Ricerca Sentenze
Presupposti della nullità delle decisioni di s.r.l. e arbitrabilità delle relative controversie
Attengono a diritti indisponibili, come tali non compromettibili in arbitri ex art. 806 c.p.c., soltanto le controversie relative all’impugnazione di...

Attengono a diritti indisponibili, come tali non compromettibili in arbitri ex art. 806 c.p.c., soltanto le controversie relative all'impugnazione di deliberazioni assembleari di società aventi oggetto illecito o impossibile, le quali danno luogo a nullità rilevabili anche di ufficio dal giudice, cui sono equiparate, ai sensi dell'art. 2479 ter c.c., quelle prese in assoluta mancanza di informazione, sicché la lite che abbia ad oggetto l'invalidità della delibera assembleare per omessa convocazione del socio, essendo soggetta al regime di sanatoria previsto dall'art. 2379 bis c.c., può essere deferita ad arbitri.

La nullità di cui all’art. 2479 ter comma 3 c.c. per “assenza assoluta di informazioni” non si riferisce solo alla mancanza di informazioni sull’avvio del procedimento deliberativo, ma anche alle carenze relative all’informazione sugli argomenti da trattare.

L'indicazione, nell'avviso di convocazione dell'assemblea dei soci, dell'elenco delle materie da trattare ha la duplice funzione di rendere edotti i soci circa gli argomenti sui quali essi dovranno deliberare, per consentire la loro partecipazione all'assemblea con la preparazione e l'informazione necessarie, e di evitare che sia sorpresa la buona fede degli assenti a seguito di deliberazione su materie non incluse nell'ordine del giorno e che a tal fine, tuttavia, non è necessaria un'indicazione particolareggiata delle materie da trattare, ma è sufficiente un'indicazione sintetica, purché chiara e non ambigua, specifica e non generica, la quale consenta la discussione e l'adozione da parte dell'assemblea dei soci anche delle eventuali deliberazioni consequenziali e accessorie.

Leggi tutto
Segreti commerciali privi di misure di protezione e limiti della descrizione ex art. 129 c.p.i.
Non è accordabile la tutela dei segreti commerciali ex artt. 98 e 99 c.p.i. a chi lamenti la sottrazione di...

Non è accordabile la tutela dei segreti commerciali ex artt. 98 e 99 c.p.i. a chi lamenti la sottrazione di disegni e informazioni tecniche da parte di un ex collaboratore che le abbia acquisite presso la società dante causa del ricorrente [da cui questi abbia poi acquistato l’azienda con il relativo know-how], quando non sia allegato né provato che, presso tale società, le informazioni fossero sottoposte a misure ragionevolmente adeguate a mantenerle segrete.

La descrizione ex art. 129 c.p.i. può essere chiesta soltanto dal titolare di un diritto di proprietà industriale e non è utilizzabile a tutela di meri illeciti concorrenziali ex art. 2598 c.c., sicché, esclusa la violazione dei segreti commerciali, il decreto di descrizione va revocato e il materiale acquisito, da restituire, non può essere utilizzato come prova neppure della concorrenza sleale per sottrazione di know-how.

Leggi tutto
Postergazione del credito della holding verso la controllata e denuncia ex art. 2409 c.c.
Non integra grave irregolarità ai sensi dell’art. 2409 c.c. la sottoscrizione, da parte della società holding, di un accordo di...

Non integra grave irregolarità ai sensi dell’art. 2409 c.c. la sottoscrizione, da parte della società holding, di un accordo di postergazione del proprio credito verso la controllata, funzionale alla rinegoziazione dei finanziamenti bancari di quest’ultima e alla riduzione della sua esposizione debitoria, anche quando la scadenza del credito sia fissata oltre il termine di durata della società, perché tale termine può essere prorogato con delibera assembleare e non ne deriva un danno attuale e concreto. L’accordo di postergazione, che esprime soltanto il consenso del creditore a essere soddisfatto dopo un altro creditore, non costituisce erogazione di finanziamenti né prestazione di garanzie e non ricade, pertanto, nella clausola statutaria che riserva tali decisioni all’assemblea dei soci.

Il mandato conferito dagli amministratori, di natura meramente esplorativa, a individuare, contattare e negoziare con potenziali investitori la cessione della partecipazione nella controllata, inidoneo a impegnare la società alla cessione, non rientra nella clausola statutaria che riserva all’assemblea dei soci gli atti dispositivi sulle partecipazioni, né fa sorgere un obbligo di informarne i soci, sicché la sua mancata comunicazione non integra una grave irregolarità rilevante ex art. 2409 c.c.

Leggi tutto
Amministratore delegato non rinnovato: arbitrato statutario, good leaver e compensi variabili per scaglioni
La clausola compromissoria statutaria che devolve agli arbitri le controversie tra la società e i suoi amministratori prevale sulla clausola...

La clausola compromissoria statutaria che devolve agli arbitri le controversie tra la società e i suoi amministratori prevale sulla clausola di un accordo anteriore che indichi un foro ordinario, quando la lite riguardi diritti e obblighi derivanti dal rapporto organico accettato con l’assunzione della carica, anche se l’incarico sia cessato al momento della domanda. La competenza arbitrale va però verificata per ciascuna domanda e ciascun rapporto processuale ai sensi dell’art. 819-ter c.p.c., e non si estende per connessione alla controllante che si sia obbligata in solido per i soli impegni economici, con la quale non vi è litisconsorzio necessario; le cause vanno quindi separate, e nei confronti della controllante la competenza per materia della sezione specializzata prevale sul foro convenzionale.

Il mancato rinnovo dell’amministratore delegato alla scadenza del consiglio, motivato dalla perdita di sinergia e fiducia tra l’azionista e il manager, non integra una revoca per giusta causa né consente di qualificarlo come bad leaver quando la delibera non contesti specifici inadempimenti gravi, violazioni di legge o condotte di infedele gestione, ipotesi alle quali l’accordo riservava quella qualifica. Al good leaver spettano i compensi fissi maturati fino alla scadenza prevista dall’accordo, mentre i compensi variabili e gli incentivi di lungo termine sono dovuti solo se l’attore provi il raggiungimento degli obiettivi cui sono subordinati, senza che la carenza dei dati di bilancio possa essere supplita da richieste di esibizione o di consulenza tecnica esplorative.

Quando l’accordo determini il compenso variabile per scaglioni di raggiungimento del budget, spetta l’importo fisso dello scaglione raggiunto e non un calcolo proporzionale; la posizione finanziaria netta di gruppo richiamata senza restrizioni comprende tutte le voci risultanti dal bilancio consolidato e non il solo indebitamento bancario. Sulle somme dovute decorrono gli interessi dell’art. 1284, quarto comma, c.c. dalla domanda, senza rivalutazione in difetto di prova del maggior danno.

Leggi tutto
Patto di voto sull’approvazione del bilancio: inadempimento del socio e penale senza prova del danno
È valido il patto parasociale con cui il socio di una s.r.l. si obblighi a votare in assemblea in conformità...

È valido il patto parasociale con cui il socio di una s.r.l. si obblighi a votare in assemblea in conformità al voto espresso da un altro socio su determinate materie, compresa l’approvazione del bilancio, poiché la legge stessa ammette che l’esercizio del diritto di voto sia oggetto di patti parasociali (art. 2341-bis c.c.). Viola il patto il socio che voti per l’approvazione del bilancio quando il socio di riferimento abbia dichiarato in assemblea, tramite il suo delegato, di non disporre delle informazioni necessarie per approvarlo, senza che occorra una preventiva comunicazione dell’indirizzo di voto.

Il voto contrario all’approvazione del bilancio non è una prestazione illecita o inesigibile, perché le norme imperative sanzionano l’approvazione di un bilancio non corretto e non la mancata approvazione di un bilancio corretto, e non c’è nulla di illecito nel dichiararsi non sufficientemente informati. Quando le parti abbiano previsto la consegna al socio fedele, in caso di inadempimento, di un assegno depositato presso un fiduciario, la clausola opera indipendentemente dalla prova del danno, come una penale ai sensi dell’art. 1382, secondo comma, c.c.; né vale come recesso dal patto l’affermazione della sua scadenza per il decorso di cinque anni, questione non riproposta in giudizio.

Leggi tutto
Diserzione del socio unico fiduciario e stallo decisionale della s.r.l.: scioglimento e nomina giudiziale del liquidatore
Integra la causa di scioglimento per impossibilità di funzionamento dell’assemblea, ai sensi dell’art. 2484, comma 1, n. 3, c.c., la...

Integra la causa di scioglimento per impossibilità di funzionamento dell'assemblea, ai sensi dell'art. 2484, comma 1, n. 3, c.c., la situazione di stallo decisionale di una società a responsabilità limitata derivante dalla deliberata e sistematica diserzione, da parte del socio unico, delle assemblee convocate per la messa in liquidazione della società. In tale ipotesi, qualora l'organo amministrativo sia conseguentemente impossibilitato a compiere gli adempimenti necessari per avviare la liquidazione, spetta al Tribunale, su ricorso dell'amministratore, non solo accertare e dichiarare la suddetta causa di scioglimento, ma anche provvedere direttamente alla nomina di un liquidatore ai sensi dell'art. 2487, comma 2, c.c. [nella specie, socio unico fiduciario che aveva disertato l’assemblea convocata per la messa in liquidazione e comunicato il proprio disinteresse per la società, rimasto contumace; decreto dichiarato immediatamente efficace].

Leggi tutto
Cessione di ramo d’azienda a prezzo incongruo come distrazione: responsabilità degli amministratori verso il fallimento
Nell’azione di responsabilità del curatore, il convenuto costituitosi tardivamente, allo scadere del termine per la seconda memoria integrativa, non può...

Nell’azione di responsabilità del curatore, il convenuto costituitosi tardivamente, allo scadere del termine per la seconda memoria integrativa, non può più proporre eccezioni di merito non rilevabili d’ufficio né dedurre nuovi mezzi di prova, e gli elenchi da lui redatti non hanno valore probatorio. L’amministratore non è esonerato dalla responsabilità per l’omessa tenuta delle scritture contabili e l’omessa redazione dei bilanci per il solo fatto di essersi avvalso di un consulente, tanto meno se non ne prova l’incarico e l’inadempimento.

Rispondono verso la società e i creditori gli amministratori che proseguano l’attività dopo la perdita del capitale, occultata nei bilanci con crediti e rimanenze privi di giustificazione, omettano sistematicamente per anni i versamenti tributari e contributivi per soddisfare selettivamente altri creditori, si attribuiscano compensi non deliberati dall’assemblea e trasferiscano liquidità a sé o a terzi senza giustificazione. Costituisce operazione distrattiva la cessione di un ramo d’azienda a un prezzo manifestamente incongruo rispetto al valore reale del compendio, a una società estera di recente costituzione e priva di affidabilità, come quando il ramo sia ceduto per 27.000 euro con accollo di debiti fiscali onorato solo in minima parte, mentre pochi mesi dopo la cessionaria ne abbia promesso in vendita l’azienda per 284.000 euro incassando una cospicua caparra.

Ai sensi dell’art. 2486, terzo comma, c.c., in mancanza di scritture contabili il danno è liquidato in misura pari alla differenza tra attivo e passivo accertati nella procedura, e la domanda ridotta dalla curatela va accolta integralmente quando la prova documentale delle singole voci dimostri un pregiudizio comunque superiore; il danno da reato non può eccedere quanto specificato dall’attore. Le spese in favore della curatela ammessa al patrocinio a spese dello Stato sono liquidate in favore dell’Erario.

Leggi tutto
Liquidazione coatta amministrativa della cooperativa: improcedibili anche le domande di accertamento strumentali a pretese verso la massa
Non è compromettibile in arbitri, e resta quindi di competenza del giudice ordinario nonostante la clausola compromissoria statutaria, l’impugnazione della...

Non è compromettibile in arbitri, e resta quindi di competenza del giudice ordinario nonostante la clausola compromissoria statutaria, l’impugnazione della delibera di approvazione del bilancio per violazione dei principi di verità, chiarezza e precisione, perché le relative norme sono imperative e tutelano anche l’affidamento dei terzi. La cessazione della materia del contendere, che definisce l’intero giudizio, può essere dichiarata solo dopo la decisione delle questioni pregiudiziali di rito e presuppone che le parti si diano reciprocamente atto del mutamento sopravvenuto della situazione sostanziale e rassegnino conclusioni conformi; quando il fatto sopravvenuto sia allegato da una sola parte e l’altra non vi aderisca, il suo apprezzamento si traduce in una valutazione dell’interesse ad agire.

Nei confronti della società in liquidazione coatta amministrativa sono improcedibili davanti al giudice ordinario non solo le domande di condanna, ma anche quelle di accertamento o costitutive il cui interesse sottenda una pretesa restitutoria o creditoria verso la massa, che vanno fatte valere nel procedimento di accertamento del passivo; tali domande possono essere proposte fuori da quel procedimento solo quando dall’accoglimento non si intenda far derivare diritti di credito o restitutori. Non giova la dichiarazione di voler utilizzare il titolo solo dopo il ritorno in bonis del debitore, che la liquidazione coatta amministrativa non ammette; è pertanto improcedibile anche l’accertamento incidentale dell’invalidità della delibera di bilancio strumentale alla domanda risarcitoria del socio.

Leggi tutto
Descrizione ex art. 129 c.p.i.: rinuncia agli atti non accettata, fumus del titolo e periculum di prova
Nel procedimento cautelare la parte resistente può non accettare la rinuncia agli atti del ricorrente solo se ha interesse alla...

Nel procedimento cautelare la parte resistente può non accettare la rinuncia agli atti del ricorrente solo se ha interesse alla prosecuzione ai sensi dell’art. 306 c.p.c., interesse che deve riguardare un concreto bene della vita o un vantaggio processuale e non può consistere nel solo prolungamento del processo, né in un accertamento negativo che la sede cautelare non può dare. Tra più ricorrenti vi è litisconsorzio facoltativo, sicché accolta la rinuncia il procedimento si estingue nel rapporto con il rinunciante, condannato alle spese, e prosegue con gli altri. Venuta meno per effetto della rinuncia la presenza della parte straniera che fondava l’eccezione di incompetenza, il giudice può ritenere la propria competenza sopravvenuta, perché l’art. 5 c.p.c. mira a evitare spostamenti della causa e non a imporli.

Ai fini della descrizione ai sensi dell’art. 129 c.p.i., il titolo di privativa regolarmente concesso integra di per sé il fumus, salvo che la resistente ne alleghi la nullità sulla base di elementi solidi e verificabili nei tempi della cautela. Il periculum manca quando il ricorrente disponga già di elementi che gli consentano una ragionevole valutazione sulla fondatezza della causa di merito, mentre sussiste se, pur conoscendo segmenti anche significativi dell’attività avversaria, come l’autorizzazione amministrativa, le fotografie e le presentazioni commerciali del prodotto, non abbia elementi sufficienti per tale prognosi. La qualità di licenziatario esclusivo dichiarata e non contestata nel primo atto difensivo non può essere contestata tardivamente.

Non può essere accolta la richiesta, eccessivamente invasiva, di acquisire il prodotto avversario quando la descrizione ne abbia già consentito l’analisi tecnica. Poiché la descrizione ha anche funzione di istruzione preventiva, i suoi costi e quelli dei consulenti restano a carico del ricorrente che l’ha chiesta.

Leggi tutto
Stallo tra socie paritarie e bilanci non approvati: scioglimento e nomina diretta del liquidatore senza assegnare termini
Il permanente e irreversibile contrasto tra i soci, che si riflette sulle scelte gestorie indispensabili e immobilizza l’impresa impedendo l’adozione...

Il permanente e irreversibile contrasto tra i soci, che si riflette sulle scelte gestorie indispensabili e immobilizza l’impresa impedendo l’adozione degli atti necessari alla sua sopravvivenza, come l’approvazione dei bilanci, integra l’impossibilità di funzionamento dell’assemblea ai sensi dell’art. 2484, primo comma, n. 3, c.c. In tali circostanze la mancata approvazione anche di un solo bilancio denota un immobilismo non superabile in tempi brevi, e a maggior ragione lo scioglimento va dichiarato quando in una s.r.l. partecipata al 50% da due socie in lite, una delle quali amministra la società con il marito, i bilanci non siano stati approvati per cinque esercizi consecutivi.

Quando la necessità di liquidare la società sia già emersa in precedenti assemblee senza esito e l’alta litigiosità tra i soci paritari renda improbabile un accordo sul liquidatore, il tribunale può nominarlo direttamente ai sensi dell’art. 2487, secondo comma, c.c., senza accogliere la richiesta dei resistenti di assegnare un termine all’assemblea, e dichiarare il decreto immediatamente efficace nell’interesse dei creditori e della società.

Leggi tutto
Segreti commerciali: misure di secretazione ragionevolmente adeguate e retroversione degli utili del concorrente
La conservazione delle informazioni tecniche e commerciali su server aziendali ai quali i dipendenti accedono con credenziali personali, che abilitano...

La conservazione delle informazioni tecniche e commerciali su server aziendali ai quali i dipendenti accedono con credenziali personali, che abilitano l’ingresso ad aree di specifica competenza, e l’adozione di accordi di riservatezza con i fornitori costituiscono misure ragionevolmente adeguate a mantenere le informazioni segrete. Ai fini della tutela prevista dagli artt. 98 e 99 c.p.i. non assume rilievo il fatto che si tratti di un sistema di protezione standard, posto che tali articoli non richiedono l’adozione delle migliori tecnologie di segretazione disponibili, ma soltanto l’adozione di misure ragionevolmente adeguate a mantenere la segretezza.

L’uso di credenziali personali è da considerare misura adeguata, dal momento che consente di escludere dalla conoscenza dei documenti tutti gli estranei e anche i dipendenti non assegnati al settore; rende il dipendente perfettamente edotto della riservatezza dei dati e del divieto implicito di diffusione degli stessi; consente di individuare nominativamente le persone che accedono ai dati e il momento degli accessi. Misure più sofisticate non sono richieste quando i dati non presentino un carattere di riservatezza eccezionale, e la circostanza che la protezione non sia sufficiente contro i comportamenti dolosi non ne esclude l’adeguatezza.

L’uso delle informazioni segrete richiede il consenso del titolare, e non quello di una sua filiale estera che abbia commissionato il prodotto; in mancanza di prova dell’esistenza anteriore di disegni diversi, depositati solo in corso di causa, si presume che tutta la produzione del concorrente fino a quel momento sia avvenuta con l’uso del know-how sottratto. Non spetta il risarcimento del valore delle informazioni, che non sono uscite dal patrimonio del titolare, né il lucro cessante senza prova dello sviamento di clientela, né il prezzo del consenso quando non sia ragionevole presumere che il concorrente avrebbe chiesto per anni la licenza di un know-how che poteva sviluppare in pochi giorni o settimane; per la stessa limitatezza dell’uso sono sproporzionati il ritiro dal commercio e la pubblicazione della sentenza.

La retroversione degli utili, che non ha natura risarcitoria ma funzione in parte compensatoria e in parte dissuasiva, si prescrive in dieci anni ed è dovuta dalla sola società che ha realizzato gli utili, e non dagli ex dipendenti, pur concorrenti nella sottrazione e nell’uso delle informazioni. Va commisurata al contributo che il know-how ha dato ai prodotti del concorrente, come i miscelatori industriali della società costituita da due ex dipendenti, applicando all’utile, stimato nel 20% del fatturato, la percentuale di apporto distinta tra i prodotti per i quali l’uso è stato significativo e quelli per i quali è stato marginale.

Il manuale tecnico dei prodotti non gode della tutela autorale in difetto di prova, e di adeguata allegazione, del suo carattere creativo, e la sua riproduzione parziale non integra concorrenza sleale quando non sia idonea a danneggiare l’azienda del titolare, come per il manuale destinato a una filiale dello stesso gruppo. Va cancellata ai sensi dell’art. 89 c.p.c. l’espressione sconveniente che attribuisca alla controparte un comportamento menzognero con un gergo inutilmente dispregiativo.

Leggi tutto
Rivendica del brevetto da parte dell’inventore: prova dell’accordo di licenza o fiduciario e spese del terzo chiamato
Nell’azione di rivendica del brevetto ai sensi dell’art. 118 c.p.i. proposta dall’inventore contro la società titolare, in difetto di eccezione...

Nell’azione di rivendica del brevetto ai sensi dell’art. 118 c.p.i. proposta dall’inventore contro la società titolare, in difetto di eccezione di decadenza per il decorso del biennio dalla concessione la domanda va esaminata nel merito. La cessione o la licenza del brevetto non richiedono la forma scritta e possono essere provate con testimoni e presunzioni, nei limiti degli artt. 2721 ss. c.c.; tuttavia, quando l’accordo allegato dall’attore si articoli in più pattuizioni specifiche, come la titolarità della privativa in capo all’inventore, lo sfruttamento economico alla società senza potere di disposizione, la ripartizione delle spese di brevettazione e la successiva valutazione dell’invenzione, ciascuna di esse deve essere partitamente dimostrata. Non basta una generica dichiarazione, di contenuto valutativo, attribuita al legale rappresentante della società e rivolta a un terzo, e depone contro la ricostruzione dell’attore l’aver agito solo anni dopo aver appreso l’intestazione del brevetto alla società, amministrata dal figlio, e soltanto dopo la sua cessione a terzi.

La domanda subordinata fondata sull’intestazione fiduciaria della titolarità del brevetto alla società, con pactum fiduciae di ritrasferimento, richiede la prova del contenuto dell’accordo sottostante all’interposizione reale e va rigettata quando tale prova manchi del tutto e la ricostruzione sia incompatibile con quella proposta in via principale; lo stesso vale per la pretesa di comproprietà della privativa fondata su un’asserita società di fatto con la titolare. Il conferimento del brevetto in società non deve necessariamente avvenire al momento della costituzione, sicché è plausibile la ricostruzione secondo cui l’inventore, socio di fatto della società attraverso la partecipazione e la carica del figlio, vi abbia conferito la titolarità dell’invenzione, rimanendone il designato inventore.

Le spese sostenute dal terzo chiamato in causa, cessionario del brevetto, sono poste a carico dell’attore soccombente che ne abbia chiesto la chiamata, ancorché questi non abbia proposto domande nei suoi confronti; non sussiste responsabilità aggravata ai sensi dell’art. 96 c.p.c. quando l’infondatezza della domanda sia emersa solo all’esito dell’istruttoria orale e documentale.

Leggi tutto
logo