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Impignorabilità e insequestrabilità (a fini conservativi) dell’azienda
Non può costituire oggetto di sequestro conservativo l’azienda, intesa come complesso di beni organizzati per l’esercizio dell’attività di impresa ex...

Non può costituire oggetto di sequestro conservativo l’azienda, intesa come complesso di beni organizzati per l’esercizio dell’attività di impresa ex art. 2555 c.c., atteso che: da un lato, all’art. 671 c.p.c. manca una previsione analoga a quella contenuta nell’art. 670 c.p.c. in cui la sequestrabilità del bene azienda è espressamente riconosciuta; dall’altro lato, possono essere assoggettati a sequestro conservativo solo i beni che possono essere sottoposti a pignoramento (data la correlazione fra i due strumenti), per cui l’impossibilità di sottoporre a pignoramento l’azienda determina la conseguente inammissibilità del sequestro conservativo della stessa, fermo restando che oggetto di tale misura potranno essere i singoli beni e diritti che la costituiscono

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Linee guida per i procedimenti di Volontaria Giurisdizione – Trib. Milano Sez. Specializzata in materia di Imprese B
In allegato il documento Linee guida per i procedimenti di volontaria giurisdizione in materia societaria

In allegato il documento Linee guida per i procedimenti di volontaria giurisdizione in materia societaria

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La tutela dell’immagine e del nome/pseudonimo nel contratto di testimonial
La manipolazione delle foto di una persona mediante il taglio del volto e l’eliminazione di quelle caratteristiche impresse permanentemente sul...

La manipolazione delle foto di una persona mediante il taglio del volto e l’eliminazione di quelle caratteristiche impresse permanentemente sul corpo (i tatuaggi) con l’intento, evidentemente, di conferire allo stesso nonché alla sua immagine un’identità specifica ed unica, costituiscono un atto gravemente abusivo dell’immagine della “persona”, in quanto hanno l’effetto di mercificarla, trattandola “alla stregua di un manichino”.

Viola le norme a tutela del nome/pseudonimo (artt. 6, 7 e 9 c.c. ed art. 8, comma 3 c.p.i.) la casa di moda che continui ad utilizzare come marchio per una linea di prodotti uno pseudonimo riconducibile a persona nota dopo la scadenza del contratto di testimonial stipulato con quest’ultima.

Una volta scaduto il contratto di testimonial che autorizzava l’utilizzo dell’immagine di una persona nota da parte di una casa di moda, quest’ultima deve rimuovere dalla propria pagina Facebook i post pubblicati durante la vigenza del contratto e raffiguranti l’immagine della testimonial. In particolar modo quando il contratto preveda l’impegno a terminare qualsiasi utilizzazione dell’immagine della testimonial successivamente alla sua scadenza.

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I requisiti della tutela del format televisivo come opera dell’ingegno
La tutela del format quale opera dell’ingegno trova il suo presupposto e il suo limite nel livello di elaborazione dell’idea,...

La tutela del format quale opera dell’ingegno trova il suo presupposto e il suo limite nel livello di elaborazione dell’idea, per come la stessa è stata espressa in forma scritta, e nella possibilità di attuare detta idea in una diversa forma espressiva (e segnatamente quella audiovisiva) secondo il “canovaccio” costituito proprio dal format.

In termini pratici, il format potrà dirsi tutelabile solo laddove individui con sufficiente precisione i contenuti delle relative opere derivate, e potrà dirsi attuato (o plagiato) solo laddove i suoi contenuti, riconducibili a titolo, struttura narrativa di base, apparato scenico e personaggi fissi, siano incorporati nell’opera audiovisiva che ne è derivata, a condizione che detti contenuti posseggano il carattere creativo richiesto dall’art. 1 della L. 22 aprile 1941, n. 633.

Per stabilire se il format di un programma televisivo integri gli estremi dell’opera dell’ingegno protetta dal diritto d’autore, pur dovendosi prescindere da un’assoluta novità e originalità di esso nell’ambito di un concetto giuridico di creatività comunque soggettivo, è possibile – in assenza di una definizione normativa – aver riguardo alla nozione risultante dal bollettino ufficiale della SIAE n. 66 del 1994, secondo cui l’opera deve presentare, come elementi qualificanti, articolazioni sequenziali e tematiche, costituite da un titolo, un canovaccio o struttura narrativa di base, un apparato scenico e personaggi fissi, così realizzando una struttura esplicativa ripetibile del programma.

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Usufrutto su quote, abusi dell’usufruttuario e tutela cautelare ex art. 700 c.p.c.. Diritto di revoca dell’amministratore
L’anticipazione dell’accertamento della cessazione del diritto di usufrutto su quote, con conseguente rispristino di tutto lo spettro dei diritti dominicali...

L'anticipazione dell'accertamento della cessazione del diritto di usufrutto su quote, con conseguente rispristino di tutto lo spettro dei diritti dominicali in capo al ricorrente, nudo proprietario delle stesse quote, non è possibile oggetto di provvedimento ex art. 700 c.p.c., vertendosi in sostanza in una situazione nella quale viene ad essere controversa la posizione dominicale - e possessoria - relativa alle quote in discussione e, dunque, il rimedio apprestato dall'ordinamento è quello del sequestro giudiziario ex art. 670 c.p.c., comportante la nomina di custode delle quote, abilitato ex artt. 2352 e 2471 bis cc all’esercizio del diritto di voto e, come tale, in grado di indirizzare - in particolare, ove lo ritenga necessario, attraverso la nomina di nuovo amministratore - la gestione sociale nell’interesse dell’ente e, quindi, anche nell’interesse del nudo proprietario che lamenti abusi dell’usufruttuario.

Secondo un condivisibile orientamento, tra i "diritti amministrativi" spettanti all'usufruttuario deve essere ricompresa la facoltà per il socio di srl di chiedere giudizialmente la revoca dell’amministratore di srl, trattandosi di facoltà incidente sull’organizzazione endo-societaria così come il diritto di voto, diritto quest’ultimo pacificamente definibile come "amministrativo".

 

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Patti parasociali senza termine di durata: inapplicabilità del termine previsto in un contratto coevo
La mancanza di una espressa previsione di durata nel testo di patti parasociali non è superabile dal riferimento per relationem...

La mancanza di una espressa previsione di durata nel testo di patti parasociali non è superabile dal riferimento per relationem al termine di durata di un coevo contratto di concessione in esclusiva di vendita, di per sé del tutto distinto dall'accordo parasociale quanto ad oggetto e a stipulanti e non contenente alcun richiamo alle separate pattuizioni parasociali, a loro volta prive di richiami al contratto, e in assenza di elementi testuali che depongano nel senso di una comune volontà degli stipulanti i patti parasociali di determinare per tali patti una durata analoga a quella prevista solo per il contratto di concessione in esclusiva di vendita, al più potendo la stipulazione del contratto di concessione rappresentare un presupposto ovvero un motivo della stipulazione dei patti parasociali senza che, da tale circostanza, possano dedursi in via univoca elementi per una interpretazione "additiva".

La previsione secondo la quale determinate decisioni del consiglio di amministrazione "devono essere prese con il voto unanime di tutti i consiglieri negli esercizi 2015, 2016 e 2017" non può essere letta quale previsione di durata "minima" al 31.12.2017 dell’intero accordo, essendo limitata alla precisazione che l’impegno dei soci a far sì che le decisioni del consiglio di amministrazione in determinate materie siano adottate all’unanimità si riferisce ai soli esercizi fino al 2017 e dovendo, quindi, concludersi che l’accordo in discussione non prevede termini di durata dell’impegno complessivo dei soci ma si limita a riferire a singoli esercizi determinate obbligazioni dei soci.

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Gli oneri dell’acquirente di un contratto preliminare di cessione di azienda
Nel caso di cessione di azienda è onere della parte acquirente verificare, al momento della stipula del contratto preliminare, il...

Nel caso di cessione di azienda è onere della parte acquirente verificare, al momento della stipula del contratto preliminare, il tenore dell'autorizzazione a svolgere una determinata attività commerciale.

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Impugnazione di delibere assembleari in tema di bilancio, nomina amministratori e aumento di capitale. Abuso di maggioranza.
Il termine di impugnazione della delibera di nomina degli amministratori decorre dalla data di assunzione della delibera stessa, e non...

Il termine di impugnazione della delibera di nomina degli amministratori decorre dalla data di assunzione della delibera stessa, e non dal momento in cui gli amministratori nominati depositano l’accettazione della propria nomina nel registro delle imprese ai sensi dell’art. 2383 c.c.

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Diritto al compenso del sindaco
Il pagamento del compenso spettante ai componenti degli organi sociali costituisce un debito di cui si deve fare carico la...

Il pagamento del compenso spettante ai componenti degli organi sociali costituisce un debito di cui si deve fare carico la società, mentre nulla può essere preteso dal socio, se non per l’ipotesi di cessazione della società, e comunque nei limiti di quanto riscosso dai soci in base al bilancio finale di liquidazione

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Patto di non concorrenza
Le condotte di ‘contatto o sviamento’ di clienti richiedono un’attività concorrenziale e quindi imprenditoriale in proprio con acquisizione della clientela...

Le condotte di ‘contatto o sviamento’ di clienti richiedono un’attività concorrenziale e quindi imprenditoriale in proprio con acquisizione della clientela e, pertanto, non possono essere integrate nello svolgimento di attività di lavoratore dipendente.

L'impegno a non sviare la clientela altrui non è nullo quando il suo oggetto è chiaro e determinato e la sua durata risulta circoscritta, anche per relationem.

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Carenza di legittimazione attiva dei creditori sociali a chiedere la nomina del liquidatore ex art. 2275 c.c.
Non può configurarsi la legittimazione attiva dei creditori sociali a richiedere ex art. 2275 c.c. la nomina del liquidatore sociale...

Non può configurarsi la legittimazione attiva dei creditori sociali a richiedere ex art. 2275 c.c. la nomina del liquidatore sociale della società di persone debitrice, atteso che, da un lato, la norma richiamata attribuisce tale legittimazione ai soli soci (al cui mancato unanime consenso la nomina da parte del Presidente del Tribunale deve supplire), nonché, d'altro lato, non sussiste alcun interesse specifico del creditore alla nomina del liquidatore (ben potendo le esigenze di notifica di atti relativi a procedure esecutive essere assicurate dalla nomina di un curatore speciale ex art. 78 c.p.c.).

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