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nullità delle delibere di s.r.l. per omessa convocazione dell’assemblea, riparto dell’onere probatorio e ammissibilità della prova per testimoni
Nelle s.r.l., qualora le decisioni dei soci siano assunte in sede assembleare, l’omessa convocazione dell’assemblea determina la nullità della delibera...

Nelle s.r.l., qualora le decisioni dei soci siano assunte in sede assembleare, l'omessa convocazione dell'assemblea determina la nullità della delibera ai sensi dell'art. 2479-ter co. 3 c.c., similmente a quanto disposto per le s.p.a. dall'art. 2379 c.c..

Poiché il rapporto tra socio e società ha natura contrattuale, in conformità al principio del riparto dell’onere della prova in materia di responsabilità ex art. 1218 c.c. e del principio di vicinanza alla fonte di prova, l’onere probatorio riguardante la regolarità della convocazione assembleare grava sulla società.

La falsità delle dichiarazioni contenute nella delibera assembleare impugnata da uno dei soci può essere dimostrata a mezzo di prova testimoniale, senza necessità della querela di falso, in quanto trattasi di documento non rientrante nell’ipotesi di cui all’art. 2702 c.c. per carenza di sottoscrizione del socio e idoneo dunque ad attestare solo la provenienza delle dichiarazioni e non anche la loro veridicità.

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Diritto di recesso del socio di società cooperativa per mancata consegna di bene immobile
Il recesso da una società cooperativa può essere esercitato solo nei casi stabiliti dall’art. 2437 c.c. e nelle altre ipotesi...

Il recesso da una società cooperativa può essere esercitato solo nei casi stabiliti dall'art. 2437 c.c. e nelle altre ipotesi eventualmente previste dallo statuto; ne deriva che, in assenza di apposita previsione statutaria, non può integrare una giusta causa di recesso la mancata consegna, da parte della cooperativa, dell'immobile che il socio aveva prenotato in sede di adesione.

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Revoca senza giusta causa delle deleghe ex art. 2381 c.c. e diritto dell’amministratore al risarcimento del danno
Nelle società di capitali – in applicazione analogica di quanto previsto dall’art. 2383 co. 3 c.c. – la revoca delle...

Nelle società di capitali - in applicazione analogica di quanto previsto dall’art. 2383 co. 3 c.c. - la revoca delle deleghe decisa dal consiglio di amministrazione ex art. 2381 co. 2 c.c. deve essere anch'essa assistita da giusta causa, sussistendo in caso contrario il diritto dell’amministratore revocato al risarcimento dei danni eventualmente patiti. Anche in quest’ultima fattispecie infatti (al pari di quanto avviene in caso di revoca dall'ufficio di amministratore), la discrezionalità di cui gode il consiglio di amministrazione nel definire la propria organizzazione interna trova un limite nell'obbligo di risarcire i danni economici e reputazionali subiti dall’amministratore cui sono state revocate senza giusta causa le deleghe.

L’assenza di qualsiasi motivazione in merito alle ragioni che hanno indotto l’organo gestorio a revocare le deleghe un tempo concesse a un amministratore giustifica il diritto di quest’ultimo ad essere risarcito dei danni subiti, a nulla valendo una motivazione tardiva fornita dalla società solo in sede contenziosa.

L’immotivata revoca delle deleghe concesse ai sensi dell’art. 2381 c.c. costituisce per l’amministratore una giusta causa di rinuncia al proprio ufficio ex art. 2385 c.c..

Conformemente al principio di diritto enunciato nella sentenza della Corte di cassazione a Sezioni unite n. 4248/2016, se i difetti di rappresentanza e di autorizzazione di cui all'art. 182 c.p.c. (nel caso di specie, l’assenza della delibera assembleare prevista dall'art. 2393 c.c.) non sono rilevati ex officio, ma vengono eccepiti da controparte, l'onere del rappresentato di sanare tali vizi sorge immediatamente e senza la necessità per il giudice di assegnare un termine che non sia stato motivatamente richiesto, poiché sull'eccezione di parte è onere di chi ne sia il destinatario contraddire nei tempi e con le modalità previste dalla legge (nel caso di specie, rilevata l’assenza della delibera in questione, controparte nulla aveva replicato nelle sue prime difese, limitandosi a chiedere in comparsa conclusionale la concessione dei termini di cui al secondo comma dell’art. 182 c.p.c.).

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Estinzione della società a seguito di cancellazione e successione nei rapporti giuridici
In caso di estinzione della società conseguente alla cancellazione d’ufficio dal Registro delle Imprese, i rapporti giuridici non si estinguono,...

In caso di estinzione della società conseguente alla cancellazione d'ufficio dal Registro delle Imprese, i rapporti giuridici non si estinguono, atteso che, sulla base delle conclusioni cui sono pervenute le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la pronuncia n. 6070/2013, si registra un fenomeno successorio in forza del quale le obbligazioni, i diritti e i beni omessi nel bilancio di liquidazione si trasferiscono ai soci (nel caso di specie il Tribunale, constatato che nonostante l'estinzione della società ex art. 2490, ult. co., c.c. questa risultava ancora intestataria di un bene immobile gravato da ipoteca, ha accertato che, in virtù del fenomeno successorio, lo stesso era divenuto di proprietà dell’unica socia a far data dal giorno di cancellazione dal Registro delle Imprese).

 

 

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Violazione di diritti d’autore su programmi per elaboratore e misura cautelare della descrizione
Nel caso di violazione di diritti d’autore sui programmi per elaboratore svolta da aziende che duplicano e usano i programmi...

Nel caso di violazione di diritti d’autore sui programmi per elaboratore svolta da aziende che duplicano e usano i programmi internamente senza acquisire regolare licenza, non v’è altro modo per il titolare dei diritti di provare in maniera certa la violazione, se non quello della descrizione inaudita altera parte, poiché la previa convocazione delle parti potrebbe pregiudicare l’attuazione del provvedimento di descrizione, volto ad acquisire una prova costituita da materiale che può essere facilmente occultato o trasferito se il resistente fosse avvertito della richiesta della misura cautelare in oggetto.

Ai fini della valutazione dell’ammissibilità della misura cautelare della descrizione, non rileva che il fatto costituente violazione di diritti d’autore integri anche un illecito penale amministrativo dell’ente, ai sensi dell’art. 25 novies del D. Lgs. 231/2001, dal momento che la misura cautelare invocata è strumentale, ex art. 669 e segg. c.p.c., ad acquisire la prova solo dell’illecito che sarà oggetto del giudizio (civile) di merito.

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Insussistenza di uno storno illecito di dipendenti nel contesto della aggiudicazione di un contratto di appalto
Lo storno dei dipendenti deve ritenersi vietato come atto di concorrenza sleale, ai sensi dell’art. 2598 c.c. n. 3, allorché...

Lo storno dei dipendenti deve ritenersi vietato come atto di concorrenza sleale, ai sensi dell'art. 2598 c.c. n. 3, allorché sia attuato non solo con la consapevolezza nell'agente dell'idoneità dell'atto a danneggiare l'altrui impresa, ma altresì con la precisa intenzione di conseguire tale risultato -animus nocendi-, la quale va ritenuta sussistente ogni volta che lo storno dei dipendenti sia posto in essere con modalità tali da non potersi giustificare alla luce dei principi di correttezza professionale, se non supponendo nell'autore l'intento di danneggiare l'organizzazione e la struttura produttiva dell'imprenditore concorrente.

Non si ravvisa il fumus boni iuris della fattispecie di concorrenza sleale per storno di dipendenti, per carenza di animus nocendi in capo all'aggiudicataria subentrante dopo la definitiva conclusione del provvedimento amministrativo di aggiudicazione di un appalto, quando questa si sia obbligata all’assunzione con passaggio diretto ed immediato, senza periodo di prova, del personale precedentemente impiegato presso l’aggiudicatario uscente e quando quest’ultimo abbia attivato la procedura.

La concorrenza illecita, per mancanza di conformità ai principi della correttezza, non può mai derivare dalla mera constatazione di un passaggio di collaboratori da un'impresa ad un'altra concorrente, né dalla contrattazione che un imprenditore intrattenga con il collaboratore del concorrente; attività, in quanto tali, legittime essendo espressione dei principi della libera circolazione del lavoro e della libertà di iniziativa economica.

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Carenza di legittimazione ad agire del presunto licenziatario esclusivo e del periculum in mora in un procedimento cautelare
Deve escludersi la sussistenza della legittimazione ad agire quando la società ricorrente non abbia fornito la prova, nonostante la contestazione,...

Deve escludersi la sussistenza della legittimazione ad agire quando la società ricorrente non abbia fornito la prova, nonostante la contestazione, della titolarità del diritto azionato e neppure della sussistenza del potere di promuovere l’azione cautelare inibitoria. Una volta che tale potere sia contestato dalla parte costituita, infatti, incombe su chi agisce in giudizio provare la titolarità del diritto e, quanto al soggetto non titolare dei diritti di privativa, il diritto di promuovere l’azione per fare valere lo ius excludendi. Tale onere non è correttamente adempiuto quando la società ricorrente per contraffazione di brevetto e di modello di utilità, pur non essendo titolare dei diritti di privativa azionati in via cautelare, facendo valere lo ius excludendi, e pur avendo allegato la qualità di licenziatario, non solo non abbia indicato se è licenziataria esclusiva o meno, ma neppure abbia indicato, e tantomeno provato, la fonte negoziale attributiva del potere di promuovere l’azione in sostituzione del titolare, con particolare riguardo all’azione di contraffazione e allo ius excludendi, attraverso l’inibitoria.

Sebbene l’attualità della commercializzazione di un prodotto contraffatto possa giustificare il periculum in mora anche in presenza di una situazione iniziata tempo prima dell’instaurazione del giudizio cautelare, il periculum in mora va valutato tenendo in considerazione tutte le circostanze del caso di specie, tra le quali anche quella relativa al lasso di tempo intercorso tra la consapevolezza della contraffazione e la reazione giudiziari, nonché la condotta complessivamente tenuta, sia in giudizio che stragiudizialmente, dal soggetto che ha agito in via cautelare (nel caso di specie rilevava ad escludere la sussitenza del periculum, il fatto che la ricorrente, prima dell’azione cautelare, e nonostante il rilevante tempo decorso, risalente ad anni addietro, non abbia neppure inviato una diffida alle resistenti e abbia agito, dichiarando di essere venuta a conoscenza della dedotta contraffazione poco prima dell’instaurazione del giudizio).

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Concorrenza sleale mediante soggetto interposto
Per concorrere nell’illecito concorrenziale altrui, il terzo interposto deve avere una relazione qualificata in forza della quale egli agisce per...

Per concorrere nell’illecito concorrenziale altrui, il terzo interposto deve avere una relazione qualificata in forza della quale egli agisce per conto e nell’interesse di quest’ultimo. La qualità di cliente, l’assenza di un rapporto di esclusiva con la parte asseritamente oggetto di una pratica commerciale scorretta, ben lungi dal fare presumere una relazione d’interesse, depongono piuttosto per l’assenza di una relazione, tale da determinare un concorso del cliente nella perpetrazione di condotte illecite per avvantaggiare il concorrente sleale.

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Preliminare di cessione di quote inadempiuto, recesso disciplinato nell’accordo quadro e sequestro giudiziario
La previsione di regole in due contratti distinti non implica necessariamente la creazione di due diversi e non intersecanti perimetri...

La previsione di regole in due contratti distinti non implica necessariamente la creazione di due diversi e non intersecanti perimetri contrattuali. Infatti, quando dal contenuto di un accordo si desume che le norme hanno natura dichiaratamente accessoria e integrativa di un altro contratto, le stesse saranno applicabili anche al contratto integrato (nel caso di specie il Tribunale, rilevata la natura accessoria delle disposizioni contenute nell'accordo quadro rispetto al preliminare di cessione di quote, ha ritenuto estensibile il diritto di recesso previsto nell'accordo quadro alle obbligazioni nascenti dal preliminare e, in forza di ciò, ha negato la concessione del sequestro delle quote chiesto dalla ricorrente).

 

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La tutela dell’autore dell’opera collettiva
Si ha un’opera collettiva ex art. 3 L.A., quando i diversi contributi siano stati non solo coordinati, ma anche compenetrati...

Si ha un'opera collettiva ex art. 3 L.A., quando i diversi contributi siano stati non solo coordinati, ma anche compenetrati da un curatore, che li ha complessivamente elaborati in una creazione autonoma, frutto delle sue (altro…)

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Funzione attrattiva e pubblicitaria del marchio. Competenza territoriale
Il marchio, quale bene dotato di un proprio autonomo valore economico, deve considerarsi asset dell’impresa in grado di assolvere alla...

Il marchio, quale bene dotato di un proprio autonomo valore economico, deve considerarsi asset dell'impresa in grado di assolvere alla funzione attrattiva e pubblicitaria, a prescindere dalla sua tradizionale funzione distintiva: in quanto tale (altro…)

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La prova dei presupposti che legittimano la delibera di esclusione del socio spetta alla società convenuta in giudizio
Nel giudizio promosso dal socio in opposizione alla delibera di esclusione dalla società, quest’ultima assume veste sostanziale di parte istante...

Nel giudizio promosso dal socio in opposizione alla delibera di esclusione dalla società, quest'ultima assume veste sostanziale di parte istante per la risoluzione del rapporto ed è, per l'effetto, tenuta a provare il fatto specifico in base al quale risulti adottata quella deliberazione, senza poter invocare in giudizio, a sostegno della legittimità della medesima, fatti distinti e diversi ancorché potenzialmente idonei a giustificare l'interruzione del rapporto societario (sulla base di questo principio il Tribunale ha accolta la domanda di annullamento della delibera di esclusione di un medico socio di una cooperativa operante nel settore sanitario, non ritendo comprovati da parte della società "attrice sostanziale" i presupposti di fatto assunti a fondamento del provvedimento di esclusione).

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