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Contratto di licenza di diritti di trasmissione di serie televisive e clausola run of series
In un contratto di licenza di diritti di trasmissione di serie televisive, l’eccezione di invalidità per contrarietà all’art. 120 l.d.a....

In un contratto di licenza di diritti di trasmissione di serie televisive, l’eccezione di invalidità per contrarietà all’art. 120 l.d.a. di una clausola life of series o run of series, in virtù della quale il licenziatario di diritti di trasmissione di serie televisive assume l’obbligo di acquistare tutte le serie prodotte nelle stagioni successive alla prima, è palesemente infondata se a formularla non è l’autore dell’opera oggetto del contratto, bensì il mero acquirente della stessa.

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Domanda di contraffazione di brevetto
In tema di nullità dell’atto di citazione per la pretesa mancata individuazione del titolo in base al quale è stata...

In tema di nullità dell'atto di citazione per la pretesa mancata individuazione del titolo in base al quale è stata chiesta la contraffazione di brevetto, la natura autodeterminata del diritto di cui è chiesta la tutela esclude la necessità di specificazioni con riguardo alla causa petendi al fine di comprendere la pretesa azionata.

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Svilimento e annacquamento del marchio
Lo svilimento e l’annacquamento del marchio rileveano anche sotto il profilo della correttezza professionale ex art. 2598, comma 3,c.c.. In...

Lo svilimento e l’annacquamento del marchio rileveano anche sotto il profilo della correttezza professionale ex art. 2598, comma 3,c.c.. In particolare, il mancato impiego del marchio nelle comunicazioni pubblicitarie provoca ad esso un pregiudizio che attiene non alla sua funzione distintiva, ma a quella promozionale e pubblicitaria (connessa agli investimenti sullo stesso profusi) ed alla reputazione di cui esso gode presso il pubblico.

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Concorrenza sleale dell’ex collaboratore mediante contraffazione di marchio e storno illecito di clientela
L’ipotesi di cui all’art. 20 lett. a) CPI di uso di segno identico al marchio per un servizio identico a...

L'ipotesi di cui all'art. 20 lett. a) CPI di uso di segno identico al marchio per un servizio identico a quello per cui è stato registrato garantisce al titolare una tutela assoluta a prescindere dal rischio di confusione.

Per il principio di unitarietà dei segni distintivi di cui all'art. 22 CPI, il divieto di utilizzazione di un segno in contraffazione si estende anche all'uso come denominazione sociale, essendo evidente il rischio di confusione per il pubblico.

In relazione al marchio "vinodivino", la crasi tra "vino" e "divino" mantiene una sua qualche originalità che consente al termine in questione di acquisire una sufficiente distintività ai fini della sua registrazione [MASSIMA DI SPECIE].

Le informazioni in relazione a nome, fatturato ed esigenze (anche di modalità di contatto) della clientela, anche se non abbiano tutte le caratteristiche di cui agli artt. 98 e 99 CPI, rappresentano un importante patrimonio aziendale, la cui apprensione attribuisce al collaboratore infedele, che attui la sottrazione, un vantaggio concorrenziale assolutamente indebito, consentendogli innanzitutto di risparmiare gli enormi costi di acquisizione.

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Imitazione di prodotti non oggetto di privative industriali e concorrenza sleale parassitaria.
La creatività deve ritenersi tutelata nel nostro ordinamento solo per un tempo determinato, fino a quando cioè può considerarsi originale....

La creatività deve ritenersi tutelata nel nostro ordinamento solo per un tempo determinato, fino a quando cioè può considerarsi originale. Quando l’originalità può considerarsi esaurita, ovvero quando quel determinato modo di produrre e/o commercializzare sia divenuto ormai patrimonio comune di conoscenze e di esperienze di tutti quanti operano nel settore, imitare quell’attività che, originale al suo nascere e formarsi, si è poi generalizzata e spersonalizzata, non costituisce più un atto contrario alla correttezza professionale ed idoneo a danneggiare l’altrui azienda. L’imitazione può cioè considerarsi illecita soltanto se effettuata a breve distanza di tempo da ogni singola iniziativa del concorrente e nella concorrenza parassitaria diacronica per “breve” deve intendersi quell’arco di tempo per tutta la durata del quale l’ideatore della nuova iniziativa ha ragione di attendersi particolari utilità (di incassi, di pubblicità, di avviamento) dal lancio della novità, ovvero fino a quando essa è considerata tale dal pubblico dei clienti e si impone, quindi, alla loro attenzione nella scelta del prodotto.

Appare del tutto connaturato ad una normale logica di mercato e di corretta concorrenza che – in assenza di specifiche privative e di sottrazione di formulazioni che potrebbero in astratto costituire know how tutelabile – sia consentito ad imprese concorrente di sviluppare autonome formulazioni di prodotti tese a riprodurre i medesimi effetti estetici già propri di prodotti della concorrenza, rispetto ai quali non pare potersi riservare alcuna esclusività.

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Accordo di coesistenza tra marchi, obblighi di buona fede e risoluzione per inadempimento
Nel contratto di coesistenza tra segni distintivi il cui equilibrio si fondi su accorgimenti di differenziazione minimi [aggiunta di lettere...

Nel contratto di coesistenza tra segni distintivi il cui equilibrio si fondi su accorgimenti di differenziazione minimi [aggiunta di lettere al nome comune, identità di caratteri e colore], le parti sono tenute a uniformare i propri comportamenti a un livello molto elevato di correttezza, tale da evitare che anche in via indiretta si possano generare o anche solo avallare fraintendimenti ed equivoci. Viola il principio di buona fede nell’esecuzione del contratto la parte che, a fronte di un uso del segno da parte di terzi [rivenditori, catene distributive, organi di stampa] reiteratamente difforme dalle pattuizioni, trascuri consapevolmente ogni forma di effettiva prevenzione del rischio di confusione e rimetta all’altra parte ogni attività di controllo e vigilanza.

La violazione sistematica, continuata e duratura del canone di lealtà nell’esecuzione di un accordo transattivo che regola la coesistenza tra segni distintivi costituisce inadempimento contrattuale di indubbia rilevanza e oggettiva gravità, idoneo a giustificare la risoluzione del contratto ai sensi degli artt. 1453 e 1455 c.c., anche quando analoghe infrazioni, isolatamente considerate in un precedente giudizio, non siano state ritenute di gravità sufficiente.

Trattandosi di contratto a esecuzione continuata, l’efficacia della pronuncia di risoluzione dell’accordo di coesistenza retroagisce, ai sensi dell’art. 1458 c.c., al momento della litispendenza, con conseguente cessazione degli effetti del contratto alla data di notificazione dell’atto di citazione.

Costituisce contraffazione ai sensi dell’art. 20, comma 1, lettera a) e comma 2, c.p.i. la predisposizione e la presentazione di un catalogo di prodotti contraddistinti da un segno pressoché identico al marchio registrato altrui per la medesima classe di prodotti, anche quando non sia seguita la commercializzazione dei prodotti.

Quando la domanda di accertamento di un illecito concorrenziale riproduce contestazioni già decise con sentenza passata in giudicato tra i danti causa delle parti e riguarda una condotta proseguita con le stesse modalità, la riconsiderazione del relativo tema fattuale è preclusa dall’autorità di cosa giudicata. Le domande che, pur in parziale identità di petitum, si fondano su circostanze di fatto diverse e cronologicamente successive presentano invece una causa petendi nuova e sono ammissibili.

Non costituisce atto di concorrenza sleale l’impiego di una particolare forma di confezionamento dei prodotti [contenitore a cappelliera per panettoni] qualora non sia provata l’originalità e la capacità distintiva di tale confezionamento e risulti anzi un suo uso diffuso nel settore.

La buona fede nell’esecuzione del contratto si sostanzia in un generale obbligo di solidarietà che impone a ciascuna delle parti di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra, a prescindere tanto da specifici obblighi contrattuali, quanto dal dovere extracontrattuale del neminem laedere, trovando tale impegno solidaristico il suo limite unicamente nell’interesse proprio del soggetto, tenuto pertanto al compimento di tutti gli atti giuridici e materiali che si rendano necessari alla salvaguardia dell’interesse della controparte, nella misura in cui essi non comportino un apprezzabile sacrificio a suo carico.

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Diritti connessi sulla fotografie e violazione di diritti morali del fotografo
Il “carattere creativo” delle opere fotografiche richiede necessariamente un’attività intellettuale preminente rispetto alla mera abilità tecnica di un fotografo, che...

Il "carattere creativo" delle opere fotografiche richiede necessariamente un'attività intellettuale preminente rispetto alla mera abilità tecnica di un fotografo, che si ravvisa quando la modalità di riproduzione del fotografo trasmette un messaggio ulteriore e diverso rispetto alla rappresentazione oggettiva cristallizzata, rendendo cioè una soggettiva interpretazione idonea a distinguere un'opera tra altre analoghe aventi il medesimo oggetto, ovvero esprime in modo assolutamente caratteristico ed individualizzante la persona dell'autore, dovendo invece il relativo giudizio prescindere dall'oggetto o dal soggetto riprodotto.

Anche a voler riconoscere anche all’autore della fotografia semplice un diritto morale c.d. connesso (o quantomeno un diritto di paternità) in base al principio generale per cui ogni individuo ha diritto alla paternità delle proprie azioni, o, comunque sulla base di un'analisi sistematica degli artt. 87 e ss. L.A., la menzione dell’autore deve essere fatta conformemente alle “forme di uso” (cui fa riferimento l'art. 8, comma 1, L.A.) ovvero alla modalità divenuta di uso comune poiché convenzionalmente adottata in un determinato settore di riferimento; il che implica anche che - conformemente ad alcune forme d’uso - l’autore possa non essere affatto indicato, senza che ciò violi il suo diritto morale.

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Abuso di posizione dominante nella subconcessione di locali aeroportuali
In riferimento ad un giudizio instaurato, ai sensi dell’art. 33, comma 2, L. 287/90, per il risarcimento dei danni derivanti...

In riferimento ad un giudizio instaurato, ai sensi dell'art. 33, comma 2, L. 287/90, per il risarcimento dei danni derivanti da intese restrittive della libertà di concorrenza, pratiche concordate o abuso di posizione dominante - la delibera assunta dall'AGCM nonché le decisioni dei giudici amministrativi che eventualmente abbiano confermato o riformato quelle decisioni, costituiscono, in relazione all’autorevolezza dell’organo da cui promanano ed agli strumenti e modalità di indagine poste in atto dalla medesima Autorità, una prova particolarmente qualificata (“prova privilegiata”), che comunque deve intendersi limitata all’accertamento della posizione rivestita sul mercato dalla società indagata, alla qualifica di tale posizione come dominante, alla sussistenza del comportamento accertato e alla sua qualificazione come abuso della posizione dominante, senza dunque estendersi altresì anche all’accertamento di tutti gli ulteriori elementi necessari alla liquidazione del risarcimento dei danni a favore delle vittime.

In tema di giudizi antitrust l'esordio della prescrizione non può essere collegato ne' al momento in cui l'accertamento dell'esistenza di illeciti anticoncorrenziali ha assunto la sua definitività in sede giudiziaria amministrativa, ne' nel momento in cui fu cagionato il danno. Va invece dato rilievo al momento in cui il soggetto danneggiato abbia avuto completa conoscenza del danno e della sua ingiustizia (con il corredo di tutte le circostanze e modalità del fatto), e cioè nel momento in cui si deve ritenere che egli è stato adeguatamente e ragionevolmente informato circa l’illiceità del fatto che ha cagionato il danno. Sicchè va valutato caso per caso, in relazione al grado di competenza e di effettiva conoscibilità proprio del soggetto danneggiato, in quale momento esso abbia avuto sufficiente ed adeguata informazione quanto alla sussistenza dell’illecito lamentato in tema di tutela della concorrenza.

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Procedimento cautelare in materia di disegni e modelli
Un modello presenta un carattere individuale se l’impressione generale che suscita nell’utilizzatore informato differisce in modo significativo dall’impressione generale suscitato...

Un modello presenta un carattere individuale se l’impressione generale che suscita nell’utilizzatore informato differisce in modo significativo dall’impressione generale suscitato da qualsiasi modello anteriore, tenendo in considerazione il margine di libertà dell’autore nel realizzare il modello.

L’anticipazione delle caratteristiche rilevanti di un modello, e specificamente quelle indicate dal titolare del modello come individuali esclude, quantomeno con riguardo a tali decisivi profili, che l’impressione generata dal modello differisca significativamente da quello precedentemente divulgato al pubblico.

Devono rigettarsi le domande cautelari per mancanza di fumus boni iuris relative all contraffazione di un modello quando vi sia l’anticipazione delle più significative caratteristiche di tale modello, comuni al bene realizzato dal presunto contraffattore e della non totale sovrapponibilità di tale modello rispetto al modello del presunto contraffattore.

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Contraffazione di marchio mediante uso del patronimico abbinato al prenome in funzione distintiva
Integra contraffazione ai sensi dell’art. 20, co. 1, lett. b), c.p.i. l’uso, per prodotti identici, di un marchio composto dal...

Integra contraffazione ai sensi dell’art. 20, co. 1, lett. b), c.p.i. l’uso, per prodotti identici, di un marchio composto dal prenome e dal patronimico [il cui uso con funzione distintiva è riservato al titolare dei marchi anteriori] quando al cognome sia dato evidente risalto e la sua funzione distintiva resti inequivoca per il collegamento inscindibile con il prenome, collocato in modo da ottenere la lettura consecutiva dell’intera dicitura. Ne deriva il pericolo di confusione tra i prodotti e di associazione tra i segni, perché il consumatore rischia di abbinare il cognome a un’unica filiera produttiva o distributiva.

La disciplina relativa all’uso del patronimico nel marchio è diversa da quella dettata dall’art. 2564 c.c. per la ditta, poiché i due istituti sono disciplinati su principi e presupposti diversi. L’abbandono del patronimico in funzione distintiva come marchio è compatibile con il suo mantenimento nella ragione sociale della società di persone, nel rispetto dell’art. 2292 c.c.

Va dichiarata la cessazione della materia del contendere sulla domanda di nullità di un marchio registrato quando il titolare documenti di non avere presentato la domanda di rinnovo della registrazione, sicché la privativa ha cessato di produrre ogni effetto dalla scadenza del termine decennale di validità, perché non residua alcun interesse giuridicamente apprezzabile alla rimozione ex tunc della privativa. Resta invece attuale l’interesse all’accertamento della contraffazione commessa con l’uso del medesimo segno.

Quando vi sia la prova di una residua diffusione del segno contraffattorio, soprattutto a livello locale e presso una platea potenzialmente ampia di consumatori finali, il pregiudizio sofferto dal titolare del marchio contraffatto è legato soprattutto alla diluizione del marchio registrato, dovuta a una parziale attenuazione della sua univoca capacità distintiva presso il pubblico.

La retroversione integrale degli utili del contraffattore non è applicabile quando la contraffazione presenti peculiarità tali da escludere che il guadagno sia interamente imputabile all’uso del segno [assenza di replica pedissequa del marchio altrui, consolidata tradizione familiare e pregressa diffusione locale dei prodotti del contraffattore]. Il danno è allora liquidato in via equitativa ai sensi degli artt. 125, co. 1, c.p.i. e 1226 c.c., tenendo conto anche dell’elemento soggettivo: la situazione di incertezza generata da precedenti pronunce di merito favorevoli all’uso del segno mitiga la responsabilità risarcitoria del contraffattore, senza escluderla, perché nel dubbio questi avrebbe potuto sospendere l’uso del segno.

La pubblicazione della sentenza ex art. 126 c.p.i. va eseguita sui mezzi di informazione diffusi nelle località in cui si trova verosimilmente la parte più significativa dei consumatori interessati. L’ordine di ritiro dal commercio è superfluo quando i prodotti contraddistinti dal segno contraffattorio siano deperibili e il contraffattore abbia da tempo abbandonato l’uso del segno, sicché è logico supporre che non vi siano più scorte presso i canali distributivi.

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Diritti di utilizzazione economica di un’opera su commissione in ambito cinematografico
L’esercizio dei diritti di utilizzazione economica dell’opera spetta a chi ha organizzato la produzione dell’opera, presupponendo l’art. 45 L.A. che...

L’esercizio dei diritti di utilizzazione economica dell’opera spetta a chi ha organizzato la produzione dell’opera, presupponendo l’art. 45 L.A. che i rapporti tra il produttore e gli autori dei contributi siano regolati da contratti d’opera che giustificano l’attribuzione al produttore a titolo derivativo del diritto di sfruttamento economico dell’opera cinematografica. La regola stabilita dalla citata norma per le opere cinematografiche esprime un principio generale, applicabile quando gli autori creano un’opera dell’ingegno su incarico e risulti la volontà d’attribuire al committente, oltre alla proprietà del supporto materiale, una o più facoltà rientranti nel diritto patrimoniale d’autore.

Nei casi in cui sia provata l’esistenza di un contratto d’opera, la misura e le dimensioni dell’acquisto dipendono dall’oggetto e dalla finalità del contratto. Il committente acquista le facoltà patrimoniali rientranti nei limiti dell’oggetto e delle finalità del contratto. L’autore dell’opera, infatti, resta titolare delle facoltà ricomprese nel diritto patrimoniale diverse da quelle cedute al committente. Pertanto, deve verificarsi in concreto, e di volta in volta, quali diritti di utilizzazione siano stati trasferiti e se le parti abbiano inteso pattuire delle limitazioni all’esercizio dei diritti di utilizzazione economica delle opere commissionate.

In mancanza d’indicazioni espresse sui limiti dei diritti ceduti dal committente di opera protetta del diritto d'autore, si applicano i criteri ermeneutici d’interpretazione del contratto.

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