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Revoca giudiziale del liquidatore per giusta causa ex art. 2487 c.c.
La revoca del liquidatore per giusta causa ex art. 2487 c.c. deve essere richiesta tramite l’attivazione di un procedimento contenzioso,...

La revoca del liquidatore per giusta causa ex art. 2487 c.c. deve essere richiesta tramite l’attivazione di un procedimento contenzioso, affinché si possa realizzare il contraddittorio pieno sulla sussistenza della stessa causa di revoca.

La legittimazione ad agire in giudizio uti socius deriva dalla mera titolarità della partecipazione al capitale sociale, anche a titolo ereditario, a prescindere dall'intervenuta iscrizione di tale evento nel libro soci o nel registro delle imprese, posto che tale adempimento rileva ai soli fini dell'opponibilità endosocietaria della qualità di socio e del conseguente esercizio dei diritti sociali, ivi compreso quello di convocare l'assemblea dei soci ex art. 2479 c.c.

Nel giudizio volto ad ottenere la revoca del liquidatore per giusta causa ex art. 2487 c.c., il socio può domandare l'accertamento della responsabilità del medesimo ai sensi dell'art. 2489 c.c., onde poter svolgere successiva azione di condanna al risarcimento dei danni quale sostituto processuale della società, in applicazione analogica del meccanismo delineato dall'art. 2476 co. 3 c.c..

Il provvedimento di nomina del liquidatore ad opera del Tribunale ai sensi dell'art. 2487 co. 2 c.c. ha carattere eccezionale, in quanto sostitutivo della volontà dei soci, e pertanto può essere adottato nel solo caso in cui questi non possano o non vogliano procedere autonomamente alla suddetta nomina.

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Condizioni di applicabilità dell’art. 2467 c.c. ai finanziamenti erogati da soci
La regola della postergazione del finanziamento-soci di cui all’art. 2467 c.c. si applica anche al di fuori di una fase...

La regola della postergazione del finanziamento-soci di cui all’art. 2467 c.c. si applica anche al di fuori di una fase di formale liquidazione della società, purchè vi sia uno stato di sostanziale insolvenza che giustifichi l'anticipazione della tutela del terzi creditori rispetto a quella dei soci finanziatori.

La postergazione del credito vantato dal socio nei confronti della società ex art. 2467 c.c. costituisce una specifica eccezione in senso stretto che la società convenuta è onerata di opporre e provare, dimostrando non solo l'esistenza di "un eccessivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al patrimonio netto" e quindi di "una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento" al momento in cui il socio effettuò il finanziamento, ma altresì la persistenza di tale stato di crisi economico-finanziaria della società al momento in cui il socio abbia chiesto il rimborso del finanziamento.

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Revoca cautelare dell’amministratore di s.r.l.
L’art. 2476 c.c. richiede la commissione di irregolarità di gestione dotate del carattere di gravità, oltre all’attualità e permanenza delle...

L’art. 2476 c.c. richiede la commissione di irregolarità di gestione dotate del carattere di gravità, oltre all'attualità e permanenza delle condotte idonee a procurare il rischio di un pregiudizio imminente ed irreparabile per l’interesse sociale. Integra il menzionato requisito la condotta dell’amministratore che emette fatture per operazioni inesistenti che consentono alla controparte di maturare un fittizio credito Iva, nonché il mancato adempimento di obblighi tributari, che abbiano condotto all'irrogazione di sanzioni significative rispetto al patrimonio sociale e di cui si non dia compiutamente conto nel bilancio di esercizio.

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Inammissibilità del sequestro giudiziario (di quote di S.r.l.) ove, nella causa di merito, sia svolta una domanda di mero accertamento circa la relativa titolarità
Il sequestro giudiziario è diretto ad assicurare l’esito favorevole dell’esecuzione per consegna o rilascio, come è dato desumere anche dalla...

Il sequestro giudiziario è diretto ad assicurare l’esito favorevole dell'esecuzione per consegna o rilascio, come è dato desumere anche dalla disposizione di cui all’art. 677 c.p.c., che rinvia, per l’esecuzione del sequestro giudiziario, alle disposizioni del processo esecutivo per consegna o rilascio (artt. 605 e ss. c.p.c.). La controversia sulla proprietà o sul possesso ricorre sia allorché siano esperite le azioni di rivendica della proprietà, sia quando venga esercitata un'azione contrattuale o personale che, se accolta, comporti condanna alla restituzione di un bene. Da ciò deriva che la proposizione di un'azione di mero accertamento non ammetterebbe la possibilità di richiedere il sequestro giudiziario (cfr. Class. n. 3463/1986; Cass. n. 4593/1976). Pare, dunque, difettare il requisito di strumentalità tra la misura cautelare richiesta dall'attore, e la domanda di merito da questo esperita, che non prevede alcuna statuizione di condanna consequenziale al mero accertamento, diretto ovviamente, quest’ultimo, a rimuovere in via stabile l’incertezza sulla situazione giuridica controversa tra le parti, incertezza eliminabile solo con la sentenza.

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Ricorso ex art. 700 c.p.c. per sospensione cautelare della delibera di esclusione di socio di società di persone
Nel giudizio di opposizione avverso l’esclusione del socio di una società di persone, la legittimazione passiva compete esclusivamente alla società,...

Nel giudizio di opposizione avverso l'esclusione del socio di una società di persone, la legittimazione passiva compete esclusivamente alla società, in persona del legale rappresentante, anche se è consentita, come modalità equipollente d'instaurazione del contraddittorio, la citazione di tutti i soci.

In presenza di un idoneo fumus boni iuris, il requisito del periculum necessario per la concessione di un provvedimento cautelare di sospensione della delibera di esclusione deve essere ritenuto sussitente, in quanto la permanenza medio tempore della efficacia della delibera di esclusione opposta appare di per sé idonea ad alterazioni degli equilibri sociali di difficile riparabilità ex post, sì che la richiesta sospensione appare rimedio necessario ad assicurare la valenza ex tunc della futura pronuncia di merito.

Risulta ammissibile la richiesta ex art. 700 c.p.c. proposta antecedentemente alla notifica dell'atto di citazione in opposizione, se vi sono ragioni di particolare urgenza.

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Gruppo societario di fatto, affitto di ramo d’azienda e azione di responsabilità verso gli amministratori
Resta in capo al fallimento attore in un giudizio di responsabilità l’onere di provare l’eccessiva onerosità del canone di affitto...

Resta in capo al fallimento attore in un giudizio di responsabilità l'onere di provare l'eccessiva onerosità del canone di affitto dell'azienda pagato alla cedente, là dove gli amministratori abbiano dimostrato la reale esistenza dell'azienda e dedotto la proporzionalità dell'importo pattuito.

La ripartizione delle funzioni tra sezioni ordinarie e specializzate di uno stesso tribunale non implica l'insorgenza di una questione di competenza, ma attiene alla distribuzione degli affari giurisdizionali all'interno del medesimo ufficio.

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Postergazione di finanziamenti soci di s.r.l. e onere della prova
Quando un socio chieda la restituzione di un prestito effettuato alla società, incombe sulla società debitrice l’onere di eccepire e...

Quando un socio chieda la restituzione di un prestito effettuato alla società, incombe sulla società debitrice l'onere di eccepire e provare in giudizio la ricorrenza delle condizioni cui l'art. 2467 c.c. ricollega l'effetto legale della postergazione e quindi l'inesigibilità del credito.

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Azione di annullamento promossa dal consigliere di amministrazione avverso la delibera assembleare che autorizza l’azione di responsabilità sociale
Devono considerarsi vizi che possono determinare solo ipotesi di mera annullabilità quelli attinenti alle pretesamente illecite modalità procedimentali in cui...

Devono considerarsi vizi che possono determinare solo ipotesi di mera annullabilità quelli attinenti alle pretesamente illecite modalità procedimentali in cui la volontà dei soci si sarebbe formata prima e durante la riunione assembleare, se non si possono sussumere nel ristretto e tassativo novero di cui all'art. 2379 c.c.

L'art. 2377, comma 2 c.c., riserva il potere di impugnazione delle delibere assembleari a coloro che sono soci ovvero organi al momento dell'adozione della delibera stessa e non può essere pertanto riconosciuto all'amministratore che non ricopre la carica alla data di adozione della delibera, salvo il solo caso in cui la controversia abbia ad oggetto l'illegittimità della delibera di revoca dal suo incarico.

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Nullità del contratto di cessione di partecipazioni per violazione di norma imperativa
La violazione di una norma imperativa (nella specie: art. 18 l. 84/1994) non dà luogo necessariamente alla nullità del contratto,...

La violazione di una norma imperativa (nella specie: art. 18 l. 84/1994) non dà luogo necessariamente alla nullità del contratto, giacché l'art. 1418, primo comma, c.c., con l'inciso "salvo che la legge disponga diversamente", esclude tale sanzione ove sia predisposto un meccanismo idoneo a realizzare ugualmente gli effetti voluti della norma.

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Impugnazione della delibera di azzeramento e ricostituzione del capitale: legittimazione, tutela risarcitoria e quantificazione del danno
L’annullabilità di una delibera di aumento del capitale sociale, laddove non ne sia stata disposta la sospensione dell’esecuzione ai sensi...

L'annullabilità di una delibera di aumento del capitale sociale, laddove non ne sia stata disposta la sospensione dell'esecuzione ai sensi dell'art. 2378, terzo comma, cod. civ., non incide - ancorché ne possa derivare una modifica della composizione della maggioranza allorquando non sia stata seguita dall'integrale esercizio del diritto di opzione da parte dei vecchi soci - sulla validità delle successive deliberazioni adottate con la nuova maggioranza, poiché l'omessa adozione del provvedimento di sospensione rende legittimi gli atti esecutivi della prima deliberazione, resistendo, peraltro, tale legittimità anche al sopravvenire del suo annullamento, la cui efficacia, sebbene in linea di principio retroattiva, è pur sempre regolata dalla legge ed operante nei soli limiti da essa sanciti, tanto rivelandosi affatto coerente con le esigenze di certezza e stabilità sottese alla disciplina delle società commerciali.

In mancanza di formale nomina di un custode giudiziario diverso dal socio colpito da provvedimento di sequestro, non è conforme al sistema l'esclusione dell'azionista dall'esercizio dei poteri inerenti la partecipazione assoggettata al vincolo astrittivo atteso che, pur a seguito del pieno perfezionamento del vincolo stesso, fino alla espressa nomina di un custode diverso dall'azionista questi resti pienamente legittimato all'esercizio dei diritti inerenti la quota di partecipazione sottoposta a sequestro sicché l'art. 2352 c.c va inteso sul punto nel senso di conferire legittimazione al custode "che risulti in concreto nominato all'incarico".

In caso di impugnazione congiunta di una delibera assembleare, il Tribunale non può più pronunciare l'annullamento qualora il richiesto numero delle azioni nel corso del processo venga meno a seguito di trasferimento per atto tra vivi di uno dei soci impugnanti e, a maggior ragione, in caso recesso di uno degli stessi.

La decisione degli azionisti di ottemperare al disposto imperativo dell'art. 2447 c.c. provvedendo all'azzeramento e alla contestuale ricostituzione del capitale non corrisponde necessariamente ad effettivo azzeramento del valore patrimoniale delle quote, alla luce delle ben possibili migliori condizioni in cui possa versare in concreto la società post ricapitalizzazione. Ciò avviene nel caso in cui la diluizione sia intervenuta su partecipazioni che risultavano sostanzialmente irrilevanti sotto il profilo del 'peso giuridico' già prima delle delibere, e quando il socio conservi una partecipazione in una società sanata e ripatrimonializzata con il prevalente apporto degli azionisti di maggioranza

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Violazione del patto leonino nel contratto di “put option”
Nel valutare la validità del contratto di opzione di vendita di azioni (quotate) stipulato inter partes (c.d. put option), si...

Nel valutare la validità del contratto di opzione di vendita di azioni (quotate) stipulato inter partes (c.d. put option), si configura una violazione del divieto del patto leonino di cui all'art. 2265 c.c. laddove l'esclusione della partecipazione alle perdite risulti "assoluta, costante e immeritevole".

Il difetto di premio in un contratto di put option non lo rende invalido in quanto consistente, per definizione, in un contratto con obbligazioni a carico di una parte sola la cui gratuità non implica automaticamente assenza di causa o causa di liberalità. Ad una valutazione sommaria non pare fondata l'eccezione di eccessiva e sopravvenuta onerosità del negozio in presenza di un'alea inserita in un patto 'a termine', qual è certamente l'opzione di vendita in genere ed in particolare l'opzione su titoli quotati.

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Sul periculum in mora per la concessione del sequestro conservativo
Perché possa essere concesso un sequestro conservativo il ricorrente deve dimostrare che la garanzia del proprio credito risarcitorio si sia ridotta...

Perché possa essere concesso un sequestro conservativo il ricorrente deve dimostrare che la garanzia del proprio credito risarcitorio si sia ridotta quantomeno a livello presuntivo, concetto che di per sé non può ridursi alla mera oggettiva sproporzione (altro…)

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