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Gli effetti della rinuncia all’azione
La rinuncia all’azione, diversamente dalla rinuncia agli atti del giudizio, non richiede l’accettazione della controparte per produrre i propri effetti,...

La rinuncia all’azione, diversamente dalla rinuncia agli atti del giudizio, non richiede l’accettazione della controparte per produrre i propri effetti, poiché comporta l’estinzione del diritto di azione e preclude ogni ulteriore attività giurisdizionale sulla domanda proposta, determinando la cessazione della materia del contendere.

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Responsabilità del socio unico di s.r.l., pubblicità dell’unipersonalità e prova dei conferimenti
Ai sensi dell’art. 2462, comma 2, c.c., la responsabilità illimitata del socio unico di s.r.l. per le obbligazioni sociali è...

Ai sensi dell’art. 2462, comma 2, c.c., la responsabilità illimitata del socio unico di s.r.l. per le obbligazioni sociali è esclusa dall’iscrizione nel registro delle imprese della dichiarazione di unipersonalità prevista dall’art. 2470 c.c., senza che rilevi che la denominazione sociale non rechi l’indicazione «società unipersonale».

Grava sul creditore che agisce contro il socio unico ai sensi dell’art. 2462, comma 2, c.c. l’onere di provare che i conferimenti non sono stati eseguiti secondo quanto previsto dall’art. 2464 c.c., e la prova non può essere fornita producendo il solo statuto, perché soltanto l’atto costitutivo indica l’ammontare del capitale sottoscritto e di quello versato e quindi le modalità del conferimento; in difetto la domanda va rigettata, restando assorbita ogni valutazione sull’insolvenza della società.

La società difetta di legittimazione passiva rispetto alla domanda con cui il creditore sociale chiede di accertare la responsabilità illimitata del socio unico ai sensi dell’art. 2462, comma 2, c.c. e di condannarlo al pagamento del debito sociale.

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Sulla revoca cautelare dell’amministratore di S.r.l. ex art. 2476, comma 3, c.c.
La riforma del 2003 ha previsto la possibilità per i soci delle s.r.l. di richiedere la revoca giudiziale dell’amministratore, ai...

La riforma del 2003 ha previsto la possibilità per i soci delle s.r.l. di richiedere la revoca giudiziale dell’amministratore, ai sensi dell’art 2476, co. 3, c.c., qualora questi si renda responsabile di gravi irregolarità nella gestione, con tale intendendosi ogni inadempimento degli obblighi che fanno capo all’amministratore per legge o per norma statutaria, potenzialmente foriere di danno per la società. Nel caso in cui, nelle more del procedimento, intervenga la sostituzione dell’amministratore resistente, tale iniziativa esclude il rischio del compimento da parte di questi di ulteriori azioni pregiudizievoli per la società. Ed invero, costituiscono presupposti per l’adozione del provvedimento cautelare tipico in discussione: 1) il permanere del rapporto gestorio fra la società e la persona fisica di cui è chiesta la revoca dall’incarico per “gravi irregolarità nella gestione della società” al momento della decisione sull’istanza; 2) la prognosi giudiziale di probabile fondatezza dell’azione sociale esercitata dal socio; 3) la qualificazione dei fatti imputati all’amministratore con tale azione in termini di “gravi irregolarità nella gestione della società”, da cui possa derivare danno al patrimonio sociale ovvero danni ulteriori rispetto a quelli già prodotti.

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Distrazioni infragruppo, cancellazione della società e sequestro conservativo contro l’amministratore
L’amministratore di s.r.l. non può trasferire le disponibilità della società a favore di un’altra società da lui amministrata, anche se...

L’amministratore di s.r.l. non può trasferire le disponibilità della società a favore di un’altra società da lui amministrata, anche se interamente partecipata dalla società disponente, perché le due società sono soggetti distinti con diversi creditori, e il pregiudizio dei creditori della disponente non è escluso dall’incremento di valore della partecipazione detenuta nella beneficiaria, che va a vantaggio anche degli altri soci.

Integrano il fumus della responsabilità dell’amministratore verso il creditore sociale ai sensi dell’art. 2476 c.c. la messa in liquidazione e la cancellazione della società nell’arco di pochi giorni sulla base di un bilancio finale di liquidazione che azzeri senza spiegazione debiti, crediti esigibili e immobilizzazioni risultanti dal bilancio precedente, unitamente all’irregolare tenuta della contabilità [che registri come finanziamenti di una società riconducibile all’amministratore somme in realtà provenienti dal creditore] e a distrazioni di risorse a favore di società a lui riconducibili; il danno del creditore corrisponde al credito [per finanziamenti erogati alla società] non più recuperabile per l’estinzione della società.

Ai fini del periculum in mora nel sequestro conservativo non vale a garantire il credito l’immobile del debitore gravato da ipoteca per un importo superiore al prezzo di acquisto, il cui valore non è a disposizione dei creditori chirografari, e il valore delle partecipazioni sociali va apprezzato tenendo conto della sua volatilità e della propensione del debitore, già manifestata, a spostare patrimoni tra società.

Il periculum in mora richiesto per il sequestro conservativo dall’art. 671 c.p.c. può essere desunto alternativamente da elementi oggettivi, attinenti alla consistenza qualitativa e quantitativa del patrimonio del debitore in rapporto all’entità del credito, o da elementi soggettivi, relativi al comportamento processuale ed extraprocessuale del debitore che renda verosimile il depauperamento del suo patrimonio per sottrarsi all’adempimento.

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L’efficacia novativa della transazione e la fine del contendere
La transazione ha efficacia novativa, ai sensi degli artt. 1965 e 1976 c.c., quando le parti non si limitano a...

La transazione ha efficacia novativa, ai sensi degli artt. 1965 e 1976 c.c., quando le parti non si limitano a rinunciare alla lite in corso, ma manifestano la volontà di estinguere integralmente il rapporto preesistente e di sostituirlo con le pattuizioni dell'accordo, destinato a divenire l'unica fonte regolatrice dei loro rapporti. Essa si distingue così dalla transazione semplice, con la quale le parti modificano soltanto alcuni aspetti del rapporto anteriore, che per il resto permane immutato. Ove da tale accordo emerga l'inequivoca volontà di rinunciare all'azione, e non ai soli atti del giudizio, ne consegue la cessazione della materia del contendere.

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Il filtro statutario come discrimen nell’esclusione del socio di s.r.l.
In tema di esclusione del socio, il filtro statutario segna il discrimen tra le società di persone e le società...

In tema di esclusione del socio, il filtro statutario segna il discrimen tra le società di persone e le società a responsabilità limitata. Nelle prime basta il ricorrere di una delle giuste cause tipizzate ex art. 2286 c.c.; nelle seconde, invece, l’art. 2466 c.c. prevede quale unica ipotesi legale la mancata esecuzione dei conferimenti, mentre l’art. 2473-bis c.c. affida all’autonomia statutaria la previsione di ulteriori e specifiche cause di esclusione. Vige, infatti, un principio di tipicità e tassatività che vieta di estendere in via analogica alla s.r.l. le ipotesi dettate per le società di persone. Ne consegue che, in mancanza di una apposita clausola statutaria, il venir meno dell’affectio societatis non è sufficiente a legittimare l’esclusione del socio, cui residuano unicamente eventuali profili risarcitori.

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Costi imputabili all’amministratore dopo la perdita del capitale in società di fatto inattiva
Qualora, dopo la perdita del capitale, la società abbia di fatto cessato l’attività caratteristica, all’amministratore che abbia omesso gli adempimenti...

Qualora, dopo la perdita del capitale, la società abbia di fatto cessato l’attività caratteristica, all’amministratore che abbia omesso gli adempimenti conseguenti alla causa di scioglimento non sono imputabili, ai sensi dell’art. 2486 c.c., gli ammortamenti, che ripartiscono nel tempo un costo storico, né le spese generali che la società avrebbe comunque sostenuto anche in liquidazione, ma soltanto i costi divenuti non più necessari con la cessazione dell’attività [canoni di locazione di beni di terzi]. Il criterio della differenza dei netti patrimoniali presuppone infatti l’accertamento di condotte estranee alla finalità conservativa del patrimonio sociale, che l’attore ha l’onere di allegare e provare.

La mancata restituzione al concedente dei beni in leasing utilizzati dalla società, non rinvenuti dal curatore e quindi sottratti dall’amministratore, cagiona alla società un danno pari al debito che ne deriva verso il concedente in base al contratto [credito ammesso al passivo fallimentare in chirografo].

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Sequestro conservativo contro amministratori in solido e mancata svalutazione della partecipazione di controllo
Nel sequestro conservativo chiesto dal curatore contro più amministratori obbligati in solido, il periculum in mora va valutato con riferimento...

Nel sequestro conservativo chiesto dal curatore contro più amministratori obbligati in solido, il periculum in mora va valutato con riferimento a ciascun debitore e può fondarsi sulla sola oggettiva insufficienza del suo patrimonio rispetto al credito, senza necessità di atti di depauperamento; il pericolo è escluso soltanto se almeno uno dei condebitori sia in grado di soddisfare l’intero credito. A tal fine non rendono capiente il patrimonio quote indivise di immobili, che non assicurano una piena disponibilità del bene né una sua agevole aggressione in via esecutiva.

Gli amministratori che mantengano in bilancio una partecipazione di controllo al costo storico, superiore alla corrispondente frazione del patrimonio netto della partecipata in costante calo, devono dimostrare che la perdita di valore non è durevole sulla base di piani di risanamento concreti, analitici, deliberati dagli organi sociali e di breve attuazione, come richiede l’OIC 21, e non basta il generico richiamo alle potenzialità future della partecipata. In mancanza, la svalutazione omessa fa emergere la perdita del capitale e la causa di scioglimento, che gli amministratori devono rilevare in base a tutti gli elementi disponibili senza attendere l’approvazione del bilancio.

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Sequestro conservativo contro l’amministratore di s.r.l. e periculum in mora desunto da atti distrattivi
Nel sequestro conservativo strumentale all’azione di responsabilità promossa dal socio ex art. 2476, comma 3, c.c., gli atti distrattivi addebitati...

Nel sequestro conservativo strumentale all’azione di responsabilità promossa dal socio ex art. 2476, comma 3, c.c., gli atti distrattivi addebitati all’amministratore sul patrimonio della società costituiscono soltanto indizi della sua propensione a sottrarre le proprie garanzie patrimoniali e non integrano il periculum in mora quando il patrimonio personale dell’amministratore sia rimasto immutato o si sia accresciuto e il ricorrente non abbia allegato l’insufficienza di quel patrimonio rispetto al credito risarcitorio [contenzioso pluriennale tra le parti, nel corso del quale il resistente aveva acquistato immobili di rilevante valore senza compiere atti di depauperamento].

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Sequestro conservativo contro l’amministratore chiesto dal curatore e limiti della quantificazione del danno
Il sequestro conservativo chiesto dal curatore della liquidazione giudiziale nei confronti dell’amministratore [di una società cooperativa] non può essere commisurato...

Il sequestro conservativo chiesto dal curatore della liquidazione giudiziale nei confronti dell’amministratore [di una società cooperativa] non può essere commisurato alla differenza tra passivo e attivo della procedura, perché la cautela va limitata al danno riconducibile ai singoli inadempimenti allegati: la prosecuzione dell’attività dopo la perdita del capitale rileva solo se il curatore alleghi iniziative non conservative che abbiano aggravato il dissesto; l’omessa tenuta delle scritture contabili non è di per sé fonte di danno risarcibile; l’omesso versamento di tributi e contributi può rilevare, al più, per sanzioni e interessi, e solo se si alleghi che la società disponeva delle risorse per pagarli. Per le somme uscite dal patrimonio sociale senza giustificazione [compensi non deliberati, prelevamenti, spese estranee all’oggetto sociale] e per i cespiti non rinvenuti dal curatore, invece, basta allegare l’inadempimento, spettando all’amministratore provarne la destinazione a fini sociali, e in mancanza la cautela va concessa nei limiti di tali importi.

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Credito verso il socio iscritto nel bilancio approvato e prova del titolo restitutorio
La delibera di approvazione del bilancio vincola tutti i soci anche quanto all’esistenza dei crediti della società nei loro confronti...

La delibera di approvazione del bilancio vincola tutti i soci anche quanto all’esistenza dei crediti della società nei loro confronti che vi siano chiaramente indicati, ma la sola iscrizione della voce «crediti verso socio» nello stato patrimoniale non prova il titolo della dazione; ne consegue che la società che agisca per la restituzione di somme erogate al socio [che ne deduca la percezione a titolo di distribuzione di utili] deve provare, ai sensi dell’art. 2697 c.c., l’esistenza di un rapporto di mutuo, e a tal fine non bastano le dichiarazioni generiche dell’amministratore riportate nel verbale assembleare, perché il vincolo derivante dalla delibera di approvazione del bilancio non si estende alle dichiarazioni rese nel corso della discussione.

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Responsabilità del liquidatore verso il creditore privilegiato per l’assegnazione dell’attivo residuo ai soci
La responsabilità del liquidatore verso i creditori sociali rimasti insoddisfatti dopo la cancellazione della società, richiamata dall’art. 2495 c.c., ha...

La responsabilità del liquidatore verso i creditori sociali rimasti insoddisfatti dopo la cancellazione della società, richiamata dall’art. 2495 c.c., ha natura extracontrattuale; il creditore che agisce deve pertanto provare il credito, la condotta dolosa o colposa del liquidatore e il nesso causale con il mancato pagamento, e in particolare che il bilancio finale di liquidazione esponeva un attivo sufficiente a soddisfarlo, distribuito invece ai soci, sicché resta generica la doglianza di violazione della par condicio creditorum che non indichi quali creditori siano stati preferiti. Risponde invece il liquidatore che, confondendo il credito privilegiato del lavoratore per il trattamento di fine rapporto con le altre passività, abbia assegnato ai soci l’unica posta attiva residua [un credito erariale], nei limiti di quanto il creditore privilegiato avrebbe potuto conseguire su di essa.

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