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Contratto di cessione di azienda e (in)competenza della Sezione specializzata in materia di Impresa
La Sezione specializzata in materia di Impresa è incompetente per materia, ex art. 3 del D.Lgs. n. 168/2003 come modificato...

La Sezione specializzata in materia di Impresa è incompetente per materia, ex art. 3 del D.Lgs. n. 168/2003 come modificato dall’art. 2 D.L. 1/2012, relativamente alle cause che vertono in materia di nullità/annullabilità di contratto di cessione di azienda, a nulla rilevando il vizio che ne avrebbe causato l’invalidità [nel caso di specie, il conflitto di interessi in cui avrebbe versato il rappresentante legale della società cedente].

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Cessione quote in violazione di prelazione statutaria: effetti
La cessione di quote in violazione del diritto di prelazione statutaria non è di per sé nulla, ma comporta, per...

La cessione di quote in violazione del diritto di prelazione statutaria non è di per sé nulla, ma comporta, per l'efficacia reale, l'inefficacia relativa della cessione (comunque valida inter partes) verso gli altri soci e la società, pur senza che ciò implichi un diritto di retratto per il socio pretermesso.

La sentenza traslativa ex art. 2932 c.c. modifica la titolarità delle quote, sicché la stessa va iscritta - solo una volta divenuta definitiva - al RI, anche a cura della parte attrice stessa. Non possono invece essere impartiti “ordini” a soggetti che non hanno partecipato al giudizio, né al Conservatore del RI, in difetto di specifica domanda da parte dell’attore.

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Il diritto degli amministratori di informazione e di consultazione della documentazione sociale
Il diritto di informazione e di consultazione spetta agli amministratori in quanto tali, per effetto semplicemente dell’incarico ricevuto, essendo chiaro...

Il diritto di informazione e di consultazione spetta agli amministratori in quanto tali, per effetto semplicemente dell’incarico ricevuto, essendo chiaro che, senza accesso alle informazioni, non si può agire informati. L'Amministratore, proprio perchè ha un diritto di esaminare i documenti che è anche un dovere, derivante dall'incarico che ha accettato, deve avere la competenza per effettuare personalmente l'esame e trovare il tempo necessario a farlo, nell'interesse in primo luogo della società.

Ai soci, siano o non siano amministratori o ex amministratori, spetta il diritto di informazione e consultazione previsto dall’art. 2476 comma 2 c.c. Agli ex amministratori, che non siano soci, non spetta alcun diritto di informazione e consultazione, posto che i diritti- doveri derivanti dall’incarico sono cessati e che il diritto di cui all’art. 2476 comma 2 c.c. non è mai sorto. Ne consegue che gli ex amministratori, che non sono soci, non hanno diritto di accedere alla documentazione sociale.

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Trasferimento ingiustificato di somme e responsabilità degli amministratori di s.r.l.
Le condotte di trasferimento ingiustificato di somme di proprietà della società a favore dell’amministratore di fatto e della società proprietaria...

Le condotte di trasferimento ingiustificato di somme di proprietà della società a favore dell’amministratore di fatto e della società proprietaria delle quote determinano la responsabilità degli amministratori – di diritto e di fatto – nei confronti dei creditori della società (e nei confronti della liquidazione giudiziale) emergendo una evidente violazione degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale.

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Concorrenza sleale per sviamento di clientela
L’ art. 2598 n. 3 c.c. punisce le condotte di concorrenza sleale per violazione dei principi della correttezza professionale e,...

L’ art. 2598 n. 3 c.c. punisce le condotte di concorrenza sleale per violazione dei principi della correttezza professionale e, per quel che concerne, in particolare, l’illecito sviamento di clientela postula il riscontro di tentativi subdoli o denigratori di accaparramento della clientela con atteggiamenti o condotte contrarie alla professionalità e ancor prima alla buona fede e lealtà che deve contraddistinguere i reciproci rapporti giacché, diversamente, il tentativo di sviare la clientela che non appartiene all’imprenditore rientra nel normale gioco della concorrenza.

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Del rapporto tra la procedura ex art. 2471 c.c. e la clausola statutaria di prelazione
E’ nota la questione se, comunque, prevalgano le clausole statutarie (dunque, ad esempio, la prelazione); ovvero la procedura dell’articolo 2471...

E’ nota la questione se, comunque, prevalgano le clausole statutarie (dunque, ad esempio, la prelazione); ovvero la procedura dell’articolo 2471 c.c.. La differenza consiste – nel caso in cui lo statuto preveda la prelazione – sostanzialmente in questo. Nel caso in cui si ritenga prevalente l’articolo 2471 c.c., la società, fallito l’accordo amichevole di cui al terzo comma di tale articolo, può designare un acquirente diverso dai soci. Infatti, se si ritiene applicabile l’articolo 2471 c.c., in luogo delle clausole statutarie per la specialità della situazione della espropriazione forzata, allora questa norma prevale ed esclude le clausole statutarie, anche se di maggior favore per i soci uti singuli; in sintesi, l’articolo 2471 c.c. opera come una norma di ordine pubblico, che ha natura inderogabile quale norma processuale relativa al procedimento di espropriazione e dunque travolge le clausole statutarie. Nel caso invece in cui si ritenga che la procedura espropriativa (o fallimentare) non faccia venire meno la prelazione in favore degli altri soci, occorre offrire ai soci e non solo alla società, rispettando il loro diritto di prelazione.

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Principi in tema di impugnazione della delibera di approvazione del bilancio
L’impugnazione della delibera del c.d.a. è volta ad ottenere l’annullamento della stessa ai sensi di quanto disposto dall’art. 2388, comma...

L’impugnazione della delibera del c.d.a. è volta ad ottenere l’annullamento della stessa ai sensi di quanto disposto dall’art. 2388, comma 4, c.c.; ciò perché l’unica forma di invalidità prevista dal nostro ordinamento per le delibere del c.d.a. delle società per azioni è l’annullabilità.
L’impugnazione della delibera assembleare di approvazione del bilancio - trattandosi di impugnazione diretta a far valere la violazione, da parte del bilancio medesimo, dei principi di chiarezza, verità e correttezza ex art. 2425 c.c. - è formulata ai sensi dell’art. 2379 c.c.: la violazione dei richiamati principi determina infatti l’illiceità dell’oggetto della delibera (vale a dire: l’illiceità del bilancio), il che è appunto una causa di nullità prevista dall’art. 2379, comma 1, c.c.
L’impugnazione delle delibere di approvazione del bilancio per difetto dei requisiti di verità, chiarezza e precisione (art. 2423, comma 2, c.c.) in quanto dirette (anche) a tutelare l’affidamento di tutti i soggetti che con la società entrano in rapporto, attengono a diritti indisponibili; sicché non può trovare applicazione la clausola compromissoria contenuta nello statuto della società ai fini della competenza.
Il quorum previsto dall’art. 2377, comma 3, c.c., richiamato dall’art. 2378, comma 2, c.c., è relativo esclusivamente alle impugnazioni dirette ad ottenere l’annullamento delle delibere assembleari; diversamente quando l’impugnazione è proposta per ottenere la declaratoria di nullità delle delibere, essa è proponibile da chiunque vi abbia interesse (art. 2379, comma 1, c.c.), sicché la disciplina in tema di quorum per impugnare non trova applicazione.

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Sequestro giudiziario di quote s.r.l.: niente misura cautelare se il periculum non supera l’astratta possibilità di trasferimento a terzi
In tema di sequestro giudiziario ex art. 670 c.p.c. avente ad oggetto quote di s.r.l. detentrice di compendio immobiliare, il...

In tema di sequestro giudiziario ex art. 670 c.p.c. avente ad oggetto quote di s.r.l. detentrice di compendio immobiliare, il requisito del periculum in mora non può essere desunto in via automatica né dalla natura di bene mobile non registrato delle partecipazioni, con la correlata astratta applicabilità dell’art. 1153 c.c., né dal mero compimento di operazioni societarie di riorganizzazione (cambio di denominazione, trasferimento di sede, cancellazione da un diverso registro imprese, iscrizione di ipoteca a garanzia di debiti fiscali), trattandosi di scelte compatibili con una gestione imprenditoriale fisiologica. L’“opportunità della custodia” richiesta dall’art. 670 c.p.c. deve emergere da specifici elementi, anche presuntivi, sintomatici di un concreto e attuale rischio di dispersione o depauperamento del bene o della partecipazione; non sono sufficienti, a tal fine, la dedotta spregiudicatezza dell’acquirente, le modalità della due diligence o la gestione dell’immobile tramite contratto di affitto, ove risultino invece significativi investimenti sul compendio e non sia prospettata una probabile dismissione a breve termine.

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S.r.l. paralizzata dall’erede minorenne del socio di maggioranza: il Tribunale dichiara lo scioglimento e nomina il liquidatore
In tema di società a responsabilità limitata, integra causa di scioglimento ex art. 2484, comma 1, n. 3, c.c. l’impossibilità...

In tema di società a responsabilità limitata, integra causa di scioglimento ex art. 2484, comma 1, n. 3, c.c. l’impossibilità di funzionamento dell’assemblea dei soci quando, a seguito del decesso del socio titolare della partecipazione di maggioranza, l’unico erede (per di più minore) abbia accettato l’eredità con beneficio d’inventario ma non risulti ancora intestatario della quota nel registro delle imprese, sicché non è raggiungibile il quorum costitutivo/statutario necessario per deliberare sulle perdite che hanno eroso il capitale sociale al di sotto del minimo legale; in tale situazione di stallo, il tribunale, su ricorso dell’organo amministrativo e con l’adesione degli eredi/soci, può dichiarare lo scioglimento della società e nominare il liquidatore ai sensi dell’art. 2487, comma 2, c.c.

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Rapporti tra denuncia ex art. 2409 c.c. e aperura delle liquidazione volontaria
L’apertura della liquidazione volontaria della società non determina di per sé l’improcedibilità del procedimento ex art. 2409 c.c. promosso dal...

L’apertura della liquidazione volontaria della società non determina di per sé l’improcedibilità del procedimento ex art. 2409 c.c. promosso dal socio per denunciare le irregolarità gestorie poste in essere dall’amministratore e nell’ambito del quale sia già stata disposta l’ispezione, ma ciò ove però le irregolarità denunciate possano continuare a produrre effetti pregiudizievoli, in quanto con la messa in liquidazione non cessa la gestione dell’impresa in modo automatico e tanto più nel caso in cui liquidatore sia il medesimo soggetto che era amministratore, è astrattamente ipotizzabile che le modalità di gestione continuino ad essere le medesime. Tuttavia qualora l’attività di impresa sia cessata e non vi sia più continuità (nel caso di specie sono stati licenziati i dipendenti e ceduti i beni strumentali) viene meno il requisito dell’attualità delle condotte irregolari, con il che viene meno anche la possibilità di revocare il liquidatore in carica.

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Stallo assembleare da comunione ereditaria delle quote e nomina giudiziale del liquidatore
In tema di società a responsabilità limitata, qualora, a seguito del decesso del socio, gli eredi della partecipazione caduta in...

In tema di società a responsabilità limitata, qualora, a seguito del decesso del socio, gli eredi della partecipazione caduta in comunione non provvedano all’iscrizione nel Registro delle Imprese del trasferimento mortis causa della quota, ai sensi dell’art. 2470 c.c., né alla designazione del rappresentante comune, ai sensi dell’art. 2468, comma 5, c.c., l’omissione di tali adempimenti può determinare l’impossibilità di individuare con certezza i soggetti legittimati all’esercizio del diritto di voto e, conseguentemente, di ricostituire validamente l’assemblea dei soci.

Ne consegue che, ove l’assemblea non sia in grado di deliberare né sulla nomina del liquidatore né sulle ulteriori decisioni necessarie alla gestione della fase di scioglimento, l’inerzia o il rifiuto degli eredi di adempiere agli obblighi imposti dalla legge integra una situazione di stallo decisionale imputabile al mancato funzionamento dell’organo assembleare, idonea a pregiudicare la corretta gestione della fase liquidatoria e gli interessi dei soci, dei creditori sociali e dei terzi, giustificando la nomina giudiziale del liquidatore ai sensi dell’art. 2487, comma 2, c.c.

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La notorietà meramente locale dei segni distintivi e il possibile regime di duopolio
Il “rideposito” di un marchio, sebbene possa essere considerato indice della volontà di utilizzare, prima o poi, il marchio medesimo,...

Il "rideposito" di un marchio, sebbene possa essere considerato indice della volontà di utilizzare, prima o poi, il marchio medesimo, non vale di per sè a superare la sanzione di decadenza del voluta dal legislatore ex art. 24, co. 1, c.p.i.

In tema di segni distintivi di un'impresa, in ossequio al principio di unitarietà degli stessi, chi acquista il diritto su un segno utilizzato in una determinata funzione tipica (nella specie, di insegna) acquista il diritto sul medesimo anche in riferimento alla utilizzazione in funzioni ulteriori e diverse (nella specie, come ditta e in tabelloni pubblicitari), ferma restando l'estensione della tutela all'ambito territoriale raggiunto in riferimento all'uso fattone.

In caso di acquisita notorietà meramente locale di un segno distintivo, il "preutente" di fatto, oltre ad avere il diritto di fare uso di tale segno distintivo in ambito locale, non ha anche il diritto di vietare ad altri di fare uso di segni distintivi ad esso uguali o comunque interferenti, essendo configurabile una sorta di regime di "duopolio", atto a consentire, nell'ambito locale, la coesistenza del marchio preusato e di quello successivamente registrato.

 

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