La società emittente può sollevare eccezioni personali, ai sensi dell'art. 83-septies TUF, nei confronti del portatore azioni dematerializzate, al fine di inibirne il diritto di voto, anche in seguito al rilascio della comunicazione effettuata ai sensi dell'art. 83-sexies TUF dell'intermediario depositario alla società emittente stessa, perché quest'ultima rappresenta mero titolo di legittimazione e non ha alcun effetto preclusivo in ordine alle eccezioni sollevabili.
Fra le eccezioni personali sollevabili dalla società emittente, ai sensi dell'art. 83-septies TUF, nei confronti del portatore azioni dematerializzate, sono ricomprese tanto le eccezioni che traggano fondamento nel contratto c.d. causale (ossia lo statuto sociale) quanto quelle fondate sui rapporti extra-sociali fra la società emittente e il portatore.
La società emittente può sollevare eccezioni personali, ai sensi dell'art. 83-septies TUF, nei confronti della società fiduciaria cui siano state intestate fiduciariamente azioni dematerializzate fondate su rapporti che intercorrano fra la società emittente e l'azionista fiduciante.
La positiva valutazione dell'Autorità Garante per la Concorrenza e i Mercati (AGCM) in ordine alla compatibilità della detenzione di una partecipazione societaria in una società emittente radiotelevisiva con la disciplina della concorrenza non pregiudica il sindacato dell'autorità giudiziaria in ordine all'invalidità prevista dall'art. 43, comma 5, del Testo Unico della Radiotelevisione (TUSMAR).
L'intestazione fiduciaria non è idonea a garantire l'assoluta segregazione di una partecipazione azionaria, soprattutto perché non si verifica una fattispecie traslativa della titolarità, a differenza della costituzione di un trust con contestuale assegnazione a quest'ultimo.
Laddove un brevetto è stato oggetto di istanza di limitazione in corso di causa, il periodo temporale di riferimento per il risarcimento del danno derivante dalla sua contraffazione può essere delimitato al periodo successivo alla presentazione di tale istanza; a tal fine è rilevante valutare – in ossequio alla tutela delle aspettative di terzi rispetto all’ambito di validità del brevetto rispetto al testo come concesso, venuta meno la presunzione di conoscenza riferita al testo originario – se l’esperto del ramo dalla lettura delle rivendicazioni e della descrizione potesse essere in grado di apprezzare anche la tutela apprestata da brevetto anche rispetto ad un contenuto più limitato di quello originariamente concesso, in particolare in quei casi in cui la permanenza in sede di limitazione di un titolo brevettuale più circoscritto è affidata al “recupero” di caratteristiche presenti nella descrizione.
Non vi è motivo di restringere la portata temporale della contraffazione al periodo successivo al deposito dell’istanza di limitazione del brevetto qualora la limitazione è stata ritenuta valida proprio in relazione ad una configurazione del dispositivo già testualmente prevista nella descrizione.
In caso di decreto ingiuntivo ottenuto nei confronti di due debitori, la mancata proposizione dell’opposizione da parte di uno di essi determina la formazione dell’autorità di giudicato sulle statuizioni contenute nel provvedimento in questione nei confronti di tale ingiunto. Le domande articolate dalla convenuta nel giudizio di opposizione e relative al medesimo rapporto tra le medesime parti oggetto di esame dal giudice del procedimento monitorio sono quindi inammissibili in conformità al principio del ne bis in idem, che, come noto, corrisponde ad un preciso interesse pubblico, sotteso alla funzione primaria del processo, consistente nell’eliminazione dell’incertezza delle situazioni giuridiche, attraverso la stabilità della decisione da ultimo.
L’iscrizione dei debiti inerenti all'esercizio dell'azienda ceduta nei libri contabili obbligatori è elemento costitutivo essenziale della responsabilità dell’acquirente dell’azienda ex art. 2560 c.c.. La natura eccezionale di questa norma esclude la rilevanza dell’eventuale conoscenza dell’esistenza dei debiti da parte del cessionario.
L’efficacia probatoria dei libri di cui all’art. 2214 c.c., cui si riferisce l’art. 2560 c.c., deriva espressamente dalla normativa codicistica (artt. 2709 e 2710 c.c.) e attiene ai rapporti di debito e credito inerenti l’esercizio dell’impresa, mentre i registri IVA non hanno alcuna rilevanza probatoria nei rapporti di debito e di credito registrati, ma svolgono solo una funzione di documentazione ai fini del debito fiscale e sono diretti da un lato a consentire al contribuente l'esatto versamento dell'imposta e, dall'altro, a permettere il controllo degli uffici.
Ricorre la figura del contratto normativo, in particolare del contratto normativo interno, quando le parti, coincidenti con quelle dei futuri contratti, s’impegnano a inserire in futuri contratti le clausole fissate nell’accordo quadro. Tale tipologia di contratto viene usualmente utilizzata dalle parti coinvolte in una relazione economica di lunga durata la cui attuazione implica che esse concludano, nel corso del tempo, numerosi accordi aventi il medesimo oggetto o oggetti coordinati: al momento di stipulare ciascuno di questi singoli contratti, le parti conformeranno il relativo regolamento su quanto previsto dal contratto normativo, essendone obbligate.
In caso di cessione di azienda, il trasferimento dell'attività ceduta con il patto di riservato dominio prima del pagamento integrale del prezzo costituisce inadempimento contrattuale grave e rilevante ex art. 1455 c.c., e ne determina quindi la risoluzione, perché pregiudica gravemente il diritto di garanzia dell'alienante che costituisce l'elemento essenziale nell'equilibrio sinallagmatico delle prestazioni delle parti, onerando, eventualmente, il creditore di un'azione reale di recupero nei confronti del terzo detentore del bene.
La domanda di accertamento dell’intervenuta risoluzione del contratto di cessione di quote rientra senz’altro nella competenza della Sezione Specializzata in materia di impresa ex art.3 secondo comma lett.b) d.lgs. n.168/2003, essendo poi irrilevante ai fini della competenza che, come eccepito dalla convenuta, parte attrice non sia legittimata a svolgere tale domanda in quanto riguardante res inter alios acta, la competenza essendo determinata sulla base della domanda ed a prescindere dalla sua fondatezza.
Data la competenza della Sezione Specializzata in materia di impresa quanto alla domanda di cui si è appena detto, ne deriva, ex art.3 terzo comma d.lgs. n.168/2003 come modificato nel 2012, anche la competenza della medesima Sezione “per le cause e i procedimenti che presentano ragioni di connessione con quelli di cui ai commi 1 e 2”.
Deve ritenersi che il legislatore del 2012, nel dettare la norma ex art.3 terzo comma del d.lgs. n.168/2003 quando già era vigente il secondo comma dell’art. 447bis c.p.c., abbia inteso derogare a tale secondo comma, nel senso della prevalenza della competenza funzionale delle Sezioni Specializzate in materia di impresa per le “cause connesse” rispetto alla ipotesi nella quale per tali cause connesse ricorra la competenza funzionale del Tribunale del forum rei sitae, competenza funzionale previamente normata e non fatta salva appunto dal legislatore del 2012, che neppure ha dettato alcuna norma volta a coordinare i due tipi di competenze funzionali, dovendo quindi prevalere quella introdotta per ultima.
L’opposizione dei creditori alla fusione ex art.2503 c.c. consiste, secondo la maggioritaria e preferibile ricostruzione giurisprudenziale, in un giudizio contenzioso, assimilabile per taluni profili all’azione revocatoria in quanto volto a tutela della garanzia patrimoniale generica ed avente ad oggetto il carattere pregiudizievole dell'operazione rispetto alla posizione dei creditori degli enti coinvolti i cui crediti siano anteriori alla iscrizione del progetto di fusione.
L’introduzione dell'opposizione comporta di per sé effetti sospensivi ex lege della efficacia di tale delibera, effetti sospensivi a loro volta rimovibili tramite la specifica autorizzazione del tribunale a procedere alla fusione nonostante l’opposizione la cui richiesta da parte delle società interessate alla fusione dà luogo a un procedimento cautelare in corso di causa c.d. a parti invertite, nell’ambito del quale va sommariamente apprezzata la fondatezza delle ragioni di opposizione al fine di disporre o meno l’autorizzazione.
L’autorizzazione non può essere disposta con efficacia immediata, ma solo con efficacia subordinata allo spirare del termine per la proposizione di reclamo ex art.669terdecies cpc avverso il provvedimento di prime cure e, ove tale reclamo sia presentato, con efficacia subordinata alla conferma del provvedimento da parte del Tribunale in sede di reclamo.
L’art. 2598, n. 3, c.c. costituisce una fattispecie generale della correttezza professionale, rispetto alla quale si individuano figure specifiche quali le comunicazioni ingannevoli, le manovre sui prezzi, la violazione di norme di diritto pubblico, lo storno dei dipendenti, la concorrenza parassitaria, il boicottaggio, la violazione di zone di esclusiva.
Non può costituire fattispecie di concorrenza sleale la previsione tra le parti contraenti di una clausola limitativa della superficie destinata a una determinata attività, non soltanto in quanto essa è evidentemente diretta alla funzione tipica, per la quale tale tipo di clausole è regolarmente utilizzato nella prassi, ma perché, nel caso di specie, manca l'intento emulativo dell'atto e l’ idoneità lesiva richiesti dall'art. 2598 c.c. ovvero la preordinazione dell'eliminazione di un operatore economico dal mercato, e ciò non soltanto per la rilevanza essenzialmente interna dei patti stipulati tra terzi contraenti ma, altresì, alla luce della considerazione che le pattuizioni contestate non sono in alcun modo impeditive dello svolgimento di ulteriori attività da parte degli operatori.
I requisiti soggettivi richiesti dall'art. 2598 c.c. sono la sussistenza di un intento emulativo, quanto meno nell'ipotesi di illecito concorrenziale realizzato attraverso il compimento di atti leciti.
La prova di un credito può ben essere fornita anche per il tramite di una email, che non formi oggetto di disconoscimento.
Gli effetti cambiari consegnati dal cessionario al momento della conclusione del contratto per un importo superiore rispetto a quello indicato nello stesso possono costituire prova della controdichiarazione delle parti circa la reale entità del corrispettivo di cessione.
Il creditore che agisce per la risoluzione del contratto è tenuto a dimostrare l’esistenza del titolo a fondamento della propria richiesta e ad allegare l’altrui inadempimento, mentre spetta al debitore convenuto dare la prova del fatto estintivo dell’avverso credito, costituito dall’avvenuto adempimento
Le pattuizioni inter partes che dispongono l’inapplicabilità dell'art. 1384 c.c. non sono idonee a eliminare il potere del Tribunale di ridurre, anche d’ufficio, l’entità della penale, essendo detto potere stato posto a tutela dell’interesse generale dell’ordinamento al fine di ricondurre l'autonomia contrattuale nei limiti in cui essa appare effettivamente meritevole di tutela .
L’esercizio del potere del Tribunale di ridurre la penale è subordinato all’assolvimento degli oneri di allegazione e di prova incombenti sulla parte in riferimento alle circostanze rilevanti per la valutazione della eccessività della penale che deve risultare ex actis.
Nelle società di persone, il dissidio tra i soci può comportare l’impossibilità di conseguire l’oggetto sociale, con conseguente integrazione della causa di scioglimento di cui all’art. 2272, co. 1, n. 2, c.c., allorché il conflitto sia tale da rendere obiettivamente non più conveniente la continuazione dell'attività sociale e conseguentemente inutile e improduttiva la permanenza del vincolo sociale (nel caso di specie, in sede di giudizio di accertamento dello scioglimento della società, i soci accomandatari di una s.a.s. concordavano sull’intervenuto stato di paralisi dell’attività sociale, pur divergendo in ordine all’attribuzione delle relative responsabilità, e non davano seguito al tentativo di conciliazione esperito dal giudice, decidendo di mettere in liquidazione volontaria la società o di dismettere le quote sociale).
Il tribunale chiamato a giudicare in sede contenziosa in merito al verificarsi di una causa di scioglimento della società non può procedere alla nomina del liquidatore richiesta dai ricorrenti, atteso che tale potere – che ha natura integrativa della volontà dei soci – è riservato dall’art. 2275, co. 1, c.c. alla competenza del presidente del tribunale in sede di giurisdizione volontaria.