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Validità ed efficacia del provvedimento di sequestro giudiziario emesso in corso di causa nonostante la declaratoria di incompeteza per territorio del giudice che lo ha emesso nel giudizio di merito
L’art. 669 quater, primo comma, c.p.c., individua come giudice funzionalmente ed inderogabilmente competente a decidere nel procedimento cautelare, quello avanti...

L'art. 669 quater, primo comma, c.p.c., individua come giudice funzionalmente ed inderogabilmente competente a decidere nel procedimento cautelare, quello avanti al quale pende il giudizio di merito, indipendentemente dal corretto radicamento della competenza. La soluzione prescelta dal legislatore presenta certo degli inconvenienti, e in particolare quello di prestarsi alla scelta del giudice, ove il ricorrente introduca la causa di merito davanti ad un giudice incompetente, senza che l'eccezione di incompetenza possa paralizzare la pronuncia cautelare, che potrà essere emanata anche ove il giudice adito ritenga l'eccezione fondata. L'inconveniente ora evidenziato non sembra tuttavia sufficiente a superare il tenore letterale della norma, che fissa un nesso assoluto tra cautela e merito, all'evidente scopo di semplificare la soluzione delle questioni concernenti la competenza nella fase di emanazione di provvedimenti di urgenza, in cui sembra prevalere , nell'intenzione del legislatore, l'esigenza di dare risposta urgente ad un pericolo di danno imminente. (Cfr. Trib. Milano, ord. n. 39902/2015)

E' proprio il legame forte tra il procedimento cautelare in corso di causa e il giudizio di merito - a fronte dell'irrilevanza della questione di competenza ad emettere il provvedimento cautelare e della circostanza che la declaratoria di incompetenza per territorio comporta la prosecuzione del giudizio e non tange la sua idoneità a produrre una decisione di merito - a far concludere che essa prosecuzione include ed implica la perdurante validità ed efficacia del provvedimento cautelare validamente assunto in pendenza del giudizio di merito avanti al giudice poi riconosciutosi incompetente.

Proprio perché il processo che prosegue a seguito di declaratoria di incompetenza territoriale è capace di dar luogo ad una sentenza di merito, allora ha senso, anche rispetto al requisito del periculum in mora, che il provvedimento cautelare rimanga valido ed efficace: rimane intatta e "continua" per tutta l'estensione del processo l'esigenza che la parte che ha chiesto ed ottenuto la cautela non subisca la lesione del suo diritto durante il tempo necessario al suo svolgimento. Ogni iato o interruzione della cautela sarebbero, in questo caso, ingiustificati e irragionevoli.

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I canoni ermeneutici nell’interpretazione delle clausole contrattuali
Per senso letterale delle parole va intesa tutta la formulazione letterale della dichiarazione negoziale, in ogni sua parte ed in...

Per senso letterale delle parole va intesa tutta la formulazione letterale della dichiarazione negoziale, in ogni sua parte ed in ogni parola che la compone, e non già in una parte soltanto dovendo il giudice collegare e raffrontare tra loro frasi e parole al fine di chiarirne il significato, la sussistenza di elementi letterali tra loro non coerenti contenuti addirittura nella stessa clausola contrattuale determina la necessità di ricostruire la volontà delle contraenti non solo sulla base del dato testuale ma anche per mezzo dei vari canoni ermeneutici di cui agli artt. 1362 e ss. c.c.

Il principio di buona fede di cui all'art. 1366 c.c. consente di escludere - mediante comportamento improntato a lealtà e a salvaguardia dell'altrui interesse - interpretazioni delle espressioni letterali contenute nelle clausole contrattuali non rispondenti alle intese raggiunte e deponenti per un significato in contrasto con la ragione pratica o causa concreta dell'accordo negoziale.

Laddove, non risultino sufficienti i canoni ermeneutici di cui agli artt. 1362 e 1366 c.c., sopperisce il criterio residuale dettato dall'art. 1371 c.c. il quale, per il caso di perdurante oscurità del contratto, dispone che l’accordo debba essere interpretato nel senso che realizzi l’equo contemperamento degli interessi delle parti. Il riferimento all'equità di cui a tale norma comporta il richiamo all'equivalenza, in opposizione al concetto d’iniquità che nell'applicazione giurisprudenziale viene invocato per dire sproporzione di valori (art 1349 e 1450 c.c).

In mancanza di elementi che indichino un maggior favore per la posizione di una delle due parti deve ritenersi che il contratto sia quello di scambio ideale, in cui il valore delle due prestazioni sarà identico. Da ciò consegue che non viene violata l’autonomia dei contraenti quando per interpretare il negozio gli stessi vengano trattati assumendo che ognuno di essi sia un uomo medio disposto a contrarre secondo mercato e non disposto a contrattare in perdita.

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Violazione dei doveri gestori e ripartizione dell’onere probatorio
L’amministratore di società di capitali che venga convenuto in giudizio per violazione dei doveri gestori, a fronte del mancato assolvimento...

L'amministratore di società di capitali che venga convenuto in giudizio per violazione dei doveri gestori, a fronte del mancato assolvimento dell’onere probatorio su di lui gravante, deve essere ritenuto responsabile per gli inadempimenti ai doveri gestori addebitatigli dall'attore e condannato al risarcimento del relativo danno.

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Uso indebito della denominazione del partner a seguito della cessazione del contratto di collaborazione
Una volta cessata la partnership fra due soggetti giuridici, in base alla quale il primo veniva autorizzato a spendere la...

Una volta cessata la partnership fra due soggetti giuridici, in base alla quale il primo veniva autorizzato a spendere la denominazione del secondo per descrivere l’esistenza della collaborazione, è consentito al primo continuare a usare la denominazione del secondo al solo fine di esporre al pubblico la propria storia imprenditoriale. É invece illecita la mancanza di alcun riferimento temporale e di alcuna menzione dell’intervenuta cessazione del rapporto, in quanto idonea ad indurre nel pubblico l’errato convincimento che la collaborazione sia ancora in essere.

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La ripartizione degli oneri probatori in caso di risoluzione del contratto di cessione di azienda e di azione revocatoria
In forza della disciplina della ripartizione degli oneri probatori spetta al debitore convenuto per la risoluzione o l’adempimento del contratto...

In forza della disciplina della ripartizione degli oneri probatori spetta al debitore convenuto per la risoluzione o l’adempimento del contratto provare il fatto estintivo, modificativo o impeditivo del diritto una volta che il creditore agente abbia fornito la prova della fonte negoziale o legale del suo diritto e, se previsto, del termine di scadenza, costituita, nella fattispecie dal contratto di cessione di azienda.

Il principio della non contestazione non è applicabile nei confronti della parte non costituita in giudizio e dunque in tale caso detto principio non vale a sanare il difetto di prova.

Nell’ambito dell’azione revocatoria l’elemento psicologico, ex art. 2901, comma 1, n. 2, c.c., quale oggetto di prova a carico del soggetto che lo allega, può essere accertato anche mediante il ricorso a presunzioni.

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Clausola simul stabunt, simul cadent e prova della abusività delle dimissioni
Qualora un amministratore di S.r.l. decaduto per via dell’operatività dell’art. 2386 c.c. agisca in giudizio per chiedere il risarcimento del...

Qualora un amministratore di S.r.l. decaduto per via dell'operatività dell'art. 2386 c.c. agisca in giudizio per chiedere il risarcimento del danno agli altri amministratori, graverà su di esso l’onere della prova in ordine alla abusività della condotta altrui, non essendo sufficiente a tal fine dimostrare l’assenza di propri comportamenti negligenti o comunque l’assenza di situazioni integranti giusta causa di revoca.

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Clausola compromissoria e qualità di socio di s.r.l.
Ove l’acquisto in capo al socio delle quote di S.r.l. risulti iscritto nel Registro delle imprese, la qualità di socio,...

Ove l’acquisto in capo al socio delle quote di S.r.l. risulti iscritto nel Registro delle imprese, la qualità di socio, secondo la regola di cui al primo comma dell’art.2470 c.c., è comunque efficace nei confronti della società finché tale iscrizione permanga. La clausola statutaria che riservi alla competenza arbitrale le controversie tra socio e società deve pertanto essere applicata alla lite che insorga tra un soggetto che risulti socio in base alla regola di cui all'art. 2470 c.c.

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La tutela del diritto d’autore di una comunicazione pubblicitaria
La normativa sul diritto d’autore non tutela le idee in quanto tali. Oggetto di protezione è esclusivamente il modo in...

La normativa sul diritto d'autore non tutela le idee in quanto tali. Oggetto di protezione è esclusivamente il modo in cui l'idea viene espressa, esteriorizzata attraverso uno dei mezzi espressivi elencati a titolo esemplificativo dagli artt. 1 e 2 L.A., assumendo la forma di un'opera, immediatamente percepibile ai sensi. Ciò detto, può riconoscersi tutela all’idea pubblicitaria intesa come progetto di una futura comunicazione pubblicitaria a condizione che abbia una sufficiente compiutezza espressiva e forma rappresentativa. Invero, in una zona di confine tra mere idee e opere in senso proprio si collocano le cd. idee elaborate, intese come lo schema che serve da traccia per la successiva realizzazione di un’opera dell’ingegno completa. Rispetto a queste ultime si deve indagare se l'autore possa appropriarsi in via esclusiva di esse, dovendosi escludere la tutela autorale quando ci si limiti ad indicare l'oggetto da trattare, i mezzi di espressione da utilizzare, gli interpreti.

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Risarcimento del danno da immagine per l’invio di diffide prive di fondamento
Integra l’illecito concorrenziale di cui all’art. 2598 n. 3 c.c. la trasmissione di diffide indirizzate a clienti di un soggetto...

Integra l'illecito concorrenziale di cui all'art. 2598 n. 3 c.c. la trasmissione di diffide indirizzate a clienti di un soggetto al quale viene contestata una contraffazione di brevetto, quando tale contestazione si rivela priva di fondamento. Conseguentemente, il soggetto ingiustamente accusato matura il diritto al risarcimento del danno all'immagine subito - da valutarsi necessariamente per via equitativa - per il solo fatto di aver dovuto rassicurare i propri clienti circa l'infondatezza delle contestazioni.

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Determinazione del compenso dell’amministratore di s.r.l.
Nella determinazione del compenso dell’aministratore di s.r.l. in via giudiziale, in difetto di espressa determinazione assembleare, non è dovuta rivalutazione...

Nella determinazione del compenso dell'aministratore di s.r.l. in via giudiziale, in difetto di espressa determinazione assembleare, non è dovuta rivalutazione -in difetto di dimostrazione del c.d. maggior danno- dovendosi classificare quella dell'amministratore come obbligazione di valuta.

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Compravendita di partecipazioni: opponibilità al venditore dell’accordo tra acquirente e contraente nominato
L’accordo interno tra il promissario acquirente di partecipazioni sociali e il soggetto dallo stesso nominato ex art. 1401 c.c. quale...

L’accordo interno tra il promissario acquirente di partecipazioni sociali e il soggetto dallo stesso nominato ex art. 1401 c.c. quale parte che deve acquistare i diritti nascenti dal contratto non è opponibile al promissario venditore. Pertanto se in un simile accordo è stabilito che il promissario acquirente, anche a seguito della nomina del contraente, conservi la facoltà di richiedere al promissario venditore la corresponsione della penale contrattualmente prevista in caso di risoluzione per il mancato avverarsi di una condizione posta dalle parti, tale clausola non avrà efficacia verso il promissario venditore. Tuttavia, qualora il contraente nominato ex art. 1401 c.c. intervenga nel processo tra il promissario acquirente e il promissario venditore avente ad oggetto la corresponsione della predetta penale, confermando l’accordo dedotto dal promissario acquirente ed aderendo alla sua domanda, allora l’accordo interno avrà efficacia verso il promissario venditore con decorrenza a partire dal momento dell’intervento.

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