Ricerca Sentenze
Responsabilità dell’amministratore per erogazione di compensi e utili ai soci in presenza di debiti scaduti
Risponde del danno al patrimonio sociale l’amministratore [poi liquidatore di s.r.l. fallita] che, in presenza di una crisi già manifestatasi...

Risponde del danno al patrimonio sociale l’amministratore [poi liquidatore di s.r.l. fallita] che, in presenza di una crisi già manifestatasi e di debiti scaduti verso terzi, in particolare verso i lavoratori dipendenti, eroghi a sé e all’altro socio compensi o utili senza la previa ricognizione e il pagamento delle passività esistenti. Il danno è commisurato alle somme così erogate ai soci, e la relativa obbligazione risarcitoria, quale debito di valore, va rivalutata fino alla data della liquidazione.

L’azione di responsabilità esercitata dal curatore ai sensi dell’art. 146 l.fall. cumula in sé le azioni previste dagli artt. 2393 e 2394 c.c. a favore della società e dei creditori sociali, con una modifica della sola legittimazione attiva, mentre la natura giuridica e i presupposti delle due azioni restano distinti e indipendenti. La mancata specificazione del titolo nella domanda giudiziale non ne determina la nullità per indeterminatezza e fa presumere, in assenza di un contenuto anche implicitamente diretto a far valere una sola delle azioni, che il curatore abbia inteso esercitarle congiuntamente; il principio vale per la s.p.a. come per la s.r.l.

Il termine di prescrizione è quinquennale ai sensi dell’art. 2949 c.c. tanto per l’azione sociale quanto per quella dei creditori sociali, ma la sospensione prevista dall’art. 2941, n. 7, c.c. tra la società e l’amministratore finché è in carica riguarda la sola azione sociale. Poiché il fallimento della società non è causa di cessazione degli amministratori dalla carica, grava sull’amministratore convenuto che eccepisca la prescrizione l’onere di provare di non ricoprire più la carica.

Ai sensi dell’art. 2486, comma 1, c.c., al verificarsi di una causa di scioglimento e fino alla consegna prevista dall’art. 2487 bis c.c., gli amministratori conservano il potere di gestire la società ai soli fini della conservazione dell’integrità e del valore del patrimonio sociale. La responsabilità verso i creditori richiede l’accertamento che l’amministratore, oltre a omettere di constatare la causa di scioglimento e di proporre la liquidazione, abbia proseguito l’attività d’impresa con finalità non meramente conservative, perché è questa condotta che può aggravare il dissesto.

Le contestazioni di mala gestio mosse all’amministratore devono essere specifiche e circostanziate; sono pertanto inidonee a fondare la responsabilità le allegazioni che non precisano quali criteri di redazione del bilancio siano stati violati e quali voci siano scorrette, il momento della perdita del capitale e dell’insorgere della necessità di ricapitalizzazione o di liquidazione, l’entità dell’aggravamento dell’indebitamento, i beni non rinvenuti o le iniziative che l’amministratore avrebbe dovuto intraprendere.

Leggi tutto
Recesso ad nutum escluso nella s.r.l. a tempo determinato anche con termine molto lontano
Nella s.r.l. il diritto del socio di recedere ad nutum, previsto dall’art. 2473, comma 2, c.c., spetta soltanto quando la...

Nella s.r.l. il diritto del socio di recedere ad nutum, previsto dall’art. 2473, comma 2, c.c., spetta soltanto quando la società è contratta a tempo indeterminato e non si estende alla società costituita a tempo determinato, ancorché il termine finale sia fissato a notevole distanza di tempo e risulti, di fatto, non ragionevole rispetto alle prevedibili aspettative di vita del socio.

L’equiparazione della s.r.l. con termine di durata molto lontano alla società contratta a tempo indeterminato è esclusa dal tenore letterale dell’art. 2473, comma 2, c.c., che limita tassativamente il recesso ad nutum a quest’ultima ipotesi, e dalla prevalenza, sull’interesse del socio al disinvestimento, dell’interesse della società a proseguire il progetto imprenditoriale e dei terzi alla stabilità dell’organizzazione e all’integrità della garanzia patrimoniale, che nelle società di capitali è offerta esclusivamente dal patrimonio sociale, diversamente da quanto accade nelle società di persone.

In assenza di una delle cause di recesso previste dalla legge o dall’atto costitutivo, il recesso esercitato dal socio di s.r.l. contratta a tempo determinato è illegittimo e il socio non ha diritto alla liquidazione della partecipazione.

Leggi tutto
Nullità della delibera di bilancio che omette gli interessi di mora sui finanziamenti dei soci
È nulla la delibera di approvazione del bilancio [di s.r.l. in liquidazione] che non rappresenta in modo corretto la situazione...

È nulla la delibera di approvazione del bilancio [di s.r.l. in liquidazione] che non rappresenta in modo corretto la situazione patrimoniale della società, nella parte in cui non tiene conto degli interessi di mora maturati in favore del socio finanziatore al tasso convenzionalmente pattuito per iscritto.

Ai sensi dell’art. 1284, comma 3, c.c. gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto, altrimenti sono dovuti nella misura legale. Il requisito è soddisfatto dalle scritture private di proposta e accettazione dei singoli finanziamenti erogati dal socio alla società, quando da esse risultano l’importo erogato e il tasso convenzionale pattuito, anche a titolo di mora.

La conclusione di un contratto di mutuo [con il socio finanziatore] rientra nei poteri spettanti all’amministratore, salvo che sia allegata e provata una limitazione statutaria dei suoi poteri; la mancata sottoposizione dei finanziamenti al vaglio dell’assemblea è pertanto irrilevante.

La destinazione impressa dalla società alle somme ricevute a titolo di finanziamento dal socio [all’estinzione di precedenti finanziamenti infruttiferi dei soci] non rileva ai fini della quantificazione degli interessi convenzionali dovuti sui finanziamenti stessi.

È tardiva la difesa con la quale la società convenuta contesta la natura di finanziamento delle somme erogate dal socio, qualificandole come versamenti in conto capitale, soltanto in comparsa conclusionale e in contraddizione con quanto ammesso nella comparsa di costituzione.

Leggi tutto
Responsabilità solidale del socio di s.r.l. per atti gestori dannosi: presupposti e intenzionalità
La responsabilità solidale dei soci di s.r.l. prevista dall’art. 2476, comma 8, c.c. presuppone che essi abbiano intenzionalmente deciso o...

La responsabilità solidale dei soci di s.r.l. prevista dall’art. 2476, comma 8, c.c. presuppone che essi abbiano intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi, disponendo di un potere decisionale in ordine al compimento dell’atto di gestione, attribuito dalla legge o dallo statuto ovvero esercitato di fatto, anche solo in via occasionale. Può assumere rilievo anche l’impulso all’attività gestoria dato dal socio in forme non istituzionali e meramente ufficiose, purché tale da evidenziarne l’ingerenza o l’influenza effettiva sugli amministratori.

Sotto il profilo soggettivo, la responsabilità del socio ai sensi dell’art. 2476, comma 8, c.c. richiede la prova della volontà di cagionare specifiche lesioni patrimoniali alla società o a terzi mediante l’induzione dell’amministratore all’inadempimento dei suoi doveri o, quanto meno, della piena consapevolezza della contrarietà dell’atto di gestione alla legge, all’atto costitutivo o ai principi di corretta amministrazione e delle sue possibili conseguenze dannose. Poiché per espressa previsione normativa tale responsabilità non può essere di tipo meramente colposo, essa non sorge per la semplice assenza di controllo in occasione dell’approvazione dei bilanci, né per il solo rapporto di parentela con l’amministratore.

La scelta dell’amministratore di vendere i beni strumentali della società può rientrare nelle scelte di gestione e di rischio d’impresa [come la necessità di ottenere liquidità per rimanere sul mercato], quando non appaia del tutto avulsa da una logica imprenditoriale.

Nell’azione di responsabilità sociale nei confronti dell’amministratore di s.r.l. l’attore ha l’onere di allegare e provare il danno derivante dalle condotte contestate e il nesso di causalità tra queste e il pregiudizio lamentato, al quale non supplisce una quantificazione apodittica del danno.

Leggi tutto
Applicabilità ai giudizi pendenti del limite risarcitorio dei sindaci introdotto dal novellato art. 2407 c.c.
In assenza di disciplina transitoria, il limite al risarcimento dovuto dai sindaci introdotto dal novellato art. 2407, 2° comma, c.c....

In assenza di disciplina transitoria, il limite al risarcimento dovuto dai sindaci introdotto dal novellato art. 2407, 2° comma, c.c. [dalla l. 14 marzo 2025, n. 35] si applica anche ai giudizi pendenti e alle condotte esauritesi prima della sua entrata in vigore, pur trattandosi di norma sostanziale. Il principio di irretroattività della legge (art. 11 disp. prel. c.c.) impedisce alla legge successiva di disciplinare il fatto generatore della responsabilità, che resta regolato, quanto ai suoi elementi costitutivi, dalla disciplina vigente all’epoca dell’illecito; la legge sopravvenuta può invece disciplinare gli effetti non ancora esauriti del rapporto sorto anteriormente. Poiché l’accertamento e la liquidazione del danno vengono in essere con la pronuncia giudiziale, il tetto al danno risarcibile regola una situazione che sorge in quel momento, rispetto al quale il riformato art. 2407 c.c. costituisce antecedente normativo.

Il novellato art. 2407, 2° comma, c.c., nel prevedere che i sindaci che violano i propri doveri rispondono dei danni cagionati alla società, ai soci, ai creditori e ai terzi nei limiti di un multiplo del compenso annuo percepito, limita il danno risarcibile e lascia ferma la responsabilità in sé considerata, che resta concorrente con quella degli amministratori in ragione dell’unicità del fatto lesivo e del danno conseguente (artt. 1292 e 2055 c.c.).

Il limite risarcitorio dell’art. 2407, 2° comma, c.c. opera anche quando il compenso dei sindaci non sia stato effettivamente percepito, dovendosi dare interpretazione estensiva al termine usato dal legislatore. Il tetto così determinato è comprensivo degli accessori, perché altrimenti la limitazione legale rischierebbe di essere in gran parte vanificata dalla durata del processo, di cui il danneggiato non ha piena disponibilità.

È inammissibile l’istanza [dell’attore] di aprire una nuova fase istruttoria per provare il dolo dei sindaci e sottrarli così al limite risarcitorio introdotto dal novellato art. 2407 c.c., quando la deduzione dei fatti si è già compiutamente esaurita nei termini di legge, perché introdurre una nuova narrazione dei fatti al solo fine di aggirare ex post la novella contrasta, tra l’altro, con il principio di ragionevole durata del processo.

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del novellato art. 2407 c.c. prospettata sotto il profilo dell’irragionevole disparità di trattamento tra sindaci e revisori o dell’irragionevole equiparazione delle azioni risarcitorie della società, dei soci e dei creditori, nonché in riferimento agli artt. 24 e 41, 2° comma, Cost., perché la novella lascia ferma l’illiceità delle condotte che incidono sul controllo di legalità e ne disciplina soltanto il trattamento risarcitorio.

Nella liquidazione del danno da indebita prosecuzione dell’attività secondo il criterio della differenza dei netti patrimoniali dell’art. 2486, 3° comma, c.c., occorre procedere, anche in via equitativa ai sensi dell’art. 1226 c.c., a una simulazione di liquidazione virtuale, detraendo il passivo cosiddetto inerziale, ossia i costi che la società avrebbe comunque sostenuto, secondo un criterio di normalità, in caso di tempestiva messa in liquidazione. Dal passivo inerziale va escluso il compenso dell’organo liquidatorio mai deliberato dall’assemblea, perché solo la delibera assembleare costituisce la fonte dell’obbligazione e in sua assenza il compenso non spetta.

Nell’assicurazione della responsabilità civile del sindaco secondo lo schema claims made, la garanzia opera per le sole richieste di risarcimento presentate per la prima volta all’assicurato e da lui denunciate durante il periodo di validità del contratto, a condizione che l’assicurato non ne fosse a conoscenza prima della stipula. La copertura è esclusa in presenza di previous knowledge, desumibile [quando anteriori alla stipula] dalla situazione patrimoniale critica della società, dalle omesse verifiche sindacali e dall’intervenuto fallimento.

L’azione di responsabilità esercitata dal curatore ai sensi dell’art. 146 l.fall. cumula le azioni previste dagli artt. 2392-2393 e 2394 c.c., che restano distinte per presupposti, onere della prova, criteri di determinazione del danno e decorrenza della prescrizione. L’azione si prescrive in cinque anni dal momento in cui l’insufficienza patrimoniale è divenuta oggettivamente percepibile, che si presume coincidente con la dichiarazione di fallimento salvo prova piena di fatti sintomatici anteriori; quando è contestata l’illegittima prosecuzione dell’attività dopo la perdita del capitale, il termine decorre dal momento in cui tale attività è cessata e l’aggravamento del dissesto si è consumato.

La responsabilità dei sindaci per omessa vigilanza sussiste quando dai verbali e dalle relazioni del collegio non risulta alcuna segnalazione o raccomandazione all’organo amministrativo né alcun intervento [a fronte della prosecuzione dell’attività in ottica non conservativa dopo l’erosione del capitale]; il nesso causale ricorre quando, se i sindaci avessero adempiuto i propri doveri, la società avrebbe reagito tempestivamente adottando le misure previste dalla legge ed evitando la dispersione del patrimonio.

Leggi tutto
Amministratore di fatto e insussistenza del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa con la società
L’incarico, conferito dal consiglio di amministrazione [di una cooperativa] a un socio già presidente, di coordinare le attività operative con...

L’incarico, conferito dal consiglio di amministrazione [di una cooperativa] a un socio già presidente, di coordinare le attività operative con potere di firma è inidoneo a fondare un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa ai sensi dell’art. 409, n. 3, c.p.c. quando dall’istruttoria emerga che il socio ha svolto in realtà le funzioni di amministratore di fatto, dirigendo il consiglio e indirizzando la gestione della società. In tal caso manca una prestazione personale resa a favore del committente, e la domanda di pagamento dei compensi fondata sul preteso rapporto di collaborazione va respinta.

Sono indici della qualità di amministratore di fatto la presenza costante alle sedute del consiglio di amministrazione, la loro direzione e la predisposizione dei relativi verbali, il potere di firma e la direzione del personale. La sottoscrizione degli atti esterni da parte del legale rappresentante formale non esclude tale qualità quando questi agisca sotto l’influenza decisionale dell’amministratore di fatto [anche in ragione della presenza di suoi familiari nell’organo amministrativo].

Leggi tutto
Assemblea in presenza durante l’emergenza Covid-19: inerzia del socio e validità della delibera
Nel regime emergenziale di cui all’art. 106 del d.l. 17 marzo 2020, n. 18, la facoltà di svolgere l’assemblea con...

Nel regime emergenziale di cui all’art. 106 del d.l. 17 marzo 2020, n. 18, la facoltà di svolgere l’assemblea con modalità a distanza o di assumere le decisioni dei soci [di s.r.l.] mediante consultazione scritta o consenso espresso per iscritto non determina, di per sé, l’invalidità della delibera adottata dall’assemblea convocata in presenza quando il socio, ricevuta la convocazione, non abbia chiesto prima dell’adunanza modalità alternative di partecipazione, l’invio della documentazione contabile o il rinvio dell’assemblea, rimanendo del tutto inerte e manifestando la volontà di non partecipare.

La mancata partecipazione del socio [titolare della metà del capitale] alle assemblee convocate per l’approvazione dei bilanci, senza richiesta di rinvio o di modalità di partecipazione diverse dalla presenza, conferma lo stato di stallo che impedisce di raggiungere i quorum costitutivo e deliberativo e sorregge la delibera di scioglimento e messa in liquidazione della società per insanabile contrasto tra i soci.

Le valutazioni sull’operato dell’amministratore, sull’eventuale incongruenza o eccessiva onerosità di voci di spesa e sul rimborso di finanziamenti dei soci in violazione della regola della postergazione attengono a condotte da apprezzare, eventualmente, sotto il profilo della responsabilità risarcitoria per mala gestio; da esse resta distinta la questione dell’esistenza e della veridicità delle voci iscritte in bilancio, che tali censure non inficiano di per sé.

Leggi tutto
Legittimazione del terzo all’azione di simulazione di cessioni di quote e pregiudizio derivante dall’apparenza
Il terzo è legittimato a far valere la simulazione del contratto ai sensi dell’art. 1415, comma 2, c.c. soltanto se...

Il terzo è legittimato a far valere la simulazione del contratto ai sensi dell’art. 1415, comma 2, c.c. soltanto se la sua posizione giuridica risulti negativamente incisa dall’apparenza dell’atto, perché la norma non riconosce a qualsiasi terzo un interesse indistinto e generalizzato al ripristino della situazione reale.

È privo di legittimazione ad agire per l’accertamento della simulazione di successive cessioni di quote il terzo [originario titolare delle partecipazioni] al quale l’accoglimento della domanda non arrecherebbe alcun beneficio, perché determinerebbe soltanto la retrocessione delle quote in favore dei cedenti apparenti, quando egli non abbia chiesto l’accertamento della simulazione dell’atto anteriore con cui le quote sono uscite dal suo patrimonio.

La verifica della legittimazione del terzo all’azione di simulazione precede logicamente l’esame del merito; in sua assenza restano assorbite le questioni relative alla reale volontà dei contraenti e all’autenticità delle controdichiarazioni prodotte.

La domanda di accertamento della titolarità esclusiva delle quote in capo all’attore, che le abbia in precedenza cedute, presuppone l’accertamento della simulazione dell’atto di cessione da lui stipulato e va rigettata quando tale accertamento non sia stato chiesto.

Leggi tutto
Inammissibilità della domanda dell’amministratore di accertamento giudiziale della causa di scioglimento e nomina dei liquidatori
È inammissibile la domanda, proposta dall’amministratore [di s.r.l.], di accertamento giudiziale della causa di scioglimento della società e di nomina...

È inammissibile la domanda, proposta dall’amministratore [di s.r.l.], di accertamento giudiziale della causa di scioglimento della società e di nomina diretta dei liquidatori, quando non sia stata realizzata la pubblicità costitutiva della causa di scioglimento mediante iscrizione nel registro delle imprese e non sia stata preventivamente convocata l’assemblea per accertare la causa di scioglimento e nominare i liquidatori. Il Tribunale è privo di una competenza sostitutiva a fronte di un’omissione imputabile allo stesso amministratore che agisce in giudizio, il quale può ovviarvi direttamente accertando la causa di scioglimento, convocando l’assemblea per la nomina del liquidatore e, soltanto in caso di esito infruttuoso, ricorrendo al Tribunale per la nomina giudiziale. Un unico ricorso, finalizzato sia alla dichiarazione di scioglimento sia alla nomina dei liquidatori, è ammissibile quando la causa di scioglimento consiste proprio nell’impossibilità di funzionamento dell’assemblea, per ragioni di economia processuale e di concentrazione dei tempi della liquidazione.

Ai sensi degli artt. 2484, comma 3, e 2485, comma 1, c.c., gli amministratori devono accertare senza indugio il verificarsi di una causa di scioglimento e iscrivere la relativa dichiarazione nel registro delle imprese; l’accertamento configura una competenza dichiarativa specifica ed esclusiva dell’organo gestorio, il cui mancato tempestivo esercizio rende gli amministratori responsabili verso la società, i soci e i creditori per i danni derivati. Soltanto dopo tale adempimento è possibile adire il Tribunale, se l’assemblea non delibera, contesta la causa di scioglimento o non nomina i liquidatori.

Gli artt. 2485 e 2487 c.c. prevedono un intervento soltanto sussidiario del Tribunale, in sede camerale, a fronte dell’inerzia degli amministratori e dell’assemblea: per l’accertamento della causa di scioglimento, se gli amministratori omettono l’iscrizione della relativa dichiarazione (art. 2485, comma 2, c.c.); per la convocazione dell’assemblea chiamata a nominare i liquidatori, se gli amministratori restano inerti dopo la pubblicità della causa di scioglimento; per la nomina dei liquidatori, se è l’assemblea a restare inerte (art. 2487, comma 2, c.c.). La separazione tra accertamento giudiziale della causa di scioglimento e nomina giudiziale dei liquidatori garantisce la prevalenza della volontà dei soci.

Leggi tutto
Sopravvenuto difetto di legittimazione dell’amministratore cessato dalla carica nell’impugnazione della delibera consiliare
La legittimazione attiva dell’amministratore che impugna una deliberazione del consiglio di amministrazione ai sensi dell’art. 2388, comma 4, c.c. deve...

La legittimazione attiva dell’amministratore che impugna una deliberazione del consiglio di amministrazione ai sensi dell’art. 2388, comma 4, c.c. deve sussistere, oltre che al momento della proposizione della domanda, anche quando il giudice si pronuncia, in applicazione del principio generale di cui l’art. 2378, comma 2, c.c. è espressione. La cessazione dalla carica in corso di causa fa quindi venir meno il potere dell’attore di interloquire sul modo di essere e di operare degli organi sociali e, attraverso l’annullamento della deliberazione impugnata, di incidere sugli effetti che essa ha prodotto o è ancora in grado di produrre nella sfera della società.

In caso di cessazione dall’incarico per dimissioni viene meno anche l’interesse concreto e attuale dell’ex amministratore, ai sensi dell’art. 100 c.p.c., a ottenere una pronuncia sulla validità della deliberazione consiliare impugnata, poiché, dismettendo volontariamente i poteri inerenti alla funzione gestoria, egli si estranea dalle vicende della società e non conserva il potere-dovere di assicurare che l’azione sociale sia conforme alla legge e all’atto costitutivo, tanto nel proprio quanto nell’altrui interesse.

Leggi tutto
Validità della clausola statutaria sulla rappresentanza degli eredi comproprietari di quota di s.r.l.
In tema di partecipazione [di s.r.l.] caduta in comunione ereditaria, è valida la clausola statutaria secondo cui, quando gli eredi...

In tema di partecipazione [di s.r.l.] caduta in comunione ereditaria, è valida la clausola statutaria secondo cui, quando gli eredi siano più di uno, soltanto uno di essi ha il diritto di rappresentarli nei rapporti con la società. Sebbene si tratti di una previsione più restrittiva rispetto all’art. 1106 c.c., richiamato dall’art. 2468 c.c., che consente la nomina di un amministratore estraneo, essa rientra nella disponibilità dei soci e nella loro autonomia negoziale e non presenta profili di invalidità.

L’amministratore della comunione, anche se nominato giudizialmente ai sensi dell’art. 1105 c.c., è privo della legittimazione ad agire in giudizio, mancando in materia di comunione una disposizione analoga a quella dell’art. 1131 c.c., che in via eccezionale attribuisce tale potere all’amministratore del condominio. Trattandosi di una questione di legittimazione processuale, è irrilevante che la società abbia in passato riconosciuto [l’amministratore della comunione] quale interlocutore nella gestione sociale.

In caso di tempestiva eccezione del difetto di rappresentanza processuale, è onere della parte interessata provvedere immediatamente alla sanatoria nella prima difesa utile, senza necessità che il giudice assegni il termine di cui all’art. 182, comma 2, c.p.c., previsto soltanto nell’ipotesi di rilievo officioso; ove la regolarizzazione non intervenga tempestivamente, il vizio diviene insanabile e la successiva costituzione del soggetto munito del potere rappresentativo non produce efficacia sanante.

L’impugnazione delle deliberazioni assembleari proposta [per la comunione] in assenza di valida nomina del rappresentante comune non impedisce il decorso del termine stabilito dalla legge per impugnarle validamente.

Leggi tutto
Ammissibilità della revocatoria ordinaria della scissione parziale nonostante la responsabilità solidale della società beneficiaria
La revocatoria ordinaria dell’atto di scissione societaria è ammissibile, poiché mira a ottenerne l’inefficacia relativa, così da renderlo inopponibile al...

La revocatoria ordinaria dell’atto di scissione societaria è ammissibile, poiché mira a ottenerne l’inefficacia relativa, così da renderlo inopponibile al solo creditore pregiudicato, e la tutela dei creditori a fronte di atti societari si estende sino a ricomprendere, sia pure in via mediata, qualsiasi attribuzione patrimoniale indiretta in essi contenuta. Il rafforzamento della posizione del creditore sociale per effetto del cumulo ex lege della responsabilità della società beneficiaria e di quella scissa ai sensi dell’art. 2506-quater, comma 3, c.c. non impedisce l’esperibilità dell’azione revocatoria, perché, di fronte a un atto depauperativo della garanzia patrimoniale della società scissa, tale tutela resta funzionale a ottenere, anche in presenza di altri coobbligati, l’inefficacia relativa dell’atto pregiudizievole.

Il cumulo di società debitrici previsto dall’art. 2506-quater, comma 3, c.c., frazionando il limite di responsabilità tra i coobbligati in ragione del valore effettivo del patrimonio netto a ciascuno assegnato o rimasto, integra un pregiudizio idoneo a configurare l’eventus damni, poiché costringe il creditore, in caso di incapienza, a moltiplicare le azioni per la soddisfazione dell’intero credito e lo espone al rischio di insolvenza di ciascuna società partecipante.

Ai fini dell’eventus damni rileva anche la modificazione qualitativa del patrimonio della società scissa. Lo scorporo di beni immobili in favore della beneficiaria resta pregiudizievole nonostante l’assegnazione ai soci della scissa delle partecipazioni nella beneficiaria, perché le partecipazioni sono attribuite ai singoli soci e non alla società debitrice e la trasformazione di un compendio aziendale in quota sociale sostituisce al bene un titolo di partecipazione al capitale di rischio.

L’opposizione dei creditori ai sensi dell’art. 2503 c.c. ha natura preventiva, perché è diretta a impedire l’efficacia dell’atto di scissione, ed è riservata ai creditori anteriori alla deliberazione e alla stipula dell’atto. L’azione revocatoria ha invece funzione ripristinatoria della garanzia patrimoniale, interviene su un atto dispositivo ormai perfetto ed efficace e può essere esercitata anche dal creditore successivo al compimento dell’atto, quando questo sia stato oggetto di accordo fraudolento.

L’azione revocatoria ordinaria dell’atto di scissione, diretta alla declaratoria di inopponibilità al creditore dei relativi atti di assegnazione, è devoluta alla sezione specializzata in materia di impresa, perché investe un tipico atto dell’organizzazione societaria che entra a far parte della causa petendi e qualifica il giudizio come relativo a un rapporto societario.

In tema di eventus damni, l’onere probatorio del creditore si risolve nella dimostrazione della variazione patrimoniale, anche soltanto qualitativa, che renda più incerto o difficile il soddisfacimento del credito, senza che sia necessario provare l’entità e la natura del patrimonio del debitore dopo l’atto di disposizione; spetta al debitore provare che il patrimonio residuo è tale da soddisfare ampiamente le ragioni del creditore.

[Qualora l’atto di scissione, assimilato agli atti a titolo gratuito, sia successivo al sorgere del credito,] il requisito della scientia damni consiste nella semplice conoscenza del danno che ragionevolmente può derivare alle ragioni creditorie dal compimento dell’atto, senza che occorra la consapevolezza dell’insolvenza del debitore. Tale consapevolezza può ritenersi accertata in via presuntiva in ragione della sostanziale identità della compagine sociale della società scissa e della beneficiaria.

Leggi tutto
logo