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Diritto di controllo del socio di s.r.l. titolare di partecipazione in società concorrente
Il diritto di controllo del socio non amministratore di s.r.l. ai sensi dell’art. 2476, comma 2, c.c. non può essere...

Il diritto di controllo del socio non amministratore di s.r.l. ai sensi dell’art. 2476, comma 2, c.c. non può essere limitato per il solo fatto che il socio detenga la maggioranza di altra società operante nel medesimo settore, quando non vi rivesta un ruolo gestorio, perché in tal caso non sussiste in concreto un’attività di concorrenza sleale idonea a giustificare la restrizione; l’accesso può allora estendersi anche ai documenti recanti i nominativi dei clienti e i prezzi praticati dalla società.

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Irregolarità contabili pregresse e difetto di attualità nella denuncia ex art. 2409 c.c.
Le carenze contabili relative a esercizi risalenti [mancata conservazione di registri e documenti fiscali di un periodo anteriore alla trasformazione...

Le carenze contabili relative a esercizi risalenti [mancata conservazione di registri e documenti fiscali di un periodo anteriore alla trasformazione della s.a.s. in s.r.l., quando la società era gestita da un amministratore di fatto] non integrano gravi irregolarità rilevanti ai sensi dell’art. 2409 c.c. se non incidono sull’attuale regolarità della gestione, perché i bilanci successivi sono stati regolarmente approvati e la società è in grado di conoscere la propria situazione patrimoniale, economica e finanziaria. Il procedimento mira a ripristinare la regolarità della gestione in corso e non può fondarsi sul rischio di sanzioni fiscali o penali connesse a violazioni ormai esaurite.

Il fondato sospetto di gravi irregolarità non può essere desunto dalla mera allegazione di un aumento anomalo del fatturato o di costi elevati in bilancio, senza l’indicazione delle concrete ragioni per ritenere alterati i dati contabili.

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Inibitoria cautelare con efficacia nell’Unione europea e periculum nella vendita online di prodotti contraffatti
Il tribunale dei marchi dell’Unione europea competente ai sensi dell’art. 125 del Regolamento (UE) 2017/1001 può adottare misure cautelari efficaci...

Il tribunale dei marchi dell’Unione europea competente ai sensi dell’art. 125 del Regolamento (UE) 2017/1001 può adottare misure cautelari efficaci nel territorio di qualsiasi Stato membro, e può quindi estendere all’intero territorio dell’Unione l’inibitoria dell’uso dei segni contraffattivi di un marchio notorio.

Nella tutela cautelare del marchio notorio il periculum in mora persiste quando i prodotti contraffatti siano promossi e venduti prevalentemente online e attraverso i profili social del contraffattore, anche se in sede di esecuzione del sequestro la sede dell’impresa sia stata trovata chiusa, perché il canale telematico determina una diffusione capillare e un’indiscriminata propagazione del danno al carattere distintivo del marchio [confezioni di prodotti dolciari recanti l’etichetta e il marchio Nutella].

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Marchio UE costituito dall’immagine e dal nome di un’opera d’arte celebre e uso non autorizzato su occhiali
L’uso non autorizzato, su prodotti compresi nelle classi per le quali è registrato [occhiali da sole recanti sull’asta l’immagine di...

L’uso non autorizzato, su prodotti compresi nelle classi per le quali è registrato [occhiali da sole recanti sull’asta l’immagine di una celebre scultura e pubblicizzati con il suo nome], dell’immagine e della denominazione di un’opera d’arte registrate come marchi figurativo e denominativo dell’Unione europea integra la contraffazione ai sensi dell’art. 9 reg. UE 2017/1001 e dell’art. 20, comma 1, lett. b) e c), c.p.i., quando il segno usato sia idoneo a generare confusione e, trattandosi di marchio rinomato, consenta di trarre indebito vantaggio dalla sua notorietà; la medesima condotta integra concorrenza sleale confusoria e per appropriazione di pregi ai sensi dell’art. 2598, nn. 1 e 2, c.c. La buona fede dell’autore della violazione rileva soltanto ai fini risarcitori.

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Offerta in vendita online di prodotti con segno simile al marchio rinomato e misure cautelari
La sola offerta in vendita su siti Internet o piattaforme di commercio elettronico di prodotti contraddistinti da un segno simile...

La sola offerta in vendita su siti Internet o piattaforme di commercio elettronico di prodotti contraddistinti da un segno simile al marchio altrui, con indicazione delle tipologie, dei prezzi e delle modalità di vendita, integra la contraffazione indipendentemente dall’effettiva disponibilità della merce, dalla limitatezza delle vendite e dallo stato soggettivo dell’autore, e consente l’adozione di inibitoria e sequestro; quando il marchio sia rinomato e i prodotti siano identici [prodotti tessili per la casa offerti con un segno che differisce dal marchio per una sola sillaba], l’uso del segno simile integra la violazione dell’art. 20, comma 1, lett. c), c.p.i., perché mira a trarre indebito vantaggio dalla notorietà del marchio, mentre il bacino potenzialmente esteso delle vendite online rende difficile la stima del danno e giustifica il sequestro.

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Prova del preuso del marchio di fatto, convalidazione e coesistenza tra segni nella tutela cautelare
Il preuso del marchio di fatto opponibile al titolare del marchio registrato posteriormente richiede la prova che, al momento della...

Il preuso del marchio di fatto opponibile al titolare del marchio registrato posteriormente richiede la prova che, al momento della registrazione altrui, il segno avesse acquistato una notorietà generale, per diffusione su un ambito geografico esteso con volumi di vendita significativi; non la forniscono poche fatture non riferibili con certezza ai prodotti contraddistinti dal segno [emesse da un’impresa che commercializza anche prodotti con altri marchi] e alcune pubblicazioni sui social network, compatibili con un’attività meramente preparatoria, e che non provano neppure un uso effettivo e continuato rilevante ai fini del preuso locale.

Ai fini della convalidazione prevista dall’art. 28 c.p.i., il quinquennio di uso del marchio posteriore tollerato dal titolare del marchio anteriore decorre dalla registrazione del primo e richiede la prova della conoscenza dell’uso da parte del titolare, che non può desumersi dalla sola circostanza che le imprese si servano dello stesso fornitore; né, in difetto di una coesistenza dei segni protratta per un periodo rilevante, opera la preclusione per coesistenza elaborata dalla giurisprudenza dell’Unione.

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Avvio di un nuovo ramo di attività senza adeguati assetti e ispezione ex art. 2409 c.c.
Nel procedimento previsto dall’art. 2409 c.c., la scelta dell’amministratore di avviare un nuovo ramo di attività [il settore sanitario privato...

Nel procedimento previsto dall’art. 2409 c.c., la scelta dell’amministratore di avviare un nuovo ramo di attività [il settore sanitario privato accanto a quello in convenzione con il servizio pubblico] non è sindacabile nel merito, ma l’avvio di tale attività in assenza di un piano industriale o finanziario, con utilizzo promiscuo di personale e risorse e senza una contabilità separata che consenta di distinguere costi e ricavi dei diversi rami, fonda il sospetto di inadeguatezza degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili richiesti dall’art. 2086, comma 2, c.c., perché rende non informate le scelte gestorie ed espone l’attività principale al rischio di indebitamento. Tale sospetto, unito alla reiterata irregolarità nell’approvazione dei bilanci e ad anomalie contabili idonee ad alterare il risultato d’esercizio, giustifica l’ispezione giudiziale dell’amministrazione.

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Approvazione tardiva e irregolare dei bilanci in pendenza del procedimento ex art. 2409 c.c. e ispezione giudiziale
Nel procedimento previsto dall’art. 2409 c.c. promosso dal socio di minoranza di s.r.l., l’approvazione dei bilanci arretrati intervenuta soltanto dopo...

Nel procedimento previsto dall’art. 2409 c.c. promosso dal socio di minoranza di s.r.l., l’approvazione dei bilanci arretrati intervenuta soltanto dopo la proposizione del ricorso non elimina l’attualità dell’irregolarità denunciata quando le relative delibere siano state adottate in violazione delle norme statutarie sulla convocazione [inviata a un indirizzo PEC non più operativo e poi rinnovata senza rispettare il termine statutario di preavviso], perché in tal modo l’organo amministrativo continua a impedire al socio la partecipazione consapevole all’assemblea. Tale irregolarità, unita all’inadempimento parziale delle richieste di controllo del socio ai sensi dell’art. 2476, comma 2, c.c. e a operazioni con parti correlate dai contorni non trasparenti [la vendita di immobili sociali a una società amministrata da un familiare dell’amministratore], giustifica la disposizione dell’ispezione giudiziale, estesa alla verifica dell’adeguatezza degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili ai sensi dell’art. 2086, comma 2, c.c.

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Conoscenza risalente dell’uso del segno contraffattorio e insussistenza del periculum nella tutela cautelare del marchio
Il periculum in mora che giustifica l’inibitoria cautelare della contraffazione di marchio, strumentale al giudizio di nullità del marchio registrato...

Il periculum in mora che giustifica l’inibitoria cautelare della contraffazione di marchio, strumentale al giudizio di nullità del marchio registrato dal concorrente, presuppone la recente conoscenza dell’uso del segno asseritamente contraffattorio; qualora il titolare ne abbia avuto conoscenza da lungo tempo [avendo diffidato l’uso del segno anni prima e poi tollerato la presenza sul mercato dei locali che lo adottavano], l’urgenza di provvedere risulta esclusa dalla sostanziale tolleranza, e la domanda cautelare va rigettata senza necessità di esaminare il fumus boni iuris. Il periculum non è infatti in re ipsa nella condotta contraffattoria e non può fondarsi sul generico richiamo a un danno economico risarcibile derivante da condotte in atto da tempo.

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Contestazione dell’efficacia del recesso e inammissibilità della nomina dell’esperto ex art. 2473 c.c.
Il procedimento di volontaria giurisdizione per la nomina dell’esperto ex art. 2473, comma 3, c.c. (e, per la s.p.a., ex...

Il procedimento di volontaria giurisdizione per la nomina dell’esperto ex art. 2473, comma 3, c.c. (e, per la s.p.a., ex art. 2437-ter, ultimo comma, c.c.) è finalizzato a dirimere in via esclusiva il disaccordo sul valore della partecipazione e non può essere esteso alla soluzione di altre questioni controverse, neppure mediante una valutazione incidentale priva di efficacia di giudicato, perché la lettera della legge, il contenuto tecnico dell’incarico affidato all’esperto e le forme semplificate del procedimento lo circoscrivono alla quantificazione del credito del socio. Ne consegue che la contestazione dell’efficacia del recesso [fondata sulla successiva revoca della delibera di trasformazione che lo legittimava] rende inammissibile la nomina dell’esperto, salvo che sia sollevata in mala fede al solo fine di impedirla, e la questione va decisa nel giudizio contenzioso, nel quale il socio potrà chiedere anche la stima della propria quota.

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Omesso deposito delle scritture e del bilancio di liquidazione e sequestro conservativo contro il liquidatore
Nell’azione di responsabilità promossa dal curatore della liquidazione giudiziale contro chi sia stato amministratore e poi liquidatore della società, l’omesso...

Nell’azione di responsabilità promossa dal curatore della liquidazione giudiziale contro chi sia stato amministratore e poi liquidatore della società, l’omesso deposito delle scritture contabili ex art. 49, comma 3, lett. c), CCII non è di per sé fonte di un danno risarcibile in assenza di ulteriori allegazioni. Esso assume tuttavia rilievo quando, unito all’omesso deposito del bilancio finale di liquidazione ex art. 2492 c.c. [e alla cancellazione della società dal registro delle imprese a ridosso dell’insolvenza], impedisca di ricostruire la sorte delle poste attive risultanti dall’ultimo bilancio approvato, perché rende verosimile, ai fini del sequestro conservativo, la loro distrazione nei limiti del patrimonio netto esposto in quel bilancio. La medesima condotta, unita all’esiguità del patrimonio personale del convenuto, integra il pericolo di perdita della garanzia patrimoniale.

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Legittimazione ad agire ex art. 2409 c.c., status di socio e condizione dell’azione
A seguito della riforma del diritto societario del 2003, che ha accentuato la “privatizzazione” dell’istituto dell’art. 2409 c.c., riducendo i...

A seguito della riforma del diritto societario del 2003, che ha accentuato la "privatizzazione" dell'istituto dell'art. 2409 c.c., riducendo i profili pubblicistici e il potere di iniziativa del Pubblico Ministero per le società "chiuse", deve affermarsi che la denuncia al Tribunale ai sensi dell’art. 2409 c.c. non è finalizzata alla tutela di interessi pubblicistici, sicché lo status di socio (implicante il potere di esercitare i relativi diritti) e la titolarità di una certa aliquota del capitale sociale non costituiscono presupposti processuali condizionanti solo la regolare instaurazione del procedimento, bensì condizioni dell’azione che, in quanto tali, devono permanere fino alla decisione del Giudice adito, non bastando la loro semplice sussistenza al momento della proposizione della domanda. La perdita di tale status o della quota minima durante il processo comporta dunque la sopravvenuta improcedibilità o, più propriamente, l'inammissibilità della domanda.

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