La disciplina della delibera assembleare trova il suo limite nel necessario rispetto dei principi di correttezza e buona fede, che trovano espressione anche nell’esecuzione del contratto sociale. L’abuso della maggioranza costituisce un vizio di annullabilità per violazione di legge che va ad inficiare la delibera avendo la maggioranza piegato la decisione ad un proprio interesse personale in danno del o dei soci di minoranza senza che l’operazione sia assistita da un reale interesse sociale. L’elemento di discrimine tra la legittima soggezione della minoranza al principio maggioritario da un lato e l’abuso di detto principio dall’altro è la ricorrenza dell’interesse sociale: ove nel voto espresso dalla maggioranza non si possa individuare un reale interesse sociale, il pregiudizio sopportato dalla minoranza potrà considerarsi arbitrario ed ingiustificato.
Nella valutazione dell’aumento di capitale rilevano, più che l’operazione in sé, le sue modalità, proporzioni e tempi, dai quali possa desumersi in via indiziaria la volontà della maggioranza di mettere in difficoltà la minoranza e di impedirle di conservare la propria posizione di partecipazione, influenza e controllo nella società [nella specie, ricorso ex art. 700 c.p.c. di due soci al 17% per la sospensione, in pendenza del giudizio arbitrale, della delibera di aumento di una s.r.l.].