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Cessione di quote di srl e clausola risolutiva espressa: gli effetti retroagiscono
Il contratto di cessione di quote di s.r.l. va risolto per inadempimento a decorrere dalla data di ricezione della comunicazione...

Il contratto di cessione di quote di s.r.l. va risolto per inadempimento a decorrere dalla data di ricezione della comunicazione con la quale l'attrice ha inteso avvalersi della clausola risolutiva espressa, non avendo l'acquirente corrisposto nei termini e con le modalità convenute il residuo prezzo dovuto; in ragione dell'efficacia retroattiva della pronuncia, viene altresì disposta la restituzione della quota in esclusiva proprietà dell'attrice, sempre a decorrere dalla medesima data.

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Revoca del liquidatore: la pronuncia in via cautelare va respinta se manca il fumus di un grave pregiudizio
Va respinto il ricorso ex artt. 700 c.p.c. e 2487 c.c. con il quale era stata demandata la revoca del...

Va respinto il ricorso ex artt. 700 c.p.c. e 2487 c.c. con il quale era stata demandata la revoca del liquidatore - liquidatore di nomina giudiziale a causa dell'impossibilità di funzionamento dell'assemblea - in ragione dell'asserito rischio di reiterazione di irregolarità nello svolgimento dell'incarico (in particolare, il liquidatore avrebbe stipulato un contratto a condizioni inique, favorendo altra società posseduta dall'altro "blocco" della compagine sociale): in realtà, non emerge una scelta gestoria manifestamente abnorme, sicché la scelta di addivenire ad una transazione pare congrua, in ragione della sussistenza di un rischio di soccombenza e quindi previa attenta valutazione. Non ricorrono pertanto gli elementi cui ancorare il fumus di sussistenza di un grave pregiudizio agli interessi sociali riconducibili ad un difetto di diligenza in capo al liquidatore.

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Procedimento cautelare per la sospensione delle decisioni dei soci di s.r.l.
E’ contraria a norma imperativa l’esclusione del socio di s.r.l. deliberata nonostante lo statuto non preveda ipotesi specifiche di esclusione...

E' contraria a norma imperativa l'esclusione del socio di s.r.l. deliberata nonostante lo statuto non preveda ipotesi specifiche di esclusione per giusta causa, in conformità all'art. 2473-bis c.c..

La riunione in seconda convocazione dell'assemblea costituisce un rimedio rispetto al difetto di costituzione dell'organo assembleare in prima convocazione e non uno strumento finalizzato alla migliore gestione dell'andamento dell'assemblea regolarmente costituita in prima convocazione.

In relazione alla delibera assembleare in materia di revoca ed esercizio dell'azione di responsabilità nei confronti dell'amministratore delegato, non può considerarsi integrata in capo al socio persona giuridica di cui tale amministratore delegato sia, a sua volta, socio e amministratore, una situazione di conflitto di interessi rilevante ex art. 2479-ter co. 2° c.c..

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Vessatorietà delle clausole di foro esclusivo contenute in contratti commerciali e natura delle clausole di “patronage”
Un contratto è qualificabile “per adesione” secondo il disposto dell’art. 1341 c.c. – e come tale soggetto, per l’efficacia delle...

Un contratto è qualificabile "per adesione" secondo il disposto dell'art. 1341 c.c. – e come tale soggetto, per l'efficacia delle clausole cd. vessatorie, alla specifica approvazione per iscritto da parte dell’oblato – solo quando sia destinato a regolare una serie indefinita di rapporti e sia stato predisposto unilateralmente da un contraente. Al contrario, tale ipotesi non ricorre quando risulti che il negozio è stato concluso mediante trattative intercorse tra le parti. Di conseguenza, è infondata l’eccezione d’incompetenza territoriale del Tribunale individuato in una clausola negoziale frutto di contrattazione “individuale” (e non “seriale”) tra le parti qualora sia basata sull’inopponibilità della clausola ai sensi dell’art. 1341, co. 2, c.c.

La clausola inserita nel capo «integrazioni e garanzie» di un contratto di finanziamento e collaborazione commerciale, in virtù della quale – in ossequio a una logica di patronage – la capogruppo della parte finanziata si sia obbligata a rifondere alla controparte una quota delle somme erogate ai fini della realizzazione del progetto commerciale se «per qualsiasi motivo» questo non venga terminato entro una certa data o se, in alternativa, la società controllata e finanziata rinunci all’iniziativa, non è una clausola penale ex art. 1382 c.c., trattandosi non di predeterminazione forfettaria di un danno da inadempimento, bensì di garanzia offerta alla finanziatrice di rientrare nella maggior parte degli importi erogati ove i lavori si siano protratti nel tempo.

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Diversità di ratio e presupposti tra abuso di posizione dominante e abuso di dipendenza economica.
Mentre l’abuso di posizione dominante, rilevante per integrare la fattispecie antitrust, comporta la necessità d’individuare anzitutto il mercato rilevante, l’abuso...

Mentre l’abuso di posizione dominante, rilevante per integrare la fattispecie antitrust, comporta la necessità d’individuare anzitutto il mercato rilevante, l’abuso di dipendenza economica attribuisce rilievo non alla posizione dominante di un’impresa sul mercato, ma all’abuso e allo squilibrio delle imprese nell’ambito di un rapporto negoziale. Inoltre, mentre le norme antitrust sono disposizioni generali dirette a tutelare il processo concorrenziale in relazione all’assetto di mercato, la norma relativa alla dipendenza economica, prevista nella disciplina della subfornitura nelle attività produttive, costituisce una regola inerente alla disciplina dei rapporti contrattuali fra le parti, con finalità che possono prescindere dalla loro incidenza sui meccanismi concorrenziali.

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Apprezzamento del fumus boni iuris ai fini del procedimento di descrizione e principi comunitari in relazione alle misure cautelari per controversie IP
Il fumus boni iuris richiesto affinché sia disposta la descrizione, essendo questa una misura cautelare volta alla ricerca ed alla...

Il fumus boni iuris richiesto affinché sia disposta la descrizione, essendo questa una misura cautelare volta alla ricerca ed alla salvaguardia del mezzo di prova, deve essere apprezzato in via diretta avendo riguardo al diritto processuale alla prova e, solo in via indiretta, in relazione al diritto sostanziale per il quale si invoca la tutela. Di conseguenza, la sussistenza del fumus boni iuris, che dovrà comunque essere accertata, potrà in questo caso essere valutata con minore rigore.

Le misure cautelari necessarie a garantire il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale devono essere, conformemente al principio stabilito direttiva 2004/48/CE (direttiva Enforcement) e ribadito dalla costante giurisprudenza, “fair, equitable, non unnecessarily complicated or costly”, nonché “proportionate” e tali da evitare la creazione di ostacoli al commercio legittimo e da garantire tutele contro gli abusi. In tal senso, va rigettata la richiesta di descrizione per ottenere prove di presunta contraffazione di un brevetto sulla cui validità appare dubbia.

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Negozio fiduciario e contratto di cessione di quote societarie
Il negozio fiduciario si distingue dalla simulazione assoluta, ove l’effetto traslativo non si produce, per cui non trovano applicazione le...

Il negozio fiduciario si distingue dalla simulazione assoluta, ove l’effetto traslativo non si produce, per cui non trovano applicazione le limitazioni sulle prove dettate dall’articolo 1417 c.c. (salvo che per la natura dei diritti trasferiti non sia necessaria la forma scritta).

Di conseguenza, poiché per la validità ed efficacia tra le parti di un contratto di cessione quote di s.r.l. non è richiesta la forma scritta (necessaria ex art. 2470 co. 2 c.c. solo per l’opponibilità ai terzi), ne consegue che ai fini della prova di un pactum fiduciae ad esso inerente possono essere utilizzate anche le presunzioni ex art. 2729 c.c., senza che trovino applicazione i limiti di cui agli artt. 2721 e 2722 c.c., anche tenuto conto della natura dei rapporti intercorsi fra le parti e delle circostanze concrete in cui la cessione va collocata.

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Legittimazione processuale del commissario giudiziale
Il Commissario giudiziale non è soggetto dotato di rappresentanza dell’ente in concordato preventivo né del potere di amministrazione o gestione...

Il Commissario giudiziale non è soggetto dotato di rappresentanza dell’ente in concordato preventivo né del potere di amministrazione o gestione e di rappresentanza del debitore o del ceto creditorio, ma è titolare solo di funzioni di vigilanza, di informazione, consulenza ed impulso, miranti al controllo della regolarità del comportamento del debitore e alla tutela dell'effettiva informazione dei creditori; quindi, la legittimazione attribuita al Commissario giudiziale per la costituzione di parte civile in sede penale dall’art. 240 l.f. va qualificata come straordinaria e in quanto tale non applicabile estensivamente (nel caso di specie, il Tribunale ha negato la legittimazione attiva del Commissario giudiziale ad esercitare azione di responsabilità avverso il cessato amministratore).

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Azione di responsabilità contro gli amministratori, prescrizione, onere della prova e nesso di causalità
L’azione sociale di responsabilità contro gli amministratori, pur se esercitata dal curatore del fallimento, si prescrive nel termine di cinque...

L'azione sociale di responsabilità contro gli amministratori, pur se esercitata dal curatore del fallimento, si prescrive nel termine di cinque anni ex art. 2949 c.c., con decorrenza dello stesso, secondo quanto stabilito dalla regola generale di cui all’art. 2935 c.c., dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere. Quindi, poiché una componente essenziale del diritto al risarcimento è il danno, la prescrizione non può decorrere se non dal momento in cui il danno si è prodotto ed esteriorizzato, manifestandosi nella sfera patrimoniale della società, oppure dalla cessazione dell'amministratore dalla carica, posto che tale circostanza costituisce causa di sospensione, a norma dell'art. 2941, n. 7, c.c., perché solo con il concretizzarsi di questi elementi il diritto può essere fatto valere (nel caso di specie il Tribunale, in applicazione di questo principio, ha negato che il termine prescrizionale quinquennale potesse farsi decorrere dall’omissione dei pagamenti dovuti o dal momento nel quale sono state notificate alla società le cartelle esattoriali per assenza del danno, realizzatosi solo con la notifica alla Società delle ingiunzioni di pagamento relative alle predette cartelle esattoriali. Il Tribunale ha rilevato, quindi, che solo in quel momento si è realizzato il danno ed è maturato il diritto al relativo risarcimento con conseguente decorrenza del termine prescrizionale di cui all’art. 2949 c.c.).

Nel giudizio di responsabilità contro gli amministratori, in caso di allegazione da parte dell’attore dell’inadempimento dell’amministratore convenuto, spetta a quest’ultimo l’onere di provare l’adempimento degli obblighi nascenti dal ruolo svolto, in conformità a quanto previsto in tema di responsabilità nascente da contratto. Non opera come esimente ex art. 2392 c.c. la prova di proprie attribuzioni specifiche, ma occorre, invece, l’allegazione e la prova di deleghe o attribuzioni specifiche ad altri componenti del consiglio di amministrazione.

In caso di domanda di risarcimento del danno, parte attrice ha l’onere di provare il nesso causale tra la condotta contestata e il danno subito e il relativo giudizio causale non può basarsi su presunzioni non fondate su elementi univoci (nel caso di specie il Tribunale ha rigettato la domanda di risarcimento del danno, rilevando che il nesso causale non può ritenersi provato sulla base di una mera presunzione non basata su elementi univoci).

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Rilievo del comportamento delle parti posteriore alla conclusione di un contratto di cessione d’azienda
In tema di interpretazione del contratto, il giudice di merito, nel rispetto degli artt. 1362 e 1363 c.c., per individuare...

In tema di interpretazione del contratto, il giudice di merito, nel rispetto degli artt. 1362 e 1363 c.c., per individuare quale sia stata la comune intenzione delle parti, deve preliminarmente procedere all'interpretazione letterale dell'atto negoziale e, cioè, delle singole clausole significative, nonché delle une per mezzo delle altre, dando contezza in motivazione del risultato di tale indagine. Solo qualora dimostri, con argomentazioni convincenti, l'impossibilità (e non la mera difficoltà) di conoscere la comune intenzione delle parti attraverso l'interpretazione letterale, potrà utilizzare i criteri sussidiari di interpretazione, in particolare il comportamento delle parti successivo alla conclusione del contratto.

Ai fini dell’interpretazione del contratto, il comportamento delle parti posteriore alla conclusione del contratto assume rilievo solamente se posto in essere in esecuzione ed in riferimento a quel contratto e non, quindi, laddove si estrinsechi in ulteriori accordi modificativi dei precedenti che comportano un assetto negoziale fonte di nuovi diritti ed obblighi contrattuali. Il comportamento delle parti successivo alla conclusione del contratto non è utilizzabile quale criterio ermeneutico della volontà diversa da quella che si evince dal chiaro testo degli accordi.

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Assegnazione delle controversie alle Sezioni Specializzate di Impresa come mera ripartizione degli affari interni del Tribunale
L’assegnazione delle controversie in materia di proprietà intellettuale ed industriale alle Sezioni Ordinarie del Tribunale presso il quale sono istuite...

L'assegnazione delle controversie in materia di proprietà intellettuale ed industriale alle Sezioni Ordinarie del Tribunale presso il quale sono istuite le sezioni specializzate in materia di Impesa non attiene a questione di competenza ma alla mera ripartizione degli affari interni al Tribunale stesso.

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