L'azienda non può essere oggetto di sequestro conservativo ex art. 671 c.p.c., non essendo la stessa oggetto di pignoramento, neppure ai sensi dell'art. 2912 c.c. (il Tribunale comunque accoglie il ricorso in riferimento ai beni assoggettabili a sequestro in tale ambito, essendo poi affidata alla iniziativa del sequestrante la scelta dei singoli beni sui quali eseguire la misura cautelare).
E' improcedibile l'azione di responsabilità della società in amministrazione straordinaria avverso soggetti che si sono succeduti nel tempo come amministratori qualora sia stata promossa in assenza della rituale autorizzazione ministeriale prescritta dagli artt. 36 d.lgs. n. 270/1999 e 206 l.fall. ovvero qualora non sia stata fornita adeguata prova dell'esistenza stessa: qualora una parte eccepisca il difetto di rappresentanza processuale, l'onere di sanatoria del rappresentato sorge infatti immediatamente così da contraddire sui rilievi di controparte con una opportuna documentazione.
Il titolare del marchio registrato gode di tutela qualora un terzo utilizzi un marchio uguale o simile per prodotti analoghi, secondo quanto previsto dall’art. 20.1 a) e b) c.p.i.; presupposto della contraffazione è la confondibilità tra i segni utilizzati dal titolare e dal presunto contraffattore, cioè la possibilità che, mediante l’utilizzo di un segno distintivo uguale o simile, possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico, che può consistere anche in un rischio di associazione tra i due segni. Tale pericolo risulta particolarmente intenso quando il segno distintivo, utilizzato dal concorrente, è non solo identico o simile al marchio registrato, ma viene adoperato per contraddistinguere prodotti o servizi identici. Ancora maggiore risulta la possibilità di confusione quando il marchio, di cui si invoca la tutela, sia forte e goda di rinomanza.
Il richiamo al marchio più noto, fedelmente riprodotto dalla convenuta, oltre a concretizzare il pericolo di confusione di cui all'art. 2598 n.1 c.c., apporta al concorrente che lo utilizzi degli immediati quanto indebiti vantaggi, dati dal parassitario sfruttamento della sua notorietà, causando una vanificazione degli investimenti effettuati dall'attrice a protezione del proprio brand.
L’immissione sul mercato di prodotti riportanti il marchio contraffatto, e dunque idonei a generare confusione nel consumatore medio, configura un evidente svilimento dell’immagine commerciale dell’azienda attrice e una diluizione dell’efficacia distintiva del marchio, in particolare considerando che i prodotti oggetto della contraffazione sono di qualità manifatturiera inferiore e sono stati venduti ad un prezzo notevolmente più basso.
È ammissibile la domanda di sospensione cautelare di delibera assembleare invalida quando, pur senza necessità di (ulteriori) atti di esecuzione, l’atto impugnato risulti suscettibile di continuare a produrre effetti rispetto all’organizzazione sociale.
La scelta di procedere alla ricostituzione del capitale sociale interamente perduto secondo fasi distinte di preventiva copertura integrale delle perdite (a carico di ciascun socio interessato a partecipare all’operazione nella esatta misura della propria partecipazione sociale) e successiva limitazione del diritto di opzione (sempre in misura “necessariamente” corrispondente alla precedente partecipazione) in favore dei soli soci che avessero partecipato alla fase precedente secondo le modalità evidenziate integra una compressione del diritto di opzione dei soci rispetto alla effettiva estensione riconosciuta dalle norme di riferimento, che è legittima solo se giustificata da uno specifico interesse della società secondo l’espressa previsione di cui al comma quinto dell’art. 2441 c.c.
La sottoscrizione di una mera bozza di atto notarile priva di data, in cui (in previsione di quanto sarebbe dovuto successivamente accadere) si dà atto della presenza delle parti innanzi al notaio, non è idonea ad integrare la prova del già intervenuto perfezionamento dell'accordo di cessione di quota tra le parti e come tale a sorreggere una domanda volta all'accertamento del passaggio di titolarità della partecipazione in capo all'acquirente (nel caso di specie, sulla base del medesimo documento il Giudice aveva disposto in via cautelare il sequestro giudiziario della quota).
Il patto di garanzia, stipulato in relazione alla cessione della totalità del capitale sociale di una società e contenente l'impegno a tenere indenne per qualsiasi perdita danno costo onere o spesa, non è nullo perchè indeterminato, ma valido perchè determinabile alla stregua di una clausola di revisione del prezzo a fronte dell'effettiva consistenza patrimoniale del bene oggetto di compravendita.
In sede di attuazione delle misure cautelari ex art. 669duodecies cpc, possono essere discusse e risolte solo questioni attinenti alla mera esecuzione del provvedimento di sequestro giudiziario, il quale rimane intangibile quanto ai profili di merito.
Per il sequestro giudiziario autorizzato su partecipazioni azionarie non è prevista l’iscrizione nel Registro delle imprese, sia ai sensi degli articoli 3 rd n. 239/1942 e 34 del d.lgs. n. 213/1998, sia con riferimento alla vigente disciplina in materia di libro soci, sia infine ex art. 2435 co 2 cc.
L'art. 2355 co 1 cc trova applicazione anche in sede di attuazione del sequestro giudiziario di azioni che non risultano ancora emesse per ragioni di mero fatto, sia per la somiglianza con la fattispecie prevista dall'art. 2346 co 1 cc, sia per la mancanza di ogni altra diversa e specifica previsione di legge.
E' affetta da nullità, rilevabile d'ufficio fino alla precisazione delle conclusioni, la previsione statutaria di esclusione di un socio dalla compagine sociale quando si limiti ad enunciare una clausola generale (nel caso di specie: quando il socio "non sia più in grado di concorrere al raggiungimento degli scopi sociali") senza preventivamente tipizzare le situazioni di inadeguatezza del socio che legittimano l'esclusione. E' di conseguenza annullabile la delibera del consiglio di amministrazione che si fondi su detta clausola.
La domanda cautelare di revoca di un amministratore, proposta nelle forma del ricorso ex artt. 2476 c.c. e 700 c.p.c., non presuppone la contestuale proposizione di un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, né si pone in necessaria correlazione strumentale nei confronti di tale tipologia di azione, ben potendo essere strumentale ed anticipatoria rispetto ad un’azione volta ad ottenere una sentenza di revoca degli amministratori, qualora nella gestione della società siano presenti “gravi irregolarità” gestionali potenzialmente dannose per la società.
La mancata consegna della documentazione relativa alla gestione, necessaria ai fini contabili e tributari, al consulente della società, nonché l'omissione della presentazione delle dichiarazioni fiscali della società, sono circostanze sufficienti a giustificare sia il requisito del fumus boni iuris sia quello del periculum in mora, necessari per l'emissione di un provvedimento cautelare di esclusione del socio accomandatario di una s.a.s.
Il socio che domandi l'esclusione di un altro socio è solamente tenuto a dedurre l'inadempimento della controparte, non a dare prova dello stesso.
Va riconosciuta al creditore che agisce nei confronti dell'amministratore unico di società fallita ex art. 2395 c.c. (e dunque facendo valere un danno "diretto" al proprio patrimonio) una legittimazione autonoma ed eventualmente concorrente con quella spettante alla curatela fallimentare nell'interesse della società e della massa dei creditori.
La falsificazione di un documento (il bilancio) volto a consentire ai terzi di orientare le proprie scelte nei rapporti con la società dichiarante legittima una presunzione (semplice) di concreta influenza del falso sulla condotta del terzo soggetto che entri in contatto con la società (nel caso di specie il Tribunale ha riconosciuto fondata la doglianza attorea di aver continuato ad effettuare forniture alla società successivamente dichiarata fallita sulla scorta di un bilancio di esercizio, poi risultato falsamente e gravemente sopravvalutato).
L'ammissione al passivo di una procedura di amministrazione straordinaria non comporta ricognizione del debito in capo al debitore una volta ritornato in bonis, ostando insuperabilmente a questa conclusione il carattere esclusivamente endofallimentare dell'accertamento del passivo svolto in corso di procedura, oggi espressamente sancito ex lege.
L'ammissione al passivo può tutt'al più considerarsi alla stregua di un elemento di presunzione semplice da far valere all'interno di un pieno contraddittorio di merito secondo le ordinarie regole di formazione della prova e distribuzione dei relativi oneri, senza alcuna infondata pretesa di automatismo.
Salvo che non sia diversamente pattuito, la transazione conclusa con la procedura fallimentare in relazione all'opposizione allo stato passivo concerne esclusivamente i crediti concorsuali insinuati e non già invece gli interessi sospesi in corso di procedura.
(Sulla scorta di tali principi, Il Tribunale, ritenuto fornita dall'attore nel giudizio di merito la prova del credito oggetto di transazione con la procedura di amministrazione straordinaria, ha accolto la domanda volta ad ottenere dalla società tornata in bonis il pagamento degli interessi maturati in corso di procedura).