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Nomina giudiziale dell’organo di controllo della s.r.l.: nullità del decreto immotivato e computo dei dipendenti
È nullo, per violazione dell’obbligo di motivazione, il decreto con cui il tribunale nomina l’organo di controllo di una s.r.l....

È nullo, per violazione dell’obbligo di motivazione, il decreto con cui il tribunale nomina l’organo di controllo di una s.r.l. ai sensi dell’art. 2477 c.c. su segnalazione del conservatore del registro delle imprese, quando il provvedimento sia del tutto privo di motivazione e questa non possa essere desunta neppure per relationem dalla segnalazione richiamata, che a sua volta non indichi quale dei presupposti previsti dall’art. 2477, comma 5, c.c. renda obbligatoria la nomina. Non ricorrendo un’ipotesi tassativa di rimessione al primo giudice, la corte d’appello in sede di reclamo deve comunque esaminare il merito.

Ai fini del superamento del limite relativo al numero dei dipendenti previsto dall’art. 2477 c.c., i lavoratori a tempo parziale si computano in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno, ai sensi dell’art. 9 d.lgs. n. 81/2015; il decreto di nomina va revocato quando la società dimostri che, applicando tale criterio, la media annua dei dipendenti è inferiore alla soglia legale e la camera di commercio, non costituita, non abbia fornito elementi a sostegno della segnalazione.

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Risoluzione bancaria: esclusione dalle passività cedute all’ente ponte delle azioni risarcitorie successive degli azionisti
In caso di risoluzione di un ente creditizio ai sensi del d.lgs. n. 180/2015 mediante cessione a un ente ponte,...

In caso di risoluzione di un ente creditizio ai sensi del d.lgs. n. 180/2015 mediante cessione a un ente ponte, non rientrano tra le passività cedute quelle derivanti da azioni di responsabilità, risarcitorie o restitutorie proposte dagli azionisti dopo la data di efficacia della cessione, ancorché fondate su fatti anteriori alla risoluzione, perché l’ente ponte è costituito per mantenere la continuità delle funzioni essenziali della banca e l’art. 43, comma 2, del decreto, imponendo che il valore delle passività cedute non superi quello delle attività, presuppone la cristallizzazione della situazione patrimoniale al momento della cessione, incompatibile con passività indeterminate e indeterminabili. Ne consegue il difetto di legittimazione passiva dell’ente ponte, e del soggetto che lo ha incorporato, rispetto alla domanda dell’azionista [che abbia sottoscritto azioni in un aumento di capitale anteriore alla risoluzione, fondata sulle informazioni del prospetto e dei bilanci].

La disparità di trattamento che ne deriva tra gli azionisti che hanno fatto valere le proprie pretese prima della cessione e quelli che le hanno azionate successivamente non comporta una violazione del principio della par condicio creditorum, perché tale principio, espressione del principio di uguaglianza, è derogabile dal legislatore europeo e nazionale quando la disparità sia giustificata dall’esigenza di tutelare interessi meritevoli, come la continuità delle funzioni essenziali dell’ente in risoluzione, la tutela dei depositanti e la stabilità del sistema finanziario.

La previsione di un c.d. buffer per perdite addizionali nella valutazione provvisoria della banca in risoluzione si giustifica con la situazione di urgenza in cui la valutazione è effettuata ai sensi dell’art. 25 d.lgs. n. 180/2015 e con la conseguente necessità di considerare possibili perdite aggiuntive, ma non consente di desumere che sia stato trasferito all’ente ponte il rischio della futura proposizione di azioni risarcitorie da parte degli azionisti.

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Fideiussione omnibus con clausola a prima richiesta e richiesta stragiudiziale ai fini dell’art. 1957 c.c.
Qualora la fideiussione omnibus contenga la clausola di pagamento a prima richiesta, la decadenza prevista dall’art. 1957 c.c. è impedita...

Qualora la fideiussione omnibus contenga la clausola di pagamento a prima richiesta, la decadenza prevista dall’art. 1957 c.c. è impedita anche dalla sola richiesta stragiudiziale di pagamento rivolta dal creditore al fideiussore entro il termine, senza necessità di proporre un’azione giudiziale nei confronti del debitore principale, perché la clausola è volta a garantire al creditore il sollecito soddisfacimento del credito. Ne consegue che, a fronte di una richiesta tempestiva, resta irrilevante ai fini della perdurante efficacia della garanzia l’eventuale nullità, per contrasto con l’art. 2 l. n. 287/1990, della clausola di deroga all’art. 1957 c.c. Nelle garanzie di debiti da mutuo il termine dell’art. 1957 c.c. decorre dalla scadenza dell’ultima rata.

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Legittimazione all’azione di concorrenza sleale dell’agente persona fisica e della società titolare del mandato
Nell’azione di concorrenza sleale per sviamento della clientela di un’agenzia assicurativa, la legittimazione attiva spetta al soggetto che all’epoca dell’illecito...

Nell’azione di concorrenza sleale per sviamento della clientela di un’agenzia assicurativa, la legittimazione attiva spetta al soggetto che all’epoca dell’illecito era titolare dell’impresa danneggiata; quando il mandato di agenzia generale risulti assunto, già prima dei fatti, dalla società di persone costituita dagli agenti [secondo l’oggetto sociale iscritto nel registro delle imprese], difettano di legittimazione i soci che agiscano in proprio in forza dell’originario mandato individuale, ed è inammissibile l’intervento della diversa società costituita dopo i fatti, in assenza di prova di una successione nel rapporto di agenzia.

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Inammissibilità in appello della domanda di risoluzione per impossibilità sopravvenuta proposta in luogo di quella per inadempimento
Proposta in primo grado domanda di risoluzione del contratto per inadempimento, costituisce domanda nuova in appello, e quindi va rigettata...

Proposta in primo grado domanda di risoluzione del contratto per inadempimento, costituisce domanda nuova in appello, e quindi va rigettata ai sensi dell'art. 345 c.p.c., quella di risoluzione dello stesso contratto per impossibilità sopravvenuta, attesa la completa diversità della prima di tali domande (regolata dagli artt. 1453 a 1462 c.c.) dalla seconda (disciplinata dagli artt. 1463 a 1466 c.c.), fondate, rispettivamente, su un inadempimento colpevole (art. 1218 c.c.) e su un inadempimento determinato da impossibilità della prestazione non imputabile al debitore (art. 1256 c.c.).

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Revoca dell’amministratore ex art. 2409 c.c. per abdicazione alla carica e omessa approvazione dei bilanci
Integra grave irregolarità, idonea a giustificare la revoca dell’amministratore e la nomina di un amministratore giudiziario ai sensi dell’art. 2409...

Integra grave irregolarità, idonea a giustificare la revoca dell’amministratore e la nomina di un amministratore giudiziario ai sensi dell’art. 2409 c.c., la condotta dell’amministratore che [ometta di convocare l’assemblea per l’approvazione dei bilanci e di depositarli, e deleghi in modo indiscriminato a un socio le funzioni relative alla gestione fiscale, contabile, bancaria e documentale della società], perché essa dimostra la totale abdicazione dalla carica formalmente rivestita e l’inadempimento dell’obbligo, discendente dall’art. 2086, co. 2, c.c., di predisporre assetti organizzativi, amministrativi e contabili che assicurino all’organo gestorio il controllo di tutti gli aspetti rilevanti della società.

Nel giudizio di reclamo avverso il decreto emesso ai sensi dell’art. 2409 c.c. è ammissibile, data la semplicità delle forme del rito camerale, la produzione della relazione dell’amministratore giudiziario, che è necessariamente di formazione successiva alla conclusione del procedimento di primo grado. La relazione è altresì rilevante quando descrive la situazione della società non come conseguenza della revoca, ma come venutasi a determinare dal momento in cui l’amministratore revocato ha assunto la carica.

Sebbene il procedimento ex art. 2409 c.c. sia riconducibile alla volontaria giurisdizione e non comporti l’instaurazione di un contraddittorio su diritti, è ammissibile la condanna alle spese secondo una nozione di soccombenza processuale dei controinteressati.

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La quantificazione del danno derivante dalla revoca senza giusta causa dell’amministratore
Il danno subito dall’amministratore revocato, senza giusta causa, ai sensi dell’art. 2383, comma 3, c.c. consiste nel lucro cessante, indi...

Il danno subito dall’amministratore revocato, senza giusta causa, ai sensi dell’art. 2383, comma 3, c.c. consiste nel lucro cessante, indi nel compenso non percepito per il periodo in cui l’amministratore avrebbe conservato il suo ufficio se non fosse intervenuta la revoca. Ai fini della quantificazione di tale danno, in applicazione delle regole dettate dagli artt. 1223-1227 c.c., il giudice del merito è chiamato a svolgere un apprezzamento di fatto che tenga conto del tempo ritenuto necessario per reperire una nuova occupazione, nel medesimo o anche in altro settore operativo. In ogni caso, stante la natura contrattuale della responsabilità ex art. 2383 c.c., grava in capo all’attore l’onere di provare l’entità del danno subito e il tempo effettivamente necessario (ed eventualmente impiegato) per la propria ricollocazione lavorativa.

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Riconoscimento di debito di una società ceca verso l’ex socio: giurisdizione italiana, legge applicabile ed esclusione della postergazione
Il riconoscimento di debito sottoscritto dall’amministratore di una società con sede in altro Stato membro rientra nella materia contrattuale ai...

Il riconoscimento di debito sottoscritto dall’amministratore di una società con sede in altro Stato membro rientra nella materia contrattuale ai sensi dell’art. 7, n. 1, lett. a), del reg. UE n. 1215/2012, nozione autonoma che comprende tutti gli impegni liberamente assunti da un soggetto nei confronti di un altro, sicché per l’azione di pagamento sussiste la giurisdizione del giudice italiano quando l’obbligazione pecuniaria debba essere eseguita al domicilio del creditore in Italia.

Il riconoscimento di debito reso e sottoscritto in un altro Stato è regolato dalla legge di quello Stato, sia ai sensi dell’art. 4, terzo comma, del reg. CE n. 593/2008, per il collegamento manifestamente più stretto, sia ai sensi dell’art. 58 l. n. 218/1995, che assoggetta la promessa unilaterale alla legge del luogo in cui è manifestata; ne consegue l’inapplicabilità della postergazione dei finanziamenti dei soci prevista dall’art. 2467 c.c.

Il legale rappresentante della società contro la quale sia prodotta una scrittura privata sottoscritta da chi era già investito della rappresentanza legale deve disconoscerla formalmente ai sensi dell’art. 214 c.p.c., non essendo sufficiente la mera dichiarazione di non conoscerla.

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Recesso del socio di s.r.l. comunicato con l’atto di citazione e determinazione del valore della quota da parte dell’esperto
Il recesso del socio di s.r.l. ai sensi dell’art. 2473 c.c. non richiede la forma scritta ad substantiam né una...

Il recesso del socio di s.r.l. ai sensi dell’art. 2473 c.c. non richiede la forma scritta ad substantiam né una comunicazione anteriore al giudizio, salvi i vincoli convenzionali, e può essere validamente esercitato con qualunque atto idoneo a rendere la società consapevole della volontà del socio di sciogliere il vincolo sociale, compreso l’atto di citazione; esso diviene efficace, senza necessità di accettazione da parte della società, decorsi centottanta giorni dalla comunicazione.

È inammissibile la domanda del socio receduto di condanna della s.r.l. al pagamento di una somma a titolo di rimborso della partecipazione, perché in caso di disaccordo il valore della quota è determinato, ai sensi dell’art. 2473 c.c. e del richiamo all’art. 1349 c.c., dalla relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che integra il contenuto del negozio di liquidazione ed è impugnabile solo per manifesta iniquità o erroneità, e non dal giudice.

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Garanzie del preliminare di cessione di quote non riprodotte nel definitivo e manleva per sopravvenienze passive successive al closing
Le dichiarazioni e garanzie contenute nel contratto preliminare di cessione di partecipazioni sociali possono sopravvivere al contratto definitivo che non...

Le dichiarazioni e garanzie contenute nel contratto preliminare di cessione di partecipazioni sociali possono sopravvivere al contratto definitivo che non le riproduca, quando il preliminare preveda la propria efficacia anche dopo l’esecuzione e il definitivo contenga una clausola di rinvio, per quanto non previsto, agli accordi intercorsi in sede di preliminare.

La clausola di manleva per le sopravvenienze passive dipendenti da fatti anteriori al closing non copre i supplementi di premio e le sanzioni conseguenti a omesse comunicazioni all’ente assicuratore protrattesi e riferite a periodi successivi al closing; l’esclusione di tali passività dalla manleva discende dall’interpretazione della clausola e dalla ricostruzione dei fatti, e non dall’accoglimento di un’eccezione ai sensi dell’art. 1227, secondo comma, c.c.

Il mancato deposito dell’avviso di impugnazione presso la cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza, previsto dall’art. 123 disp. att. c.p.c., non determina l’inammissibilità né l’improcedibilità dell’appello.

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Scritture contabili non consegnate al curatore: nesso causale con il mancato recupero dei crediti e prova della distrazione di attivi
Nell’azione di responsabilità promossa dal curatore contro l’amministratore per l’omessa tenuta o consegna delle scritture contabili, il danno consistente nel...

Nell’azione di responsabilità promossa dal curatore contro l’amministratore per l’omessa tenuta o consegna delle scritture contabili, il danno consistente nel mancato recupero dei crediti sociali richiede la prova del nesso causale tra la mancata disponibilità della documentazione e il mancato recupero, e quindi dell’esistenza e dell’effettiva recuperabilità dei crediti, che non sussiste quando essi risultino contestati dai debitori o già estinti; non basta l’affermazione che la documentazione, se disponibile, avrebbe con ragionevole probabilità consentito di far valere vittoriosamente le pretese.

La distrazione di attivi non può essere desunta dal confronto tra le poste dell’ultimo bilancio depositato e l’attivo realizzato nella procedura quando il bilancio sia inattendibile perché redatto sulla base di una contabilità incompleta o irregolare, e la mancata tenuta delle scritture non giustifica di per sé la liquidazione del danno nella differenza tra passivo accertato e attivo liquidato.

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Associazione in partecipazione: rendicontazione, gestione in perdita e sviamento della clientela conferita dall’associata
Nel contratto di associazione in partecipazione l’associante che produca i rendiconti periodici inviati all’associata, da questa ricevuti e mai contestati...

Nel contratto di associazione in partecipazione l’associante che produca i rendiconti periodici inviati all’associata, da questa ricevuti e mai contestati prima del giudizio, prova l’adempimento dell’obbligo di rendicontazione; la gestione in perdita dell’attività comune esclude la maturazione di utili da ripartire, e la consulenza tecnica contabile sui bilanci di altre società riferibili all’amministratore dell’associante, volta a ricercare un asserito sviamento degli utili, ha carattere esplorativo quando le allegazioni siano generiche.

Il trasferimento del personale dell’associata all’associante previsto dal contratto non costituisce concorrenza sleale, e il passaggio dei contratti con i clienti conferiti dall’associata, alla loro naturale scadenza, all’associante e poi a un’altra società riferibile al suo amministratore non prova di per sé uno sviamento della clientela ai sensi dell’art. 2598, n. 3, c.c.; le proposte transattive formulate da una parte non valgono come riconoscimento delle pretese della controparte.

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