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Azione di inibitoria di attività concorrenziale del socio di s.n.c. e azione di accertamento di utili non distribuiti
Il socio di una snc non è legittimato ad agire per ottenere direttamente la tutela della società rispetto alla dedotta...

Il socio di una snc non è legittimato ad agire per ottenere direttamente la tutela della società rispetto alla dedotta attività di concorrenza esercitata in violazione dell’art. 2301 c.c., per il quale in caso di inosservanza del divieto di concorrenza “la società ha diritto al risarcimento del danno salvo l’applicazione dell’articolo 2286 c.c.”. Il socio di una snc non può nemmeno invocare la tutela della società a fronte di atti di concorrenza “sleale” ai fini di ottenerne l’inibitoria ai sensi dell’art. 2599 c.c., tantomeno in via surrogatoria, atteso che ex art. 2900 c.c. colui che si assume creditore è legittimato ad esercitare le azioni che spettano verso i terzi al proprio debitore e che questi trascura di esercitare purché si tratti di azioni che abbiano contenuto patrimoniale (quale non è una pronuncia di accertamento e di inibitoria come quella in discorso, che spetta solo all’avente diritto, cioè, alla società).

Deve essere dichiarata inammissibile la domanda di nomina di un curatore speciale ex art. 79 c.p.c. espressamente autorizzato a proporre le domande di accertamento ed inibitoria precluse al socio; la norma invocata ha, invero, natura processuale e consente al Presidente del Tribunale su richiesta della parte che ha interesse a risolvere un problema di conflitto di interessi o di carenza di rappresentanza di una parte in giudizio.

Integra una giusta causa di revoca dell'amministratore di s.n.c. il fatto che i bilanci siano stati redatti con gravi errori ed omissioni (nella specie, la consulenza tecnica disposta aveva accertato mancanza di documentazione, esistenza di costi riferibili personalmente ai soci, presenza di lavoratori non iscritti a libro paga e mancata fatturazione di attività svolta per i clienti).

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Esclusione del socio di cooperativa per condotta ritorsiva e limiti della «ragion fattasi»
La gravità della condotta del socio di cooperativa e la sua idoneità a giustificarne l’esclusione dalla società vanno apprezzate in...

La gravità della condotta del socio di cooperativa e la sua idoneità a giustificarne l’esclusione dalla società vanno apprezzate in sé e restano tali anche quando la condotta costituisca una reazione a presunte iniziative illegittime assunte nei suoi confronti dal consiglio di amministrazione, perché l’ordinamento ammette la «ragion fattasi» quale modalità di reazione a un supposto illecito altrui soltanto entro limiti strettissimi. Le ragioni di contrasto rispetto agli addebiti ricevuti vanno fatte valere dal socio nella sede del procedimento disciplinare.

Una condotta del socio di cooperativa connotata da arbitrarietà e potenzialità lesiva tali da compromettere l’immagine e la stessa sopravvivenza dell’impresa cooperativa [quale la comunicazione all’azienda sanitaria, da parte del direttore sanitario sospeso dal servizio, del venir meno dei requisiti organizzativi per l’accreditamento della struttura] giustifica di per sé sola l’esclusione del suo autore, a prescindere da un pieno esame di merito della correttezza delle iniziative precedentemente assunte nei suoi confronti dal consiglio di amministrazione.

In sede cautelare, l’istanza di sospensione dell’efficacia della delibera consiliare di esclusione del socio di cooperativa, proposta ai sensi degli artt. 2388, co. 4, e 2378, co. 3 e 4, c.c., va respinta quando anche uno solo degli addebiti contestati risulti, nei limiti della cognizione sommaria, fondato e idoneo da sé solo a recidere ogni residuo legame fiduciario tra il socio e la cooperativa.

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Interpretazione ed efficacia di patto parasociale. Delibera di scioglimento della società e convocazione su impulso dei soci
Qualora un sindacato di voto rinvii a un contratto di cessione di partecipazioni sociali (o di costituzione di usufrutto sulle...

Qualora un sindacato di voto rinvii a un contratto di cessione di partecipazioni sociali (o di costituzione di usufrutto sulle stesse) a sua volta contenente una clausola relativa all’esercizio del diritto di voto del cessionario (o del nudo proprietario in virtù di convenzione contraria ex art. 2352, co. 1, c.c.), statuendo che il contratto di cessione costituisce parte integrante ed essenziale del sindacato, il vincolo derivante dalla cessione ha efficacia tra gli aderenti al sindacato stesso (art. 1372 c.c.).

Qualora un sindacato di voto abbia ad oggetto le delibere di nomina (o di revoca) dell’organo amministrativo, i suoi effetti non potranno analogicamente estendersi alle delibere di nomina dei liquidatori, giacché l’introduzione di un sindacato di voto in materia di liquidazione richiede una considerazione autonoma, oggetto di un’interpretazione rigorosa e restrittiva del patto parasociale.

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Efficacia delle delibere cd. a cascata nell’ipotesi di aumento di capitale e scioglimento della società per mancata sottoscrizione dell’aumento
La delibera di liquidazione condizionata alla mancata sottoscrizione dell’aumento di capitale fino all’ammontare necessario a coprire le ingenti perdite in...

La delibera di liquidazione condizionata alla mancata sottoscrizione dell’aumento di capitale fino all’ammontare necessario a coprire le ingenti perdite in cui versa la società, rappresenta un espediente per rispettare il diritto di opzione spettante ai soci che ancora non hanno dichiarato se aderire o meno all'aumento di capitale. La delibera deve, dunque, prevedere che in caso di mancato esercizio dell’opzione la società andrà in liquidazione, come prescritto dalla legge nell'ipotesi di perdita del capitale (cfr. art. 2484, co. 1, n. 1, c.c.).In tal caso, (altro…)

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Interruzione del rapporto di associazione in partecipazione per modifica unilaterale delle condizioni contrattuali da parte dell’associante e relative conseguenze
A fronte della mancata accettazione implicita da parte dell’associato delle nuove condizioni contrattuali di associazione in partecipazione, introdotte unilateralmente dall’associante,...

A fronte della mancata accettazione implicita da parte dell’associato delle nuove condizioni contrattuali di associazione in partecipazione, introdotte unilateralmente dall’associante, quest’ultimo non può lamentare alcun danno a seguito della mancata prosecuzione del rapporto da parte dell’associato.

L’associato, a sua volta, con l’interruzione del rapporto, seppur per via dell’introduzione di nuove condizioni contrattuali, non può pretendere alcun risarcimento e nemmeno la restituzione dei canoni di locazione pagati in adempimento del contratto sciolto.

Nel caso di contratto con schema generale di collaborazione, il principio dell’onere della prova non legittima il creditore ad affermare un suo diritto nascente dal contratto per onerare la controparte di provare il contrario, incombendo sullo stesso sia la prova del contratto, sia dei fatti esecutivi in forza dei quali sorgere l’obbligo azionato.

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Mancanza della delibera assembleare per l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità nelle società cooperative
La delibera assembleare richiesta dall’art. 2393, primo comma, c.c. per l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità nei confronti degli amministratori è...

La delibera assembleare richiesta dall'art. 2393, primo comma, c.c. per l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità nei confronti degli amministratori è necessaria anche nelle società cooperative che non hanno optato, ai sensi dell'art. 2519, secondo comma, c.c., per l'applicazione delle norme sulle società a responsabilità limitata.    (altro…)

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Ammissibilità dell’azione del creditore ex art. 2043 c.c. nei confronti degli amministratori della capogruppo: presupposti e onere probatorio dell’attore
A seguito della dichiarazione di fallimento della società debitrice, le domande del creditore nei confronti della società dirigente-socia e dei suoi amministratori ex artt. 2497,...

A seguito della dichiarazione di fallimento della società debitrice, le domande del creditore nei confronti della società dirigente-socia e dei suoi amministratori ex artt. 2497, comma 1 e 2, c.c. e 2476, comma 7,  divengono improcedibili in assenza (altro…)

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Trasformazione “progressiva”, fallimento della società post-trasformazione e azioni della curatela
In caso di trasformazione di società di persone in società di capitali, decisa in condizioni di patrimonio netto negativo e...

In caso di trasformazione di società di persone in società di capitali, decisa in condizioni di patrimonio netto negativo e seguita da dichiarazione di fallimento, il curatore fallimentare non può pretendere dagli ex amministratori della società, a titolo di risarcimento del danno alla massa dei creditori, l'importo corrispondente al disavanzo del patrimonio netto della società alla data della trasformazione.

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Sequestro giudiziario di partecipazioni di incerta titolarità intestate a società fiduciaria
Il procedimento cautelare teso ad ottenere il sequestro giudiziario di quote di società di incerta titolarità, deve essere instaurato nei...

Il procedimento cautelare teso ad ottenere il sequestro giudiziario di quote di società di incerta titolarità, deve essere instaurato nei confronti della società fiduciaria titolare del mandato senza rappresentanza, la quale ha la formale titolarità delle quote del fiduciante. Per individuare il legittimato passivo i terzi dovranno fare riferimento a quanto risultante dal Registro delle imprese a proposito, dove risulta solo il proprietario "formale". Invero, la società fiduciaria è socio "reale" per quanto concerne i rapporti esterni ed altresì rispetto alla società in quanto l'accordo fiduciario ha efficacia soltanto nei rapporti interni tra fiduciante e fiduciario.

Sono considerati indizi gravi, precisi e concordanti da cui poter presumere (alla luce della cognizione sommaria tipica della fase cautelare) la simulazione della cessione dell'intera partecipazione societaria per il tramite di società fiduciaria: la mancanza di tracce documentali dell'effettivo pagamento del prezzo; l'incongruenza del prezzo fissato a valore inferiore rispetto a quello reale; il proseguimento di rapporti di lavoro non adeguatamente retribuiti tra la società e il fiduciante simulato cedente; la prestazione di fideiussione da parte del fiduciante simulato cedente a favore della società; la perdurante intestazione fiduciaria delle partecipazioni societarie alla medesima società fiduciaria; e l'esistenza di altri atti di simulazione (accertati con sentenza) posti in essere dal medesimo soggetto volti a simulare una riduzione del suo patrimonio.

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Azione risarcitoria di un partecipante a un fondo di investimento immobiliare chiuso nei confronti della società di gestione e della banca controllante
I partecipanti a un fondo comune di investimento sono legittimati a far valere un’azione risarcitoria nei confronti della società di...

I partecipanti a un fondo comune di investimento sono legittimati a far valere un'azione risarcitoria nei confronti della società di gestione per l'inadempimento agli obblighi di gestione dei beni del fondo imputabili alla stessa società di gestione in qualità di mandataria ai sensi degli artt. 36 e 40 t.u.f. nonché (altro…)

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Natura obbligatoria della “proprietà” fiduciaria “revocabile” ad nutum
La “proprietà” fiduciaria – che trova fonte in un mandato fiduciario revocabile ad nutum – si sostanzia in una pluralità di...

La “proprietà” fiduciaria – che trova fonte in un mandato fiduciario revocabile ad nutum – si sostanzia in una pluralità di rapporti di carattere obbligatorio fra il fiduciario (= «soggetto apparente proprietario») e il/i fiduciante/i, con la conseguenza che non è suscettibile di rivendica ed è compromettibile in arbitri, non configurandosi il problema dell’efficacia erga omnes della clausola arbitrale.

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