare del contendere, senza che ciò comporti neppure implicitamente una riforma nel merito del provvedimento; l’impugnazione della deliberazione conserva un significato residuale ai soli fini della soccombenza virtuale.

La qualifica di società emittente azioni diffuse fra il pubblico in misura rilevante, e le relative conseguenze in tema di computo delle azioni proprie nei quorum assembleari, discendono soltanto dal verificarsi dei presupposti di legge e non possono dipendere da alcuna decisione di un organo sociale.

Nel procedimento cautelare in corso di causa promosso a tutela dell’impugnazione di una deliberazione consiliare ai sensi dell’art. 2388, comma 4, c.c., sono inammissibili, per difetto di strumentalità rispetto al thema decidendum del giudizio di merito, le ulteriori istanze cautelari volte a ottenere la prosecuzione o il nuovo svolgimento dell’assemblea, la fissazione della data dei lavori o la designazione del suo presidente.

La partecipazione al subprocedimento cautelare in corso di causa di soggetti che non sono intervenuti nel giudizio di merito è irrituale, e degli atti e documenti da essi depositati non si tiene conto.

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Trasferimento di quote di s.r.l. non iscritto nel registro delle imprese e qualità di socio
L’art. 2470, comma 1, c.c., che subordina l’efficacia del trasferimento delle partecipazioni di s.r.l. nei confronti della società al deposito...

L’art. 2470, comma 1, c.c., che subordina l’efficacia del trasferimento delle partecipazioni di s.r.l. nei confronti della società al deposito dell’atto presso il Registro delle imprese, detta una disciplina autonoma rispetto alla generale previsione dell’art. 2193 c.c. sull’efficacia dichiarativa della pubblicità, volta ad assicurare certezza nell’individuazione dei soci nei rapporti endo-societari ed escludendo la rilevanza della prova che gli organi sociali conoscessero il trasferimento non iscritto. In ambito endo-societario, e dunque ai fini dell’esercizio dei diritti sociali di voto e di controllo, la qualità di socio spetta ai soggetti il cui atto di acquisto della partecipazione risulta iscritto nel Registro delle imprese, e gli organi sociali non possono contestarla in riferimento a cessioni non iscritte, anche se realizzate tra soci; soltanto i soci o i terzi interessati possono far valere le proprie ragioni nei confronti della loro diretta controparte.

Ne consegue che, ai fini del calcolo del quorum deliberativo, il socio il cui acquisto di un’ulteriore partecipazione [in esecuzione di un’opzione di acquisto prevista da patti parasociali] non è stato iscritto nel Registro delle imprese va considerato titolare della sola partecipazione anteriore; il richiamo ai patti parasociali e alla loro pretesa opponibilità alla società non elide la portata dell’art. 2470 c.c., e la deliberazione adottata senza il raggiungimento del quorum statutario risulta invalida.

La sospensione dell’efficacia della deliberazione assembleare può essere disposta anche quando questa abbia già avuto parziale esecuzione ma sia ancora destinata a produrre effetti sulla struttura e sull’organizzazione della società, come tipicamente accade per le deliberazioni di nomina dei componenti di un organo sociale, che continuano a produrre effetti senza necessità di ulteriori atti di esecuzione; non vi è distinzione sostanziale tra efficacia ed esecuzione, e il solo limite alla sospensione è costituito dal definitivo esaurirsi degli effetti della deliberazione. Non sono quindi di ostacolo l’intervenuta accettazione dell’incarico da parte degli amministratori nominati e l’iscrizione della delibera nel Registro delle imprese.

Il periculum per la sospensione della deliberazione di nomina dell’organo amministrativo assunta in difetto del quorum deliberativo può individuarsi nel carattere pregiudizievole, per la stabilità della stessa organizzazione sociale, della permanenza in carica di un organo gestorio invalidamente nominato; tale pregiudizio si riverbera anche sulla posizione del socio impugnante ed è di per sé indicativo, nel giudizio di comparazione previsto dall’art. 2378, comma 4, c.c., della prevalenza dell’interesse del socio alla sospensione, perché in mancanza del provvedimento sarebbe compromesso anche l’interesse della società a una regolare costituzione dell’organo gestorio.

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Un accordo di “joint venture” che preveda la compravendita di partecipazioni di una società terza può essere configurato, in base al caso concreto, quale contratto contenente un preliminare di compravendita di quote
Un contratto c.d. “di joint venture” che contenga l’obbligazione delle parti rispettivamente di cedere e di acquistare delle partecipazioni di...

Un contratto c.d. “di joint venture” che contenga l’obbligazione delle parti rispettivamente di cedere e di acquistare delle partecipazioni di una società terza può essere qualificato, adottando i parametri interpretativi di cui agli artt. 1362, 1363 c.c., come contenente anche un contratto preliminare rafforzato di vendita di partecipazioni sociali.
Ai fini della quantificazione del danno conseguente alla mancata stipulazione di un contratto definitivo di compravendita di partecipazioni sociali, pari alla quota parte degli utili conseguiti dalla società c.d. “target” che l’'acquirente avrebbe potuto percepire in caso di tempestivo adempimento da parte del cedente, è necessario produrre in giudizio i bilanci della società relativi al periodo di riferimento.

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Assenza di controllo del socio al 50% ai fini della prelazione per trasferimento indiretto
Ai fini della clausola statutaria che estende la prelazione al trasferimento indiretto delle partecipazioni mediante trasferimento del controllo della società...

Ai fini della clausola statutaria che estende la prelazione al trasferimento indiretto delle partecipazioni mediante trasferimento del controllo della società socia, non integra trasferimento del controllo la cessione della partecipazione del 50% [di una s.r.l. socia], perché è estranea alla posizione di controllo la situazione del socio titolare di un mero diritto di veto. Il controllo è integrato dal potere del suo titolare di imporre agli altri soci le proprie scelte, e il socio che può soltanto impedire all’altro o agli altri di assumere determinate decisioni non controlla la società. Le deliberazioni assunte con l’esclusione dal voto del socio in applicazione della clausola, in difetto del suo presupposto, sono contrarie alla legge e perciò annullabili.

Riprova evidente dell’assenza di controllo in capo al socio al 50% di s.r.l., specie quando lo statuto prevede un quorum deliberativo pari alla maggioranza del capitale sociale, è che l’ipotesi di scioglimento della società per impossibilità di funzionamento dell’assemblea di cui all’art. 2484, n. 3), c.c. si verifica quasi sempre proprio in questi casi; l’impossibilità di funzionamento dell’assemblea è segno inequivocabile della mancanza di controllo da parte di uno dei soci. La capacità del socio privo della maggioranza di esercitare un’influenza dominante nell’assemblea deve essere provata da chi la allega.

La fattispecie del controllo di cui all’art. 2359 c.c. ha come titolare una società, perché è costruita in vista dell’applicazione della disciplina del controllo societario, inapplicabile alle persone fisiche; tuttavia, nel contesto di una clausola statutaria di prelazione estesa al trasferimento del controllo della società socia, e in relazione alla sua funzione di assicurare la stabilità e l’omogeneità della compagine sociale della partecipata, la nozione di controllo deve ritenersi estesa alle persone fisiche.

Le norme in tema di controllo, e in particolare gli artt. 2359 e 2497 sexies c.c., intendono il controllo come posizione riconducibile a un solo soggetto; l’esercizio congiunto dell’influenza dominante è previsto dall’art. 2341 bis, lett. c), c.c. soltanto come effetto della stipula di un patto parasociale, che deve essere allegato e provato da chi deduce il controllo congiunto.

Il controllo interno o partecipativo di cui all’art. 2359, comma 1, nn. 1) e 2), c.c. ricorre quando la controllante è in grado di esprimere nell’assemblea ordinaria della controllata un’influenza dominante, cioè di influenzare in modo determinante le principali scelte gestionali della controllata e, in particolare, di nominare almeno la maggioranza degli amministratori. L’influenza dominante è presunta iuris et de iure se la controllante dispone della maggioranza nell’assemblea della controllata, ed è comunque riconosciuta ogni qualvolta essa, pur senza quella maggioranza, riesca a esercitarla in quella sede, ad esempio in forza di diritti particolari ai sensi dell’art. 2468, comma 3, c.c., di quorum statutari, di patti parasociali, della quotazione o della diffusione delle partecipazioni tra il pubblico.

Quando lo statuto prevede la competenza di un collegio arbitrale, nominato dal Presidente del Tribunale, per l’impugnazione delle deliberazioni dei cui effetti si chiede la sospensione con ricorso ai sensi degli artt. 669 quinquies e 700 c.p.c., il deposito dell’istanza di nomina degli arbitri è sufficiente a determinare la pendenza del procedimento arbitrale e il rispetto del termine perentorio di impugnazione. Si tratta infatti del primo atto con cui la parte manifesta la volontà di agire e innesca il procedimento, mentre ogni atto successivo dipende dall’attività di altri, in particolare dell’autorità alla quale è richiesta la nomina, e lo scambio del primo scritto difensivo presuppone l’insediamento del collegio arbitrale (art. 816 bis c.p.c.).

Il periculum in mora richiesto dall’art. 2378, commi 3 e 4, c.c. per la sospensione dell’esecuzione e degli effetti della deliberazione dei soci va valutato comparando il pregiudizio che subirebbe il socio ricorrente dalla mancata sospensione con quello che subirebbe la società dalla sospensione. La società come tale non è titolare di posizioni soggettive qualificate in ordine alla composizione dell’organo amministrativo o di controllo con determinate persone piuttosto che con altre, e non subisce quindi pregiudizio dalla sospensione delle deliberazioni di nomina; subisce invece un grave pregiudizio il socio [al 50%] illegittimamente escluso dal voto, che perde la possibilità di esercitare il voto, e con esso un diritto di veto da esercitare nei limiti della buona fede, il diritto statutario di nominare amministratori [mediante voto di lista] e l’esercizio degli altri diritti amministrativi.

Va rigettata, per assoluta indeterminatezza dell’oggetto, la domanda di sospensione di tutte le deliberazioni successivamente adottate dal consiglio di amministrazione nominato con la deliberazione impugnata; il socio che chiede la sospensione di una specifica deliberazione consiliare deve allegare quale suo diritto essa abbia leso, perché altrimenti difetta la legittimazione all’impugnazione ai sensi dell’art. 2388, comma 4, c.c.

Il rilascio di una nuova procura alle liti nel corso del procedimento esplica effetto sanante ex tunc ai sensi dell’art. 182, comma 2, c.p.c.

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Respinta domanda risarcitoria del socio di minoranza ex art. 2497 c.c. per asserita violazione dell’impegno alla riammissione alla quotazione assunto in un contratto di investimento
Per potere fruttuosamente esperire azioni di responsabilità ex art. 2497 c.c. nei confronti dei soci di controllo e di altri...

Per potere fruttuosamente esperire azioni di responsabilità ex art. 2497 c.c. nei confronti dei soci di controllo e di altri responsabili in solido, il socio di minoranza ha l'onere di dedurre (e poi provare) un danno arrecato al patrimonio sociale (e, in via riflessa, alla propria partecipazione).

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Ingerenza del socio accomandante che conduce le trattative per la cessione dell’azienda sociale
Il socio accomandante che dà impulso e conduce, per conto della società, le trattative che portano alla cessione dell’azienda sociale...

Il socio accomandante che dà impulso e conduce, per conto della società, le trattative che portano alla cessione dell’azienda sociale compie un atto di amministrazione vietato dall’art. 2320 c.c., perché la determinazione delle condizioni di vendita dell’attività sociale all’esito della contrattazione costituisce atto di gestione, anche se il contratto è poi sottoscritto dal socio accomandatario. In mancanza di allegazione e prova di una procura speciale per il singolo affare, l’accomandante risponde quindi illimitatamente e in proprio delle obbligazioni sociali.

La responsabilità dell’accomandante ingeritosi nella gestione opera nei confronti dei terzi; il suo operato diviene riconducibile alla società quando questa lo ratifichi [concludendo il contratto alle condizioni da lui negoziate, incassandone il prezzo e omettendo di far valere l’inefficacia dell’atto nei propri confronti], e in tal caso la responsabilità dell’accomandante si aggiunge a quella della società. Ai fini della valutazione del dolo, gli stati soggettivi vanno riferiti alla persona dell’accomandante che ha agito per conto della società, secondo il principio generale in tema di rappresentanza.

Le autorizzazioni amministrative all’esercizio dell’attività d’impresa sono provvedimenti volti a disciplinare nell’interesse pubblico l’esercizio dell’attività commerciale; esse hanno carattere personale, sono intrasmissibili per semplice accordo tra privati e restano estranee ai rapporti negoziali privati attinenti all’esercizio. Esse restano quindi fuori dal novero dei beni che compongono l’azienda ai sensi dell’art. 2555 c.c. e costituiscono oggetto di obbligazioni del cedente relative all’assenza di vizi o alle qualità promesse, sicché la loro eventuale mancanza è inidonea a determinare la nullità del contratto di cessione d’azienda per vizio dell’oggetto e può rilevare soltanto come vizio funzionale, ai fini dell’inadempimento e della risoluzione.

È inammissibile la domanda di nullità del contratto proposta con la memoria ex art. 183, comma 6, n. 1, c.p.c. che si fondi su fatti costitutivi del tutto nuovi rispetto a quelli dedotti nell’atto di citazione [la mancanza delle autorizzazioni amministrative, a fronte dell’originaria allegazione dell’abusività di un manufatto], ancorché la nullità sia rilevabile d’ufficio dal giudice investito della domanda di annullamento del medesimo contratto.

Ai fini dell’annullamento del contratto per dolo ai sensi dell’art. 1439 c.c., grava sul contraente che si assume ingannato l’onere di provare la falsa rappresentazione della realtà e il carattere determinante dei raggiri sul proprio consenso. Depongono contro la rilevanza causale dell’inganno [relativo all’utilizzabilità di un manufatto annesso all’esercizio ceduto] l’omessa verifica della sua regolarità prima della conclusione del contratto, un prezzo sensibilmente inferiore a quello delle precedenti cessioni e il ritardo nel sollevare contestazioni dopo la scoperta.

Ai fini dell’applicazione dell’art. 1440 c.c. occorre accertare l’esistenza di raggiri maliziosi adoperati in mala fede da un contraente ai danni dell’altro, la loro idoneità a trarre in inganno l’altra parte senza determinare un vizio del consenso tale da invalidare il negozio e la circostanza che, in mancanza dei raggiri, il contratto sarebbe stato concluso a condizioni diverse, che la parte deve specificamente indicare.

L’art. 2495 c.c., secondo il quale la cancellazione delle società di capitali e delle cooperative dal registro delle imprese ha natura costitutiva e ne determina l’estinzione, non si estende alle vicende estintive della qualità di imprenditore individuale, che non si distingue dalla persona fisica che svolge l’attività; l’inizio e la fine di tale qualità dipendono dall’effettivo svolgimento o dal reale venir meno dell’attività imprenditoriale, indipendentemente dalle formalità pubblicitarie. Resta quindi legittimato ad agire, quale titolare dell’impresa, l’imprenditore individuale cancellato dal registro che abbia di fatto proseguito l’attività [in un’altra unità locale].

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Azione individuale del socio di s.r.l. e danno indiretto riflesso del pregiudizio al patrimonio sociale
L’azione ex art. 2476, sesto comma, c.c., strutturalmente identica a quella prevista per la s.p.a. dall’art. 2395 c.c., non è...

L’azione ex art. 2476, sesto comma, c.c., strutturalmente identica a quella prevista per la s.p.a. dall’art. 2395 c.c., non è esperibile dal socio che chieda per sé il risarcimento dei danni cagionati al patrimonio sociale da atti di mala gestio dell’amministratore [irregolare tenuta delle scritture contabili, omesso pagamento di tributi, pagamenti e debiti ingiustificati], perché tali danni costituiscono per il socio un pregiudizio soltanto indiretto, riflesso di quello subito dalla società, e il diritto alla conservazione del patrimonio sociale appartiene unicamente a quest’ultima; il socio è pertanto privo di legitimatio ad causam.

Il legale rappresentante della s.r.l., per esercitare l’azione sociale di responsabilità contro l’amministratore, deve essere autorizzato dall’assemblea dei soci; l’autorizzazione costituisce una condizione dell’azione, integrabile sino alla precisazione delle conclusioni, in difetto della quale la domanda è improcedibile. La regola vale anche per il liquidatore, che nella fase di liquidazione esercita gli stessi poteri degli amministratori e ne assume la responsabilità secondo i medesimi criteri d’imputazione (art. 2489 c.c.).

La domanda con cui il socio [di s.r.l.] chiede la condanna dell’amministratore al risarcimento dei danni in proprio favore va qualificata come azione individuale ex art. 2476, sesto comma, c.c., e non come azione sociale esercitata dal socio in via straordinaria ex art. 2476, terzo comma, c.c., perché con quest’ultima il risarcimento è chiesto soltanto a favore della società.

Nell’azione ex art. 2395 o 2476, sesto comma, c.c., che rientra nella responsabilità aquiliana, l’attore deve provare la condotta dell’autore dell’illecito, il dolo o la colpa e il nesso causale tra la condotta e il danno, che deve essere stato cagionato direttamente al suo patrimonio; non rilevano i danni indiretti, riflesso di un pregiudizio al patrimonio sociale.

Il legale rappresentante di un ente al quale l’organo amministrativo abbia conferito il potere di stare in giudizio entro un limite di valore è privo del potere di proporre una causa di valore superiore. Se il convenuto ha tempestivamente eccepito il difetto di poteri e l’attore ha accettato il contraddittorio sul punto, potendo integrare di sua iniziativa i poteri sino alla precisazione delle conclusioni, non sussistono i presupposti per l’applicazione dell’art. 182, secondo comma, c.p.c.

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