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Annullamento della delibera di esclusione del socio da una società cooperativa: onere della prova dell’esistenza del danno derivante dall’illegittima esclusione
Nel caso di annullamento della delibera di esclusione di un socio da una società cooperativa, grava sul socio, il quale...

Nel caso di annullamento della delibera di esclusione di un socio da una società cooperativa, grava sul socio, il quale agisca per il risarcimento del danno alla reputazione personale, con riflessi patrimoniali, sofferto a causa dell'illegittima esclusione, l'onere di provare, sia pure a mezzo di presunzioni, l'esistenza del danno, non essendo configurabile un pregiudizio in re ipsa, né può farsi ricorso alla liquidazione equitativa, inidonea a surrogare l'assolvimento dell'onere della prova in ordine all'esistenza del concreto pregiudizio.

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Azione di responsabilità nei confronti di amministratore di società fallita
Il liquidatore di società poi fallita non può esonerarsi da responsabilità adducendo la completa ignoranza circa le vicende della liquidazione...

Il liquidatore di società poi fallita non può esonerarsi da responsabilità adducendo la completa ignoranza circa le vicende della liquidazione e le sue dimissioni dalla carica, se alle dimissioni non sono seguite iniziative volte alla propria effettiva sostituzione nella carica, quale la convocazione di assemblea dei soci recante tale ordine del giorno ovvero, in caso di esito infruttuoso dell'assemblea, il ricorso all'autorità giudiziaria in sede di volontaria giurisdizione ai sensi dell'art. 2487 c.c.

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Violazione della clausola statutaria di prelazione e opponibilità al giratario delle eccezioni derivanti da rapporti extracartolari intercorsi con il girante e con i precedenti possessori
Poiché clausole come quelle di prelazione (o di gradimento) sono tali da incidere sul rapporto tra l’elemento capitalistico e quello...

Poiché clausole come quelle di prelazione (o di gradimento) sono tali da incidere sul rapporto tra l'elemento capitalistico e quello personale della società, accrescendo il peso del secondo elemento rispetto al primo, in base a quanto i soci valutino più adatto alle esigenze dell'ente, ne consegue che tali clausole possano assolvere anche ad una funzione specificamente sociale, da cui deriva la loro collocazione nello statuto organizzativo della società, per cui deve ammettersi che, con un tale inserimento tali clausole cessino di esser regolate dai soli principi del diritto dei contratti, per rientrare invece nell'orbita più specifica della normativa societaria. La società nel cui statuto siano inserite siffate clausola può dunque legittimamente svolgere eccezioni in punto di rispetto delle stesse.

Il disposto dell'art. 21 della legge cambiaria e dell'art. 1993, comma secondo, cod. civ., va inteso nel senso che, ai fini dell'opponibilità al giratario delle eccezioni derivanti da rapporti extracartolari intercorsi con il girante e con i precedenti possessori, non occorre la collusione fra detti soggetti, ma è sufficiente che il giratario abbia acquistato il titolo con l'intenzione di danneggiare il debitore, privandolo di quelle eccezioni che avrebbe potuto opporre al girante con la conoscenza del danno che il debitore avrebbe avuto.

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Potere di convocazione dell’assemblea e revoca per giusta causa dell’amministratore
Nel potere attribuito dall’art. 2479, comma 1°, c.c. ai soci di s.r.l., che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale,...

Nel potere attribuito dall’art. 2479, comma 1°, c.c. ai soci di s.r.l., che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale, di sottoporre all’assemblea gli argomenti di discussione, si deve intendere ricompreso, in via estensiva, il potere di convocazione diretta dell’assemblea sui medesimi argomenti.

L'assemblea dei soci di s.r.l. ha la facoltà di revocare ad nutum l'amministratore. In caso di amministratore nominato a tempo determinato, trova applicazione in via analogica il principio di cui all’art. 2383, comma 3°, c.c., con la conseguenza che l'amministratore revocato in assenza di giusta causa ha diritto al risarcimento del danno. Nel caso di amministratore nominato a tempo indeterminato, trova applicazione la disciplina generale, di cui all’art. 1725 c.c. in tema di revoca del mandato oneroso, con diritto dell'amministratore revocato, in assenza di giusta causa, a un congruo preavviso. L'assenza di una giusta causa di revoca così come del congruo preavviso non integra dunque un vizio della deliberazione, ma costituisce un presupposto del risarcimento, rectius dell’indennità riconosciuta normativamente come conseguenza di atto lecito.

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Finanziamento soci e clausola compromissoria
La controversia, instauratasi fra due soggetti entrambi soci della medesima società (s.r.l.) relativamente alla restituzione di somme versate a quest’ultima...

La controversia, instauratasi fra due soggetti entrambi soci della medesima società (s.r.l.) relativamente alla restituzione di somme versate a quest’ultima a titolo di finanziamento da parte di un socio in nome e per conto dell’altro socio, non rientra nell’ambito (soggettivo) di applicazione della clausola compromissoria contenuta nello statuto della società, atteso che non afferisce a un rapporto sociale.

Il socio che agisce per ottenere la restituzione di somme erogate in favore della società in nome e per conto di un altro socio ha la legittimazione attiva ad agire in giudizio nei confronti di quest’ultimo, dal momento che fa valere non un diritto altrui (diritto alla restituzione di una somma erogata alla società) bensì un diritto proprio.

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Azione individuale del socio di società in nome collettivo
L’azione individualmente concessa ai soci, anche di società di persone, per il risarcimento dei danni loro cagionati dagli amministratori presuppone...

L’azione individualmente concessa ai soci, anche di società di persone, per il risarcimento dei danni loro cagionati dagli amministratori presuppone che i danni suddetti non siano solo il riflesso di quelli arrecati eventualmente al patrimonio sociale ma siano direttamente cagionati al socio come conseguenza immediata del comportamento degli amministratori.

Anche nella disciplina delle società di persone, il diritto alla conservazione del patrimonio sociale spetta alla società e non al socio come tale, il quale ha in materia un interesse la cui eventuale lesione non può concretare quel danno diretto necessario per poter esperire l'azione individuale di responsabilità (nel caso di specie, il Tribunale ha rigettato la domanda del socio di s.n.c. che aveva chiesto la corresponsione di utili relativi a esercizi precedenti non percepiti a causa dell’asserita attività di distrazione di tali utili da parte di un altro socio. Il Tribunale ha, in particolare, stabilito che la mancata corresponsione di utili rappresenta soltanto conseguenza indiretta dell’eventuale "distrazione di attività sociali" posta in essere da altri soci, essendo quello derivante dalla distrazione di utili un tipico danno al patrimonio sociale, meramente "riflesso" nella sfera del socio).

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Azione individuale del socio di srl e azione individuale del terzo
L’azione diretta del socio contro gli amministratori di società di capitali coesiste con l’azione concessa all’ente per ottenere il ristoro...

L'azione diretta del socio contro gli amministratori di società di capitali coesiste con l'azione concessa all'ente per ottenere il ristoro dei danni subiti a causa dell'inadempimento dei doveri statutari o legali; tuttavia, la natura extracontrattuale ed individuale dell'azione del socio, fondata sull'art. 2043 cc e sull’art. 2476, sesto comma, cc, che ne costituisce un’applicazione, esige che il pregiudizio non sia il mero riflesso dei danni eventualmente arrecati al patrimonio sociale, ma che si tratti di danni direttamente causati al socio come conseguenza immediata del comportamento illecito degli amministratori.

La partecipazione sociale, pur attribuendo al socio una complessa posizione, comprensiva di diritti e poteri, rappresenta un bene distinto dal patrimonio sociale e, quindi, nell'ipotesi di diminuzione di valore della misura della partecipazione, il pregiudizio derivante al socio è una conseguenza indiretta e soltanto eventuale della condotta dell'amministratore, del liquidatore o del terzo.

Il protrarsi di un contratto di durata tra una società e un fornitore, quando dalla protrazione di tale rapporto derivi un aumento dell’esposizione debitoria della società nei confronti del fornitore, può derivare un danno che presenti i profili del “danno diretto”, richiesto dall’art. 2395 c.c., per legittimare il terzo a promuovere un’azione individuale di responsabilità contro gli amministratori della società che siano rimasti inerti.

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Ammissibilità della tutela cautelare in caso di esercizio di un’opzione put
Deve ritenersi ammissibile la tutela cautelare in relazione a diritti che possono scaturire da una pronuncia costitutiva (nella specie una...

Deve ritenersi ammissibile la tutela cautelare in relazione a diritti che possono scaturire da una pronuncia costitutiva (nella specie una pronuncia che disponga il trasferimento di un bene dal promittente venditore al promissario acquirente). Nell'eventualità in cui sia esercitata un'opzione put, da cui consegue la conclusione di un contratto preliminare di vendita delle partecipazioni sociali, il cedente, al fine di conservare la garanzia patrimoniale generica dell'acquirente, può quindi chiedere nei sui confronti il sequestro conservativo relativamente alle statuizioni di condanna che derivano da una pronuncia costitutiva ex art. 2932 c.c., purché ricorrano il fumus boni iuris ed il periculum in mora.

L'accordo con cui è stata concessa l'opzione non può essere risolto né per "presupposizione", considerato che il risultato dell'attività di impresa è frutto e conseguenza della sinergia di svariati fattori, né per eccessiva onerosità sopravvenuta, tenuto conto che il rischio connaturato all'esercizio dell'attività imprenditoriale vale di per sé a rendere il patto di fissazione del prezzo minimo implicitamente aleatorio.

L'opzione put risponde ad una finalità diversa da quella vietata dall'art. 2265 c.c. (nel caso di specie il Tribunale ha ritenuto che la predeterminazione del prezzo minimo di uscita non escludesse la partecipazione alle perdite e fosse piuttosto riconducibile ad un interesse del compratore che al momento della concessione dell'opzione non disponeva di risorse adeguate per l'acquisizione dell'intero capitale sociale).

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Indebita restituzione di un finanziamento soci rinunciato
E’ invalida per contrarietà a norme imperative dettate per il funzionamento delle società di capitali la pattuizione, intervenuta tra cedente...

E' invalida per contrarietà a norme imperative dettate per il funzionamento delle società di capitali la pattuizione, intervenuta tra cedente e cessionario, con la quale si prevede che parte del corrispettivo dovuto per la cessione dell'intera partecipazione in una società di capitali unipersonale sia rappresentato dalla restituzione di un finanziamento del socio cedente rinunciato e conseguentemente riqualificato come versamento in conto capitale tra le riserve del patrimonio netto della stessa società il cui capitale è oggetto di cessione. Dell'indebita restituzione di frazione indisponibile del patrimonio netto della società suddetta risponde il suo ex amministratore nonché il suo ex socio unico concorrente nell'illecito.

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Responsabilità del commissario liquidatore per mancato incasso di assegno circolare da parte di creditore concorsuale
L’art. 115 l. fall. attribuisce al curatore o, nel caso di liquidazione coatta amministrativa, al commissario liquidatore la facoltà di...

L'art. 115 l. fall. attribuisce al curatore o, nel caso di liquidazione coatta amministrativa, al commissario liquidatore la facoltà di individuare, previa autorizzazione del giudice delegato, le modalità più opportune per il pagamento delle somme assegnate ai creditori in sede di riparto concorsuale.

Diversamente la norma non consente deroghe in punto di effetti riconnessi alle modalità di pagamento in concreto adottate, le quali devono inoltre essere idonee ad assicurare la prova del pagamento medesimo, giacché sarebbe ravvisabile in caso contrario una violazione degli artt. 3 e 23 Cost.

Qualora il giudice delegato abbia autorizzato l'emissione e la spedizione di assegni circolari non trasferibili a favore di un creditore insinuatosi nel concorso, il liquidatore che esegua quanto autorizzato sarà liberato da responsabilità verso la procedura ma non verso il creditore medesimo, che potrà ritenersi soddisfatto solamente nel momento in cui abbia incassato le somme e non già al momento della spedizione dell'assegno da parte del liquidatore.

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Procura ad litem rilasciata dal presidente del consiglio di amministrazione di società in stato di liquidazione
É valida la procura alle liti rilasciata dal presidente del consiglio di amministrazione e legale rappresentante di società di capitali...

É valida la procura alle liti rilasciata dal presidente del consiglio di amministrazione e legale rappresentante di società di capitali prima dell'iscrizione dello stato di scioglimento della medesima società nel registro dell'imprese.

É altresì valida la procura concessa dal presidente del consiglio di amministrazione in un momento successivo all'iscrizione nel registro delle imprese dello stato di liquidazione qualora la persona del presidente coincida con quella del liquidatore, potendosi in tale caso configurarsi un'erronea indicazione della qualità di firmatario e non già il compimento di un atto da parte di un soggetto privo del potere di rappresentanza.

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Cessione di quote, espromissione e tutela cautelare in capo al cedente
Nell’ambito di un contratto di cessione di quote, l’obbligazione con la quale il cessionario dichiara di subentrare “in tutti i...

Nell'ambito di un contratto di cessione di quote, l'obbligazione con la quale il cessionario dichiara di subentrare "in tutti i crediti e debiti facenti capo alla società" configura una espromissione ex art. 1272 c.c. nel senso che il terzo acquirente delle quote, senza delegazione del debitore (la società), si è obbligato verso il creditore (la banca) in solido con il debitore originario atteso che il creditore non ha dichiarato espressamente di liberare quest'ultimo (ovvero la società); con l'acquisto delle quote, quindi, il cessionario ha aggiunto la propria obbligazione all'obbligazione della società nei confronti della banca.

La costituzione gratuita di usufrutto su beni immobili di proprietà del cessionario debitore, ad avvenuta scadenza del pagamento del prezzo delle quote, costituisce un tentativo di sottrarre i propri beni alla garanzia dei creditori, e integra i presupposti del periculum in mora per il sequestro conservativo anche presso terzi di beni, partecipazioni azionarie, quote e crediti del debitore.

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