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Pagamento del capitale prima dell’emissione del decreto ingiuntivo e spese della fase monitoria
Qualora il debitore abbia pagato la sorte capitale dopo il deposito del ricorso monitorio ma prima dell’emissione del decreto ingiuntivo,...

Qualora il debitore abbia pagato la sorte capitale dopo il deposito del ricorso monitorio ma prima dell’emissione del decreto ingiuntivo, e il creditore abbia notificato il decreto chiedendo soltanto il pagamento delle spese e dei compensi della fase monitoria, la debenza di tali spese va valutata con riguardo alla legittimità del ricorso al momento del suo deposito; se a quella data il credito era certo, liquido ed esigibile, le spese della fase monitoria sono dovute, e il decreto, pur revocato, costituisce titolo per il loro pagamento.

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Rivendita di prodotti originali destinati all’estero, concorrenza verticale e chiamata del terzo responsabile
Non integra contraffazione di marchio né concorrenza sleale la rivendita in Italia, da parte di un dettagliante, di prodotti contrassegnati...

Non integra contraffazione di marchio né concorrenza sleale la rivendita in Italia, da parte di un dettagliante, di prodotti contrassegnati dal marchio che il titolare stesso ha messo in commercio, anche se destinati dal titolare a un mercato estero tramite un proprio distributore e diversi per confezione e composizione da quelli venduti in Italia; l’eventuale violazione dei limiti territoriali pattuiti con il distributore rileva sul piano contrattuale nei rapporti tra titolare e distributore, e non può essere fatta valere in via extracontrattuale contro il terzo rivenditore che non ne fosse a conoscenza.

Il rapporto di concorrenza cosiddetto verticale, tra imprese operanti nello stesso settore merceologico ma a livelli diversi della filiera, può configurarsi tra il produttore e il dettagliante solo se quest’ultimo distribuisca anche prodotti di imprese concorrenti, e non quando si limiti a rivendere i prodotti dello stesso produttore.

Il giudice che ha deciso il procedimento cautelare ante causam non ha l’obbligo di astenersi nel successivo giudizio di merito, perché il procedimento cautelare ha un oggetto diverso e non costituisce un «altro grado del processo» ai sensi dell’art. 51, n. 4, c.p.c.

Non è abusiva l’instaurazione del giudizio di merito dopo l’ottenimento di una misura cautelare anticipatoria, perché la sua efficacia senza giudizio di merito consente di non iniziarlo ma non lo vieta, e soltanto la sentenza di merito accerta l’illecito con efficacia di giudicato e può accordare la tutela risarcitoria e restitutoria.

Quando il convenuto in un giudizio di responsabilità chiami in causa un terzo indicandolo come il responsabile del danno, la domanda dell’attore si intende estesa al terzo anche in mancanza di un’espressa domanda nei suoi confronti, perché la chiamata non muta l’oggetto della domanda ma evidenzia soltanto una diversa imputazione soggettiva della stessa responsabilità; non si estende invece automaticamente al terzo la domanda di garanzia proposta dal convenuto, data l’autonomia dei due rapporti.

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Precedenti inesistenti generati dall’intelligenza artificiale, art. 96 c.p.c. e inibitoria contro i rivenditori
L’indicazione negli atti difensivi di precedenti giurisprudenziali inesistenti o di contenuto diverso da quello riportato, frutto di ricerche affidate a...

L’indicazione negli atti difensivi di precedenti giurisprudenziali inesistenti o di contenuto diverso da quello riportato, frutto di ricerche affidate a uno strumento di intelligenza artificiale [ChatGPT] senza verifica, non giustifica di per sé la condanna per responsabilità aggravata ai sensi dell’art. 96 c.p.c. quando i riferimenti siano stati addotti a sostegno di una linea difensiva rimasta immutata sin dal primo grado e non siano finalizzati a influenzare il collegio: non ricorre il primo comma se la parte istante non allega, neppure genericamente, i danni subiti, né il terzo comma, che presuppone la mala fede o la colpa grave e l’abusività della condotta processuale.

Accertata la violazione dei diritti d’autore, sono solidalmente responsabili ai sensi dell’art. 2055 c.c. tutti i soggetti della catena distributiva dei prodotti contraffatti, compreso il rivenditore al dettaglio, sul quale grava, in base alla diligenza professionale, l’onere di verificare la liceità dei prodotti acquistati per la rivendita; poiché la colpa è richiesta soltanto per la tutela risarcitoria, l’inibitoria cautelare può essere estesa anche ai rivenditori che ignoravano il plagio.

Costituisce contraffazione di marchio la riproduzione su capi di abbigliamento del segno figurativo registrato dall’autore [che ne costituisce anche la firma] unitamente alle sue vignette, perché il marchio non può che essere contraffatto mediante la sua riproduzione non autorizzata, anche quando non svolga la funzione di contraddistinguere i capi stessi.

La cessazione della vendita dei prodotti contraffatti dopo la notifica del ricorso cautelare non esclude il periculum in mora, perché non elimina la possibilità che il resistente li riproponga in un secondo momento.

L’esibizione delle scritture contabili e della documentazione commerciale è un mezzo di prova tipico del giudizio di merito e non può essere ordinata nel procedimento cautelare.

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Storno di dipendenti, sviamento di clientela e danno pecuniario non irreparabile nella tutela d’urgenza
Quando l’illecito concorrenziale consista non nell’esercizio in sé di un’attività concorrente, che resta lecita, ma nell’avervi dato inizio avvalendosi di...

Quando l’illecito concorrenziale consista non nell’esercizio in sé di un’attività concorrente, che resta lecita, ma nell’avervi dato inizio avvalendosi di dipendenti e agenti stornati e di informazioni riservate sulla clientela del concorrente, non può essere inibita in via d’urgenza la prosecuzione dell’attività, perché residua soltanto una tutela risarcitoria e il danno, commisurato all’illecito vantaggio competitivo, corrisponde al mancato guadagno che il danneggiato avrebbe conseguito nel tempo necessario a un concorrente leale per procurarsi autonomamente quelle conoscenze, e non alla perdita totale o parziale del fatturato dei clienti sviati; trattandosi di pregiudizio pecuniario, manca il periculum in mora.

Integra concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598, n. 3, c.c. lo sviamento di clientela realizzato utilizzando notizie sui rapporti con i clienti dell’ex datore di lavoro, acquisite dal dipendente nel corso del rapporto, che, sebbene normalmente accessibili ai dipendenti, non siano destinate a essere divulgate fuori dall’azienda, quando dal loro impiego consegua un indebito vantaggio competitivo.

Non integra imitazione servile la riproduzione di forme prive di valenza distintiva perché standardizzate e funzionali [le confezioni di stuzzicadenti, che non possono che avere quella conformazione].

Non ricorre il requisito dell’irreparabilità del danno per la concessione della misura d’urgenza quando il pregiudizio si traduce in una perdita esclusivamente pecuniaria, integralmente riparabile con l’azione risarcitoria o di ripetizione anche se il processo si protrae nel tempo, salvo che i diritti patrimoniali azionati abbiano funzione di tutela di interessi personali o non patrimoniali.

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Pagamento della sorte capitale prima dell’emissione del decreto ingiuntivo e spese della fase monitoria
Qualora il debitore paghi la sorte capitale dopo il deposito del ricorso per decreto ingiuntivo ma prima della sua emissione,...

Qualora il debitore paghi la sorte capitale dopo il deposito del ricorso per decreto ingiuntivo ma prima della sua emissione, e il creditore notifichi il decreto azionandolo per le sole spese e i compensi liquidati per la fase monitoria, il decreto va revocato, ma il debitore opponente va condannato a rimborsare al creditore le spese del procedimento monitorio e l’imposta di registro del decreto, se al momento del deposito del ricorso il credito era certo, liquido ed esigibile, perché il ricorso è stato legittimamente proposto a fronte dell’inadempimento e il creditore ha diritto di essere ristorato delle spese sostenute per conseguire il proprio credito.

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Rinuncia non autorizzata al credito verso la controllante nel concordato preventivo e svalutazione contabile
La rinuncia della società in concordato preventivo al credito verso la propria controllante [per il prezzo della cessione di azioni...

La rinuncia della società in concordato preventivo al credito verso la propria controllante [per il prezzo della cessione di azioni proprie], compiuta dopo l’apertura della procedura senza l’autorizzazione del giudice delegato, è inefficace rispetto ai creditori anteriori ai sensi dell’art. 167 l. fall., perché costituisce atto di straordinaria amministrazione in quanto diminuisce il patrimonio destinato a garanzia dei creditori, anche quando il credito sia stato integralmente svalutato per la ritenuta insolvenza del debitore.

La svalutazione di un credito nel bilancio del creditore è un’operazione contabile prognostica, volta ad adeguarne il valore nominale al presumibile valore di realizzo, che non incide sull’esistenza giuridica del credito né vale come manifestazione di volontà abdicativa; né l’incapacità del debitore di pagare esclude l’interesse del creditore a conseguire un titolo di condanna.

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Decorrenza del termine annuale per i conferimenti non versati dal socio receduto di cooperativa
Il termine annuale entro il quale, ai sensi dell’art. 2536 c.c., il socio di cooperativa receduto risponde verso la società...

Il termine annuale entro il quale, ai sensi dell’art. 2536 c.c., il socio di cooperativa receduto risponde verso la società per i conferimenti non versati decorre dal momento in cui il recesso diviene efficace, e cioè dalla comunicazione al socio del provvedimento di accoglimento della dichiarazione di recesso o dall’inutile decorso del termine per provvedervi ai sensi dell’art. 2532, comma 3, c.c., e non dall’approvazione del bilancio dell’esercizio in cui il recesso si è verificato, perché la liquidazione della quota è un mero effetto della perdita della qualità di socio, esterno alla fattispecie estintiva, e la diversa soluzione rimetterebbe alla discrezione della società creditrice la decorrenza del termine destinato a estinguere il suo diritto.

La delibera di ammissione del socio di cooperativa non richiede la forma scritta, sicché la volontà dell’organo amministrativo di accettare la domanda di ammissione può risultare dalla comunicazione di ammissione sottoscritta per accettazione dall’aspirante socio, e il rapporto sociale si perfeziona anche mediante la sua esecuzione [iscrizione nel libro soci, trattenute associative, convocazione alle assemblee].

Il socio receduto non ha diritto alla restituzione dei conferimenti versati quando il capitale sociale risulti integralmente eroso dalle perdite nel bilancio dell’esercizio in cui si è verificato lo scioglimento del rapporto sociale, sul quale deve compiersi la liquidazione della quota ai sensi dell’art. 2535 c.c., perché la restituzione presuppone che permanga un capitale destinato, sia pure idealmente, alla garanzia dei creditori sociali.

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Deficit fallimentare e prova della perdita del capitale in assenza di contabilità
L’assenza di contabilità non basta a giustificare la liquidazione del danno con il criterio del deficit fallimentare previsto dall’ultimo periodo...

L’assenza di contabilità non basta a giustificare la liquidazione del danno con il criterio del deficit fallimentare previsto dall’ultimo periodo dell’art. 2486, comma 3, c.c., che presuppone l’accertamento dell’illecita prosecuzione dell’attività dopo il verificarsi di una causa di scioglimento; il curatore deve dunque provare che il capitale è stato perduto, quando lo è stato, che l’attività è proseguita dopo quel momento e che ne è derivato un incremento del deficit. In mancanza dei bilanci, il momento della perdita può essere ricostruito raffrontando l’ultimo bilancio depositato con la data di insorgenza dei crediti ammessi al passivo, e il danno coincide allora con il deficit fallimentare al netto dei debiti già esistenti a quel momento.

Qualora il curatore lamenti la dispersione del valore positivo della società per effetto della prosecuzione dell’attività, il danno va liquidato analiticamente, raffrontando le singole voci attive dell’ultimo bilancio con quelle rinvenute in sede fallimentare, e non con il criterio del deficit fallimentare.

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Condizione sospensiva mista nel preliminare di cessione di quote e obbligo di buona fede
Nel contratto preliminare di cessione dell’intero capitale di una società, la condizione sospensiva costituita dal rilascio di un’autorizzazione amministrativa [per...

Nel contratto preliminare di cessione dell’intero capitale di una società, la condizione sospensiva costituita dal rilascio di un’autorizzazione amministrativa [per una struttura turistico ricettiva di rilevanti dimensioni sull’immobile della società], alla cui attuazione il promissario acquirente si sia impegnato, ha carattere misto ed è soggetta all’obbligo di buona fede previsto dall’art. 1358 c.c. Tale obbligo non impone la presentazione di un progetto o di un’istanza formale, se il contratto non la prevede, ed è adempiuto con l’effettiva attivazione presso gli enti competenti per verificare la fattibilità dell’opera, quando ne emerga l’incompatibilità con gli strumenti urbanistici vigenti.

La finzione di avveramento prevista dall’art. 1359 c.c. non opera quando la condizione sia posta anche nell’interesse della parte che non l’ha realizzata e il mancato avveramento non le sia imputabile. Qualora la clausola colleghi l’inefficacia del contratto al mero mancato rilascio dell’autorizzazione entro il termine, la condizione si considera non avverata anche in assenza di un diniego espresso dell’amministrazione.

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Natura anticipatoria della revoca cautelare dell’amministratore di s.r.l. e gravi irregolarità per abbandono della gestione
La revoca cautelare dell’amministratore di s.r.l. prevista dall’art. 2476, comma 3, c.c. ha natura anticipatoria rispetto al giudizio di merito...

La revoca cautelare dell’amministratore di s.r.l. prevista dall’art. 2476, comma 3, c.c. ha natura anticipatoria rispetto al giudizio di merito volto alla revoca definitiva dell’amministratore e non è strumentale all’azione sociale di responsabilità, con la quale non condivide né i presupposti né la finalità. L’attribuzione al socio del potere di ottenere la revoca in via interinale implica infatti quello di conseguire nel merito una tutela piena e definitiva del medesimo interesse; in questa prospettiva il limite dell’art. 2908 c.c. è superato, perché è lo stesso art. 2476 c.c. ad attribuire implicitamente al giudice il potere di incidere sul rapporto di amministrazione.

In ragione della strumentalità attenuata propria delle misure anticipatorie, la revoca cautelare dell’amministratore di s.r.l. conserva efficacia anche se il giudizio di merito non viene instaurato ed è destinata a essere assorbita dalla sentenza che lo definisce. La misura presuppone soltanto gravi irregolarità di gestione e prescinde dalla prova di un danno, anche potenziale, perché mira ad allontanare dall’incarico amministratori che si sono rivelati incapaci o scorretti.

Nel procedimento cautelare di revoca dell’amministratore di s.r.l., anche quando proposto ante causam, legittimato passivo è l’amministratore di cui si chiede la revoca, mentre la società è litisconsorte necessaria, in quanto portatrice di un interesse distinto e potenzialmente autonomo da quello del socio ricorrente. Qualora si chieda la revoca dell’amministratore unico, la società partecipa al giudizio per mezzo di un curatore speciale.

Le gravi irregolarità che giustificano la revoca cautelare dell’amministratore di s.r.l. comprendono l’inadempimento di tutti gli obblighi che gli fanno capo per legge o per statuto, non solo quelli strettamente gestionali ma anche quelli relativi al funzionamento dell’organizzazione sociale e ai rapporti con i soci e con gli altri organi. Integrano pertanto gravi irregolarità l’irreperibilità dell’amministratore unico e l’abbandono di fatto della società, la mancata partecipazione alle assemblee, l’assenza di notizie sulle scritture contabili e prelievi e pagamenti dai conti sociali privi di giustificazione.

La revoca cautelare dell'amministratore può essere proposta anche ante causam.

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Legittimazione esclusiva del liquidatore giudiziale ex art. 115 CCII e prescrizione dell’azione dei creditori di s.r.l.
L’art. 115 CCII, che attribuisce al liquidatore giudiziale del concordato preventivo la legittimazione a proporre o proseguire l’azione sociale di...

L’art. 115 CCII, che attribuisce al liquidatore giudiziale del concordato preventivo la legittimazione a proporre o proseguire l’azione sociale di responsabilità, si applica anche ai concordati il cui ricorso sia stato definito con l’omologazione prima del 15/7/2022, perché la norma transitoria dell’art. 390 CCII riguarda soltanto la definizione dei ricorsi ancora pendenti a quella data e non gli effetti dell’omologazione, ai quali si applica, in forza del principio tempus regit actum, la disciplina vigente. La legittimazione del liquidatore è esclusiva e preclude l’azione del socio di s.r.l. ai sensi dell’art. 2476, comma 3, c.c., mentre resta ferma quella dei creditori sociali.

La prescrizione dell’azione dei creditori sociali di s.r.l. prevista dall’art. 2476, comma 6, c.c. decorre dal momento in cui l’insufficienza del patrimonio sociale è divenuta oggettivamente conoscibile, che può coincidere con la presentazione del piano di concordato liquidatorio [che prevede il pagamento dei chirografari al 50%], perché rileva la situazione patrimoniale esposta in bilancio o nel piano e non l’esito delle successive operazioni di liquidazione.

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Omessa redazione dei bilanci per oltre dieci anni e revoca dell’amministratore di s.r.l. ex art. 2409 c.c.
Il procedimento previsto dall’art. 2409 c.c. non ha funzione sanzionatoria nei confronti dell’amministratore, ma è il mezzo per ricondurre la...

Il procedimento previsto dall’art. 2409 c.c. non ha funzione sanzionatoria nei confronti dell’amministratore, ma è il mezzo per ricondurre la gestione sociale alla regolarità. L’omessa redazione e la mancata sottoposizione all’assemblea dei bilanci per oltre dieci anni [pacificamente ammesse dall’amministratore unico, in assenza di convocazioni assembleari e di documentazione delle sole movimentazioni bancarie] integrano di per sé una grave irregolarità, attualmente pregiudizievole per la società e per i creditori, che giustifica come extrema ratio la revoca dell’amministratore e la nomina di un amministratore giudiziario incaricato di redigere i bilanci arretrati e di convocare l’assemblea per la loro approvazione e per le determinazioni conseguenti.

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