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Patto di garanzia e manleva dell’amministratore di s.r.l.
L’accordo di manleva stipulato tra una s.r.l. e il suo amministratore unico, obbligatosi a tenere indenne la prima per “ogni...

L'accordo di manleva stipulato tra una s.r.l. e il suo amministratore unico, obbligatosi a tenere indenne la prima per "ogni passività, sopravvenienza passiva, minusvalenza e insussistenza di attivo, perdita, onere, costo (anche di difesa) di qualsiasi tipo, natura e ammontare" verificatisi fino alla cessazione del mandato, deve ritenersi valido ed efficace, considerata l'esatta determinazione del contenuto ad opera delle parti e la meritevolezza dell'interesse perseguito ex art. 1322 c.c..

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Preliminare di vendita: risoluzione per inadempimento e prova del danno
Va disposta la risoluzione per inadempimento del contratto preliminare di trasferimento di azioni allorché il promissario acquirente sia rimasto inerte...

Va disposta la risoluzione per inadempimento del contratto preliminare di trasferimento di azioni allorché il promissario acquirente sia rimasto inerte rispetto alle attività di impulso e di istruttoria delle procedure urbanistiche dirette ad ottenere i provvedimenti amministrativi necessari, indicati quali condizioni di efficacia dell'accordo stesso di vendita (nel caso di specie, le azioni erano riferite ad una s.p.a. avente ad oggetto principale la gestione di un edificio di proprietà della stessa s.p.a.).

Al promittente venditore è dovuto il risarcimento del danno causatogli dall'inadempimento del promissario acquirente, ingiustificatamente sottrattosi alla stipulazione, anche se non dimostri di aver perduto, nelle more, possibilità concrete di vendere l'immobile compromesso, poiché la sostanziale incommerciabilità del bene, nella vigenza del preliminare fino alla proposizione della domanda di risoluzione, integra gli estremi del danno, la cui sussistenza è "in re ipsa" e, quindi, non necessita di prova. Ne deriva che la responsabilità del promissario acquirente per il mancato avveramento della condizione comporta l'accoglimento della relativa domanda risarcitoria del promittente venditore: il danno non necessita di ulteriore prova e va considerato in re ipsa, indipendentemente dalla dimostrazione di aver perduto, nella vigenza del compromesso, possibilità concrete di vendere l'immobile.

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ATI, fallimento della capogruppo mandataria ed esigibilità dei crediti non ancora adempiuti
L’art. 78 l. fall., secondo cui il fallimento del mandatario determina lo scioglimento del contratto di mandato, trova applicazione anche...

L'art. 78 l. fall., secondo cui il fallimento del mandatario determina lo scioglimento del contratto di mandato, trova applicazione anche con riferimento alle ipotesi di mandato in rem propriam e di associazione temporanea d'impresa (A.T.I.); sicché, fallita l'impresa mandataria, deve ritenersi che l'impresa mandante sia legittimata ad azionare i diritti di credito non ancora soddisfatti.

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Dipendente privo della qualità di imprenditore concorrente e infondatezza della domanda di concorrenza sleale
Il lavoratore dipendente privo della qualità di imprenditore concorrente non riveste la qualità necessaria per la fattispecie della concorrenza sleale,...

Il lavoratore dipendente privo della qualità di imprenditore concorrente non riveste la qualità necessaria per la fattispecie della concorrenza sleale, sicché la domanda di accertamento dell’illecito proposta nei suoi confronti è infondata nel merito. Il difetto di tale qualità attiene al fondamento della domanda e lascia ferma la legittimazione passiva del convenuto.

L’assunzione da parte di un’impresa del dipendente di un concorrente è lecita quando il lavoratore non è vincolato da alcun patto con il precedente datore di lavoro, perché in tal caso egli è libero di accettare la proposta dell’impresa concorrente.

Il passaggio all’impresa concorrente di un numero esiguo di lavoratori [soci di cooperativa di lavoro] privi di specializzazione, adibiti a mansioni meramente manuali e facilmente sostituibili, costituisce un fenomeno lecito e fisiologico, perché è inidoneo a svuotare l’impresa di provenienza di un metodo di lavoro o di un ambito operativo; in assenza di altri elementi esso non dimostra un animus nocendi, ossia la volontà del concorrente di perseguire un vantaggio competitivo a danno dell’altra impresa.

Corrisponde alla fisiologia di un mercato in regime di libera concorrenza che i clienti si rivolgano alle imprese che preferiscono, perché offrono il servizio meglio organizzato o a miglior prezzo; la sottrazione di clientela come atto di concorrenza sleale richiede quindi allegazioni specifiche e prova della condotta illecita, e non può desumersi dal solo passaggio dei clienti al concorrente.

Il calo di fatturato lamentato dall’impresa attrice è irrilevante ai fini risarcitori quando non risulta causalmente riconducibile a una condotta illecita del concorrente, perché in tal caso non è qualificabile come danno ingiusto.

Risponde ai sensi dell’art. 96 c.p.c. la parte che formula gravi addebiti di concorrenza sleale e chiede un ingente risarcimento senza fornire alcuna prova dei propri assunti; la somma dovuta può essere determinata in via equitativa in proporzione alle spese di lite liquidate.

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Requisiti oggettivi e soggettivi dello storno illecito di dipendenti
Il discrimen tra natura fisiologica e lecita dello storno del dipendente e condotta sleale va individuato nell’intensità lesiva del comportamento....

Il discrimen tra natura fisiologica e lecita dello storno del dipendente e condotta sleale va individuato nell'intensità lesiva del comportamento. Lo storno è illecito ove il concorrente sleale si appropri di risorse umane altrui con modalità che mettano potenzialmente a rischio la continuità aziendale dell'imprenditore nella sua capacità competitiva, ovvero provochino alterazioni oltre la soglia di quanto possa essere ragionevolmente previsto, non suscettibili di essere assorbite ed elise attraverso un'adeguata organizzazione dell'impresa ed aventi dunque un effetto shock sull'ordinaria attività di offerta di beni o di servizi.

A tali condotte sul piano oggettivo si aggiunge il requisito dell'animus nocendi, del quale è discussa la qualificazione quale requisito autonomo e imprescindibile dello storno illecito ovvero quale mero indice, al pari
degli altri, della condotta illecita.

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Controversia cautelare in materia di contratto di management
Una volta rilevato che il rapporto contrattuale non è più in vigore tra le parti, il giudice non può ordinare,...

Una volta rilevato che il rapporto contrattuale non è più in vigore tra le parti, il giudice non può ordinare, in via anticipatoria, effetti o condotte negoziali prive di un contenuto volitivo predeterminato dalle parti, pena la violazione del divieto sancito dall’art. 2908 c.c. di produrre effetti costitutivi, finanche definitivi e, per come richiesti dal reclamante, a tempo indeterminato, nei casi esulanti da strette previsioni legali.

La possibile violazione di obblighi contrattuali trova tutela in sede risarcitoria per equivalente pecuniario e non in sede di tutela specifica, tanto meno cautelare.

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Fotografie, opere dell’ingegno e diritto morale d’autore
Delle fotografie semplici, raffiguranti persone, elementi o fatti della vita naturale o sociale, in relazione alle quali non sia dimostrata...

Delle fotografie semplici, raffiguranti persone, elementi o fatti della vita naturale o sociale, in relazione alle quali non sia dimostrata la presenza di uno stile personale del fotografo né di elementi in base ai quali le stesse dovrebbero ritenersi creazioni artistiche, non rientrano tra le opere dell’ingegno di cui all’art. 2 n. 7 della legge sul diritto d’autore e sono pertanto soggette alla tutela prevista per i cosiddetti diritti connessi.

Il diritto morale a essere riconosciuto autore ex art. 20 l.d.a. risulta violato nel solo caso di disconoscimento della paternità, cioè nel solo caso in cui l’opera venga attribuita a soggetto diverso dall’autore e non anche nel caso di omessa menzione del nome dell’autore, circostanza questa che, di per sé, non mette in discussione la sua paternità.

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Segni descrittivi non proteggibili nel settore della moda: il marchio “Postina”
Il termine “Postina”, usato con finalità di indicare una categoria di borse ispirata alle borse che erano portate dai postini...

Il termine “Postina”, usato con finalità di indicare una categoria di borse ispirata alle borse che erano portate dai postini negli anni ‘50, non è distintivo e non è indicatore di origine del prodotto contrassegnato da tale segno, ma descrittivo di una categoria di prodotti (Massima di specie).

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Ripartizione delle funzioni tra sezioni ordinarie e specializzate ed eccezione di incompetenza
La ripartizione delle funzioni specializzate e le sezioni ordinarie del medesimo Tribunale non implica l’insorgenza di una questione di competenza,...

La ripartizione delle funzioni specializzate e le sezioni ordinarie del medesimo Tribunale non implica l’insorgenza di una questione di competenza, attenendo alla distribuzione degli affari all’interno del medesimo ufficio.

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Contratto di cessione di quote sociali e garanzie offerte dal cedente
In un contratto di cessione della totalità delle quote di una società, nel quale i venditori hanno rilasciato un ampio...

In un contratto di cessione della totalità delle quote di una società, nel quale i venditori hanno rilasciato un ampio spettro di garanzie a favore dell’acquirente volte ad assicurare la consistenza del patrimonio della società oggetto di cessione, in assenza di specifiche pattuizioni di garanzia il cessionario non può far valere “vizi” – ovvero passività, minusvalenze o, comunque, difformità di valore - del patrimonio sociale rappresentato dalle quote, stante il fatto che oggetto del contratto non è il patrimonio della società o i cespiti che lo compongono bensì le quote di partecipazione al capitale, con relativi diritti amministrativi e patrimoniali.

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Esclusione del rimedio ex art. 2191 c.c. con riferimento a iscrizioni aventi effetto non solo costitutivo, ma anche sanante o conservativo
La cancellazione dal Registro delle Imprese ex art. 2191 c.c. non può essere disposta con riferimento all’iscrizione di atto costitutivo...

La cancellazione dal Registro delle Imprese ex art. 2191 c.c. non può essere disposta con riferimento all'iscrizione di atto costitutivo di società di capitali, tenuto conto della disciplina in materia, ricavabile dal complessivo tenore degli artt. 2330, 2331, 2332 c.c., la quale disegna un sistema imperniato: a) sull'efficacia costitutiva dell'iscrizione nel registro, in particolar modo quanto all'acquisto della personalità giuridica in capo all'ente; b) sulla contemporanea efficacia sanante dell'iscrizione rispetto ad ogni fattispecie di invalidità della società, ad eccezione delle sole ipotesi di nullità previste dal primo comma dell'art. 2332 c.c. (nullità il cui accertamento non ha comunque efficacia ex tunc, ma, più limitatamente, avvia la società allo scioglimento tramite la nomina del liquidatore).

Il rimedio ex art. 2191 c.c., pur essendo previsto in via generale per la cancellazione di iscrizioni nel Registro Imprese avvenute in assenza delle condizioni di legge, recede necessariamente di fronte alle specifiche previsioni di c.d. pubblicità sanante, nelle quali è comunque impedita o limitata ogni riqualificazione ex post della fattispecie negoziale sottostante all'iscrizione, risultando pertanto impedito anche il c.d. controllo qualificatorio sotteso al rimedio ex art. 2191 c.c., controllo il cui esercizio verrebbe a scontrarsi con le esigenze di certezza e di tutela dei terzi sottese appunto alla disciplina in tema di pubblicità sanante.

Ai fini dell'applicazione del rimedio ex art. 2191 c.c. non può essere invocata l'inesistenza dell'atto iscritto, posto che tale categoria, di per sé non considerata dal legislatore e di incerti confini nell'elaborazione giurisprudenziale, si risolve in una negazione delle esigenze di certezza dei rapporti e di tutela dei terzi sottese alla disciplina normativa, ricavabile dal complessivo tenore degli artt. 2330, 2331, 2332 c.c..

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